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Reggio, Legambiente su “Rifiuti SpA 2”: “Inserire i reati ambientali nel codice penale e cambiare le norme sugli appalti”

23 Luglio 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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Di seguito nota ricevuta dall’Ufficio stampa: “I trafficanti di rifiuti perdono il pelo ma non il vizio”. Così Legambiente commenta i primi clamorosi esiti dell’indagine “Rifiuti SpA 2”, della Dda di Reggio Calabria che avrebbe scoperchiato un business nel settore della gestione delle discariche che vedrebbe protagoniste le stesse consorterie affaristico-criminali e la regia delle stesse menti criminali astute e spregiudicate già protagoniste assolute nei decenni passati. Questa capacità di cambiare l’imballaggio societario esterno perché tutto resti sostanzialmente come prima, è in linea con quanto avviene in altre parti del territorio nazionale, anche se in Calabria si propone con maggiore sistematicità e maggior sfacciataggine.
L’inchiesta farebbe in particolare venire alla luce la una fitta rete di complicità tra cui quella di un sindaco, un amministratore giudiziario, funzionari, avvocati e professionisti vari. Per Legambiente questa è l’ennesima puntuale conferma a quanto emerge da anni dai rapporti della direzione investigativa antimafia, dalle relazioni al parlamento del ministro dell’interno, dalle commissioni antimafia e, in particolare, da quella sul ciclo dei rifiuti relativa alla Calabria.
Da parte sua Legambiente denuncia da anni – attraverso i suoi dettagliati rapporti sulle ecomafie e con documentate iniziative nei vari territori – il controllo pressoché totale da parte delle varie cosche della ‘ndrangheta, della assegnazione degli appalti o subappalti, del traffico e della gestione dei rifiuti con particolare riferimento alla provincia di Reggio. Si tratta di un controllo che, come puntualmente conferma l’inchiesta “Rifiuti SpA 2”con le armi dell’intimidazione a volte silenziosa e delle alleanze perverse con la rete degli “invisibili”, si sviluppa all’interno della diffusa “zona mista” tra legalità e illegalità e condiziona il mercato e l’economia. Finora gli interventi di contrasto, a livello istituzionale, salvo poche eccezioni, si sono rivelate inadeguate e frammentarie.
L’ aver di fatto lasciato nelle mani della criminalità questo importante settore dell’economia, crea a un allarme in più nei cittadini preoccupati che nelle discariche sotto l’esclusivo controllo dalle lobby criminali possano essere stati tombati rifiuti tossico-nocivi o radioattivi, con conseguenze letali sulla salute pubblica.
Legambiente chiede ancora una volta che le misure contro la criminalità ambientale, già individuate da tempo, diventino organiche e coordinate e vengano soprattutto applicate. In questa direzione bisogna che i reati ambientali vengano inseriti nel codice penale e che, come proposto in queste ore dal procuratore della Repubblica De Raho, vengano cambiate le norme e le procedure sugli appalti, sulle amministrazioni controllate e sulla stessa gestione dei beni confiscati.
Bisogna dare organicità, legando i fili delle varie inchieste, e istituendo efficacemente negli uffici della Magistratura reggina il pool di lavoro sulle ecomafie promesso pubblicamente dallo stesso procuratore aperto alla collaborazione della cittadinanza responsabile.
Tutti quanti dobbiamo, infine, prendere coscienza che la drammatica emergenza rifiuti che soffoca la Calabria non è solo frutto d’incapacità ma è anche conseguenza del peso condizionante sulle scelte delle “lobby delle discariche e degli inceneritori” che va sconfitta, piuttosto che incoraggiata e protetta, soprattutto con un sistema di gestione alternativo centrato sulla raccolta differenziata e sulla trasparenza delle procedure di gara.

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