di Angela Panzera – La sesta sezione della Corte di Cassazione ha condannato nei giorni scorsa in via definitiva il bossĀ di Gioiosa Jonica Antinio Ursino a 8 anni e 8 mesi di carcere in quanto ritenuto responsabile di essere il capo promotore dellāomonima associazione mafiosa ed inoltre per due episodi di intestazione fittizia di beni. Ursino ĆØ dietro le sbarre dal 18 marzo del 2010 quando scattò lāoperazione della Procura Antimafia denominata āMisteroā. Nel blitz i Carabinieri arrestarono 6 persone e fecero luce anche sullāomicidio di Pasquale Simari. La sentenza della Suprema segna un fondamentale punto di svolta al contrasto della criminalitĆ organizzata della locride in quanto ĆØ la prima volta che passa in giudicato una decisione giurisprudenziale sulla cosca Ursino in tema di 416 bis. Insieme alla condanna dellāimputato difeso tra gli altri dallāavvocato Guido Contestabile, la Cassazione ha condannato definitivamente anche Carlo Tramaglini a cui in primo grado erano stati inflitti due anni di reclusione per il reato di intestazione fittizia di beni. In prima istanza, Ursino era stato condannato a 10 anni di carcere comprensivi dello sconto di un terzo per la scelta del rito alternativo, dal gup di Reggio Calabria; in secondo grado invece, la Corte dāAppello, presidente Pastore con a latere i giudici Gullino e Blatti, nonostante il sostituto procuratore generale Francesco Mollace abbia invocato la conferma della condanna di primo grado, optò per il lieve sconto di pena confermando comunque in toto lāimpostazione accusatoria. E a pesare certamente sulla decisione intrapresa dai giudici dāAppello sono state le dichiarazioni del pentito Giuseppe Costa, boss indiscusso dellāomonima cosca di Siderno, chiamato a testimoniare dal pg Mollace. Ai giudici il collaboratore disse di essere a conoscenza della circostanza che Antonio Ursino poteva sedersi al tavolo della ācommissione provincialeā. Altra circostanza riferita dal pentito ĆØ che il boss era un appartenente alla āonorata societĆ ā con un ruolo apicale e di guida della locale di Gioiosa Superiore; la carica lāaveva ereditata direttamente dal padre Francesco, a sua volta investito delle doti di āndrangheta dal patriarca Vincenzo Ursino. Lāinchiesta āMisteroā, oltre a disarticolare il locale di Gioiosa Jonica avrebbe anche fatto luce sull’omicidio di Pasquale Simari. Nel troncone ordinario, che a breve approderĆ in Cassazione, il 12 maggio scorso ĆØ stato confermato lāergastolo per il boss Tommaso Costa ritenuto responsabile del delitto. Leggeri sconti di pena invece, per gli altri due imputati ossia Cosimo Salvatore Panaia e Marcello Zavaglia che sono stati condannati per associazione mafiosa rispettivamente alla pena di 12 anni e 6 mesi e 11 anni di reclusione. Pasquale Simari venne ucciso la sera del 26 luglio del 2005 a Gioiosa Jonica con nove colpi di calibro 6.35 in una gremitissima Piazza Vittorio Veneto. La vittima era ritenuta infatti, essere vicino alla cosca Ursino. Per i giudici di secondo grado il killer sarebbe proprio Tommaso Costa, capo dellāomonima famiglia alleata degli Ursino. Costa avrebbe ucciso Simari poichĆ© egli avrebbe tentato in tutti i modi di mettersi in proprio negli affari. Si sarebbe dunque avvicinato ai CordƬ di Locri che, in quel periodo erano impegnati nella faida contro i Cataldo, Simari inoltre, avrebbe apertamente sfidato la cosca Ursino recandosi al funerale del boss Salvatore CordƬ, assassinato a Siderno il 31 maggio 2005.





