La Corte d’Appello di Milano ha accolto l’istanza presentata dagli avvocati Antonino Curatola e Giuseppe Zampaglione nell’interesse di Giuseppe Sgrò, imputato nel procedimento “Infinito”, per cui la Corte di Cassazione ha annullato la condanna a otto anni in secondo grado, rinviando gli atti per il ricalcolo della pena. Sgrò, che risponde di vari reati tra cui quello di associazione mafiosa, è stato posto agli arresti domiciliari. I legali avevano ottenuto pochi mesi addietro la revoca parziale della custodia cautelare in carcere. In particolare avevano ottenuto con successo che il periodo di restrizione carceraria già sofferto dovesse essere computato quale pena espiate per il reato di 416 bis, ritenuto ostativo alla concessione dei benefici di legge in materia cautelare e di espiazione della pena. La Corte d’Appello milanese ha pienamente accolto l’assunto difensivo e per tale motivo ha sostituito la misura della detenzione in carcere con quella degli arresti domiciliari per Giuseppe Sgrò. (a.p.)





