di Domenico Grillone – “Sappiate che la mia famiglia domani saprà che sono gay, speriamo bene”. Lo grida al microfono, circondato da tanti ragazzi, suoi amici, e sopra ad uno dei due carri che accompagnano il corteo del gay pride sul Corso Garibaldi al ritmo di musica techno. Lo dice sorridendo certo, ma fissando le tante telecamere che gli girano intorno. E pensando forse al rischio, in effetti piuttosto alto, di potersi rivedere e, soprattutto, di poter essere riconosciuto in qualche tg locale. E’ solo uno dei tanti aspetti, storie, attimi di un gay pride che non ha vissuto gli eccessi di quanti nei social network davano invece per scontato. Di carnevale c’è stato poco, solo qualche punta di esibizionismo. Ma era una festa. Al contrario la “passiata” ha mostrato invece un’ottima organizzazione ed una grande determinazione, specie tra i giovanissimi, a dire un chiaro no ai pregiudizi ed alle discriminazioni sessuali. E questo ‘no’ lo hanno dimostrato con i fatti, partecipando al corteo mano nella mano, la maggior parte di loro vestiti con gli abiti di tutti i giorni, senza sentire alcun imbarazzo di sorta. Più creativo il body-painting alla villa Comunale, certo, ma anche l’arcobaleno disegnato sulle centinaia di guance di ragazzi e ragazze come se fosse un segno distintivo di un gay pride molto più autentico di quanto ci si aspettava. Nessun segno di insofferenza da parte delle persone ai lati del corteo, piuttosto molta curiosità e qualche cenno di assenso che spesso si traduceva in sorriso. Insomma, una bella atmosfera in cui si è visto per la maggior parte gente felice che, forse per la prima volta, ha mostrato a tutto il mondo di esserlo ma accanto ad un compagno o ad una compagna. Tutto questo in una città in cui, fino a 35, 40 anni addietro i froci, come li chiama lo scrittore omosessuale Nino Spirlì, spesso venivano presi a pietrate. La battaglia, assieme a tante altre che riguardano i diritti, è quella anche di non nascondersi più, non vergognarsi di una carezza, di un bacio. Per il resto molta musica, colori, stati d’animo pervasi da gioia ed allegria, così come dev’essere una ‘passiata’. E soprattutto la presenza di tante persone che hanno voluto dimostrare la propria solidarietà verso la comunità gay partecipando semplicemente al corteo, e più d’uno insieme a tutta la famiglia. Perfino gli anziani della villa comunale non hanno mostrato alcun tipo di turbamento. Qualcuno di loro, osservando il rituale del body-painting in una atmosfera di totale allegria, ha sorriso dicendo che “queste cose c’erano pure ai miei tempi, solo che se ne parlava di meno”. Più in là due sedicenni si guardano intensamente negli occhi. Poi si alzano e si abbracciano, correndo per raggiungere il corteo. Si mettono in prima fila, fissando la gente intorno. Come a voler dire: “si, sono-siamo gay, qual è il problema?





