di Domenico Grillone – L’esposto querela è già stato depositato alla Procura della Repubblica di Reggio. Ma il presidente Giuseppe Tuccio, magistrato di grande spessore umano e professionale che ha concluso la sua lunga carriera quale Presidente di Sezione presso la Corte Suprema di Cassazione, ove ha svolto funzioni di legittimità per circa cinque anni, ha voluto pubblicamente denunciare, nel corso della conferenza stampa svoltasi all’Hotel Excelsior, un fatto davvero inquietante che per il suo avvocato difensore, Aurelio Chizzoniti, “è accaduto non in una realtà sudamericana ma in una realtà che si ritiene avanzata sul versante della democrazia”.
Il presidente Giuseppe Tuccio, alla presenza del figlio, l’avvocato Luigi, e dello stesso Chizzoniti, ha quindi raccontato ciò che è successo giorno 12 agosto alle ore 12.15 circa, quando tre uomini si sono introdotti nella sua casa, al Parco Fiamma, con il probabile obiettivo di piazzare alcune microspie nascoste nella presa elettrica della camera, lo studio, in cui di solito il presidente passa la maggior parte del tempo. Ad accorgersene è stata l’avvocatessa Giampiera Nocera, compagna del figlio Luigi, affacciatasi occasionalmente nel balcone retrostante il proprio appartamento che si collega, per via esterna, con quello del Presidente. L’avvocatessa, attraverso la porta del balcone aperta, notava nello studio del Presidente la presenza di tre soggetti, di cui uno è stato immediatamente riconosciuto nella persona del capitano dei Carabinieri Antonio Parrillo, in servizio presso il Comando R.O.S. di Reggio, proprio perché da lei notato in precedenza in molte udienze pubbliche tenute davanti al Tribunale penale di Reggio.
Alla vista degli uomini la Nocera domandava se ci fosse qualcuno in casa. “No, appena adesso sono andati via tutti” è stata la risposta di uno dei tre. Ed invece il Presidente, sofferente di una disabilità riconosciuta al cento per cento, già da circa un’ora si trovava al Lido Comunale per godersi un po’ di sole.
Spaventata dalla situazione decisamente anomala e dopo aver avvisato il compagno Luigi, l’avvocatessa Nocera raccoglie l’invito del figlio del presidente e si chiude in casa.
Al ritorno dal mare il Presidente viene informato dal figlio e dalla compagna di quest’ultimo su quanto successo.
E la conferma della presenza del capitano Parrillo nell’appartamento del presidente Tuccio è stato confermato dalle immagini dell’impianto di videosorveglianza del condominio, per come riferito in conferenza stampa “mentre accedeva al portone d’accesso all’androne condominiale, aprendolo con una chiave, nel mentre era accompagnato da altri due soggetti entrambi con una borsa a tracollo di medie dimensioni ed unitamente ai quali si dirigeva verso le scale di accesso ai piani”.
Le stesse immagini mostrano l’uscita dei tre uomini dall’appartamento del Presidente cinque minuti dopo essere stati scoperti dall’avvocatessa Giampiera Nocera.
“Da oltre quarant’anni ho svolto funzioni giudiziarie, giudicanti e requirenti, mi sconvolge la semplice supposizione di essere stato oggetto di tanta arbitraria operazione, la cui qualificazione giuridica si può interpretare come violazione di domicilio aggravata ed abuso di ufficio aggravato- Si tratta di una operazione ignobile dal punto di vista morale – continua il presidente Tuccio – di assoluta illegalità e di violazione dei principi costituzionali”.
Per il presidente Tuccio, la presenza in città del Procuratore Federico Cafiero De Raho è una grande garanzia contro i poteri criminali. “Sono stati esplorati i santuari bancari, delle pubbliche amministrazioni, degli enti – evidenzia Giuseppe Tuccio – è blasfemo ipotizzare che siano esplorati i santuari del potere investigativo? E’ probabile ipotizzare delle falle anche in questo versante?”
Nel ricordare il libro del professore Moccia dal titolo “La perenne emergenza”, in cui “le prassi stravolgono i principi” il Presidente Tuccio sottolinea che “quando si sbancano gli steccati di tutela dei diritti costituzionali nel settore della Giustizia e della polizia giudiziaria, allora si vive in uno Stato di polizia”.
Nell’esposto querela il presidente Tuccio chiede “la punizione dei colpevoli allo stato noti ed altri ulteriormente accertati, anticipando costituzione di parte civile”.
Dodici anni sotto scorta, un attentato dinamitardo scongiurato per puro miracolo, per il Presidente rimangono sconosciuti i motivi di quanto gli è successo. Si ricorda, comunque, che circa un mese addietro il presidente Tuccio ha citato a giudizio il ministro dell’Interno per un danno d’immagine chiedendo un risarcimento di un milione di euro. “Non faccio nessuna illazione – dice il Presidente riferendosi a quest’ultima questione – ma io dico che tutto è possibile”.
Altro particolare inquietante di questa vicenda è stato offerto in conferenza stampa: la collaboratrice domestica della famiglia è stata fermata all’uscita dell’abitazione da un equipaggio dei Carabinieri che la ha condotta per un controllo presso la Caserma di Viale Calabria. Qui la signora è stata separata dalla sua borsa – all’interno della quale custodiva anche le chiavi di casa Tuccio – per 1 ora circa e, successivamente, dopo avere avuto regolarmente riconsegnati gli effetti personali, rilasciata senza altre conseguenze






