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Pit Salute: le liste d’attesa dei Riuniti risultano nettamente inferiori alla media nazionale

15 Ottobre 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 5 minuti
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di Domenico Grillone – Le liste d’attesa dell’Azienda ospedaliera reggina registrano tempi nettamente inferiori, ed in alcuni casi più che dimezzati, rispetto alla media nazionale. E’ quello che emerge, un po’ a sorpresa, raffrontando i dati del XVII Rapporto Pit Salute “(Sanità) In cerca di cura”, presentato nei giorni scorsi a Roma dal Tribunale per i diritti del malato – Cittadinanza Attiva, con quelli della stessa azienda reggina.
I numeri.
Dalla mammografia, 7 mesi rispetto ai 14 indicati nel rapporto, alla Moc (mineralometria ossea computerizzata), 5 mesi contro i 12 della media nazionale. Anche per la Tac radiologica il tempo è dimezzato, 4 mesi rispetto a 12, mentre più o meno uguale è il tempo di attesa per una Tac neurologica, 12 mesi. Sette mesi, anziché i nove della media nazionale, per effettuare una Risonanza magnetica neurologica, mentre per quella radiologica i tempi sono “solo” di 4 mesi contro 9. Ancora meno per la Risonanza all’addome, dicembre 2014 contro i soliti 9 mesi del rapporto. Anche per fare una ecografia il Cup reggino rimanda a marzo del 2015 (4 mesi), tempo decisamente inferiore alla media di otto mesi per il territorio nazionale. Ancora meno per una visita oculistica (4 mesi rispetto ai 9 indicati nel rapporto) e per quella cardiologica (5 mesi contro sette). Quasi la metà il tempo di attesa per un elettro/ecocardiogramma (5 mesi a fronte dei 9 indicati dalla media nazionale). Abbattuta, o quasi, l’attesa per la prima visita oncologica che viene garantita dall’azienda reggina in poche settimane rispetto ai 6 mesi indicati dai dati del rapporto nazionale.
“La mala educacion”
Numeri che l’equipe dell’Azienda “Bianchi Melacrino Morelli”, quella che si occupa di programmazione e gestione delle attività ambulatoriali, potrebbe ulteriormente abbattere se non ci fosse di mezzo la cattiva abitudine di un buon numero di utenti che non si preoccupa a disdire la prenotazione quando decide di andare da qualche altra parte o addirittura di rinunciare per i più svariati motivi. “Non esiste tra i cittadini la cultura della disdetta autonoma – spiega il responsabile dell’equipe, dottore Roberto Cimellaro – tre, quattro giorni prima della visita programmata gli addetti al numero verde, ma anche il personale che gestisce le attività ambulatoriali, fanno la telefonata all’utente che conferma la visita. Poi sistematicamente non si presenta, probabilmente perché ha scelto di andare da qualche altra parte”. “Avevo proposto di applicare una piccola penale nei confronti dell’utente che non si presenta nonostante la prenotazione – continua Cimellaro – si tratta di educazione, perché si ruba il posto a chi invece ne ha bisogno”.
I motivi del piccolo miracolo reggino. Detto questo, abbiamo cercato di capire i motivi di questo piccolo “miracolo” reggino che si basa essenzialmente su una idea semplice ma efficace: innanzitutto la prenotazione dei controlli, specie in campo oncologico, non avviene più tramite Cup ma sono gli stessi medici del reparto a decidere. Perché non ha senso stabilire dei tempi di attesa sulla visita di controllo dal momento che la stessa può variare da paziente a paziente, secondo la gravità del caso. Stessa cosa si fa per la chirurgia vascolare e dall’otorino. “Per gli esami riguardanti i pazienti oncologici si è pensato – aggiunge Cimellaro – d’accordo con il Commissario, ad un percorso diverso, gestito direttamente dal personale dell’ufficio che si occupa dell’organizzazione delle attività ambulatoriali: il paziente, dopo una apposita preparazione, al massimo dopo decina di giorni, può fare la tac o la risonanza. In questo caso riusciamo a dare dei tempi congrui al paziente”.
D’Altronde, sottolinea ancora Cimellaro, “oggetto dei monitoraggi nazionali è la prima visita e non i controlli che ovviamente possono variare”. Anche sulle visite ortopediche, in atto il reparto ha sospeso l’attività con prenotazione attraverso il numero verde e le farmacie gestendole in proprio. E a tal proposito è stato attivato l’ambulatorio di Melito Porto Salvo, una sperimentazione tra i due Cup, (azienda ospedaliera e territoriale), in atto sostanzialmente separati e senza dialogo ma che, per disposizione regionale, dovrebbero integrarsi. Ed allora alla richiesta del paziente l’operatore del call-center dell’azienda ospedaliera deve vedere pure la disponibilità dell’Asp in modo da offrire all’utente la data più prossima anche in altre strutture ospedaliere territoriali. D’altronde, l’idea di fondo è quella di realizzare un sovracup regionale: ciò vuol dire che un utente, in tempo reale da qualunque operatore chiama, ha la disponibilità della prestazione su tutto il territorio regionale. Ma ci vorrà del tempo affinchè l’idea si realizzi pienamente.
Asp e Azienda ospedaliera: dialogo tra sordi.
C’è di più: i due piani nazionali di contenimento delle liste d’attesa nazionali hanno individuato un sistema, ancora avviato da poche realtà italiane, che mette al centro i medici di famiglia che dovrebbero  codificare le diagnosi, cioè indicare sull’impegnativa delle classi di priorità, sbarrando semplicemente delle apposite caselle.
impegnativa medico

Ma qui si entra in un problema più complesso, non ancora risolto per lo scarso dialogo tra Asp e Azienda ospedaliera. Ci vorrebbe una imponente opera di informazione e sensibilizzazione dei medici di famiglia perché chi li governa  dovrebbe vigilare su questa questione per non trasformarla poi in una urgenza generalizzata, travolgendo letteralmente il sistema. “Se questo sistema venisse messo a regime – evidenzia Cimellaro – si potrebbero quasi azzerare le liste di attesa. A Reggio questo sistema di prenotazione è già predisposto per funzionare perfettamente”. Poche caselle, quattro, impresse sull’impegnativa, che significano: urgenza immediata, entro 72 ore deve essere effettuata la prestazione; urgenza breve, 10 giorni di tempo; la classe differibile, 30 giorni per la visita e 60 per gli esami strumentali; infine la programmabile, quella dei controlli, 180 giorni. “Abbiamo costruito un percorso, la suddivisione per urgenze, presente in poche realtà italiane. Ed è possibile se dall’altra parte, l’Asp, c’è la volontà di lavorare in maniera seria. Dovrebbero preoccuparsi, inoltre, di far rispettare l’appropriatezza delle richieste. Più saranno appropriate, più saranno ridotti i tempi di attesa”. Infine, a contribuire al buon risultato, l’acquisto di prestazioni, quelle più richieste, da parte di alcuni dirigenti medici. E da effettuarsi al di fuori dell’orario di lavoro, le cosiddette prestazioni aggiuntive, che aiutano all’abbattimento delle liste d’attesa”.
Il problema del Pronto Soccorso
Resta in piedi il nodo del Pronto Soccorso, una delle tante preoccupazioni di Nella Garganese, presidente della sezione reggina del Tribunale dei diritti del malato, reduce dall’incontro romano per la presentazione del rapporto Pit Salute. “Il Tdm di Roma ha relazionato sulla media delle presenze delle barelle presenti in tutti i Pronto soccorso d’Italia che oscilla tra le 20 e le 25. Il problema, quindi esiste. E tutto questo perché la medicina, la sanità territoriale è completamente assente. Basti pensare solo agli anziani che sistematicamente si presentano al pronto soccorso per problemi che potrebbero essere risolti da qualsiasi ambulatorio territoriale”. Ma su questa questione il commissario Enzo Sidari annuncia l’approvazione della delibera, avvenuta venerdì scorso,  con la quale è stato approvato il progetto esecutivo per il Pronto soccorso. “Questo significa che siamo vicini alla sua cantierizzazione. Spero che avvenga entro la fine del mese. Sposteremo l’Obi (osservazione breve intensiva) e stiamo valutando alcune opzioni. Si comincerà a lavorare a lotti per la soluzione del nuovo Pronto soccorso al cui interno ci saranno tutte le diagnostiche, sia l’ecografia che tutta la diagnostica radiologica, ad esempio. E questo dimezzerà i tempi di attesa e consentirà al medico in tempi brevi la possibilità di fare la diagnosi e di stabilire se il malato va ricoverato o meno. Credo si tratti di un ulteriore passo avanti per l’umanizzazione della struttura ospedaliera. So benissimo delle lamentele verso questa struttura, obsoleta. Ma è stata sempre così da quando è nato l’ospedale”.

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