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”Qualcuno ha chiuso i tuoi occhi, ma tu hai aperto i miei”

22 Settembre 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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nicholas green

Lunedi i genitori del piccolo Nicholas Green torneranno in Calabria vent’anni dopo i tragici eventi del 1994. Dalla morte del loro bambino però, Reginald e Meggie, furono capaci di generare la vita, donando gli organi di Nicholas a sette persone in attesa di trapianto.

”Nicholas amava il vostro Paese e per essere solo un bambino di Italia ne aveva vista molta – dalle nevi del Cervino e i mosaici di Ravenna fino al mare blu della penisola Sorrentina e alla gloria di Paestum. Era elettrizzato dai racconti degli eroi classici e dalle strade dell’antica Roma che partendo da un unico luogo raggiungevano i confini del mondo conosciuto. Ma quella sarebbe dovuta essere la sua prima volta in Calabria ed era sul punto di vedere i luoghi dove vivevano gli eroi e i mostri dell’antichità. La notte in cui fu ucciso eravamo diretti verso le Stretto di Messina, dove Ulisse aveva affrontato con coraggio il passaggio tra Scilla e Cariddi. Non lo vide mai”.

Con queste parole Reginald Green, il padre del piccolo Nicholas, il bimbo americano ucciso nel 1994 all’età di sette anni sulla Salerno – Reggio Calabria per un tragico scambio d’auto durante il tentativo di una rapina ai danni di un gioielliere. Una banda di malviventi aprono il fuoco contro l’automobile dell’ignara famiglia americana. Uno dei proiettili va a colpire alla testa proprio il piccolo Nicholas, sdraiato sul sedile posteriore.

”Quella buia notte – scrive il padre del piccolo Nicholas – sulla Salerno-Reggio Calabria, quasi esattamente vent’anni fa, era la prima volta che la nostra famiglia veniva in Calabria e, in piedi sul ciglio della strada poco dopo che Nicholas era stato colpito, mi ricordo che pensai ‘Non credo che ritornerò mai qui’. Invece, pochi mesi dopo, tornammo, e da allora sono ritornato quasi ogni anno negli ultimi vent’anni. E’ vero, i ricordi di quella notte sono ancora molto dolorosi. Posso ancora rivedere nella mia mente ogni dettaglio di quella raccapricciante immagine di Nicholas sul sedile posteriore dell’auto con la lingua che sporgeva fuori e una traccia di vomito sul suo mento, e il rendermi conto che uno di quei proiettili lo aveva colpito alla testa”.

Nonostante i ricordi dolorosi Reginald e la moglie Maggie non provano rancore nei confronti dei calabresi. ”Neanche per un momento abbiamo pensato che la Calabria avesse premuto il grilletto. Sarebbe potuto succedere ovunque, e l’effusione di compassione che ricevemmo dalle persone di ogni età, credo, e posto nella società, ci mostrò – come nient’altro avrebbe potuto – che i Calabresi avrebbero fatto qualsiasi cosa fosse in loro potere per proteggere Nicholas. Dalla sua morte, l’Italia ha ripagato l’amore di Nicholas centinaia di volte. Maggie ed io saremo eternamente grati per come così tanti di voi hanno tenuto Nicholas nei loro cuori – e non in modo fugace come accade normalmente con le personalità di cui si sente parlare al telegiornale, ma come un membro della famiglia, per venti lunghi anni”.

GREEN_c1--140x180Una storia dolorosa quella della famiglia Green, una ferita aperta nel cuore dei calabresi. Eppure dal buio di quei giorni uno spiraglio di luce è riuscito a farsi strada, con le decisione dei genitori di donare gli organi del piccolo. Il corpicino di Nicholas diede vita a sette persone in attesa di trapianto. Una testimonianza di civiltà che acquistò un valore ancora più nobile considerando che fu diretta al paese straniero in cui i due avevano visto uccidere il loro figlioletto. Il gesto dei genitori fu dirompente, ancor più in un’Italia in cui la donazione era ancora affidata alla scelta di coscienza di pochi coraggiosi.

”Per la prima volta dal momento in cui avevo aperto la portiera della macchina e si era accesa quella lucetta, c’era qualcosa di buono che poteva venire fuori da un assurdo, insensato gesto di forza bruta. Ogni anno migliaia di famiglie in tutto il mondo prendono la stessa decisione e il loro dolore è identico al nostro”.

”Oggi, vent’anni dopo, – scrive ancora Reginald – quando penso ai riceventi di Nicholas che lavorano e hanno dei figli propri, che si godono le vacanze e si preoccupano di tutte le piccole cose di cui tutti noi ci preoccupiamo – il denaro, il tempo, i problemi familiari – e sapendo che due di loro senza un trapianto sarebbero ciechi e la maggior parte degli altri cinque, se non tutti, sarebbero morti – so che se avessimo preso una decisione diversa Maggie ed io non saremmo riusciti a guardarci indietro senza un profondo senso di vergogna per aver voltato loro le spalle”.

”Una giovane donna Italiana che ci scrisse, ci disse questo: ‘Da quando vostro figlio è morto, penso che le persone, le persone comuni, possano cambiare il mondo. Quando andate al piccolo cimitero dove riposa, per favore ditegli questo: Qualcuno ha chiuso i tuoi occhi, ma tu hai aperto i miei.’”

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