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Reggio, Spirlì contromano sul gaypride: “Cercano solo commiserazione. E diventano lobby”

20 Luglio 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Reggio, Spirlì contromano sul gaypride: “Cercano solo commiserazione. E diventano lobby”

di Domenico Grillone – Preferisce di più i termini dialettali un po’ coloriti come frocio o ricchione a quello apparentemente più elegante di gay, che in inglese significa allegro. “E’ una parola che non vuol dire nulla, come se dovesse costringermi a stare allegro per tutta la vita, anche nei momenti più tristi”. Nino Spirlì, calabrese d’origine e romano d’adozione, giornalista, scrittore e autore di format Tv come “Forum” e “La Fattoria” è sicuramente un personaggio fuori dagli schemi, anche rispetto a quelli della comunità omosessuale. Tanto che nel corso della presentazione del suo libro, “Diario di una vecchia checca” (Minerva Edizioni), che racconta della sua omosessualità scoperta appena ventenne e vissuta pienamente fino ad oggi, non ha perso l’occasione per sparare a zero, e non è la prima volta, contro il gay pride. Omosessuale di destra e cattolico praticante, sulla tanto attesa giornata dell’orgoglio della comunità gay reggina e calabrese Spirlì conferma la sua posizione, nettamente contraria. “E la confermerò per i prossimi mille anni – ribadisce lo scrittore – spero che questo sia l’ultimo anno di un inutile carnevale e che i gay italiani si ritengano sazi di questa americanata che non serve a niente ed a nessuno. Soprattutto agli omosessuali perché fino a quando ci saranno queste manifestazioni vuol dire che si sentono diversi”. E per farsi meglio comprendere, Spirlì paragona il gay pride alle tipiche manifestazioni delle femministe durante gli anni ’60 e ’70. “Il gay pride oggi corrisponde al tempo in cui le donne bruciavano il reggiseno in pubblico per far vedere che non avevano bisogno di costrizioni. Il femminismo ha trovato una sua collocazione oggi nella storia del cammino della donna, ma è una cosa talmente lontana che se oggi una donna si dovesse definire femminista sarebbe coperta di fischi”. Per lui la giornata dell’orgoglio dovrebbe corrispondere con il risveglio del mattino e terminare con i sogni della notte. “Si, proprio così – aggiunge lo scrittore – cioè vivere intensamente la tua giornata, senza andare a pensare a quello che sei. Immagina se tutti i giorni i grassi, i magri, i barbuti dovessero celebrare la loro giornata dell’orgoglio. Insomma, voglio dire che il diritto di essere omosessuale è legato agli stessi diritti che hanno gli eterosessuali”. Spirlì non si mostra tenero nemmeno riguardo le discriminazioni lamentate dai tanti gruppi gay. “Molto spesso le discriminazioni sono costruite ad arte, in questi ultimi anni, per poter sopravvivere. Credo che gli omosessuali non siano discriminati, anche perché sono dappertutto. Alcuni vivono la propria omosessualità in maniera discreta, altri in maniera un po’ rumorosa, come me”. Anche sul versante delle relazioni familiari per Spirlì ‘la passiata’ non è certo il massimo. “Perché se io, genitore di un figlio omosessuale, dovessi scoprire la sessualità di mio figlio attraverso il gay pride, in un carro assieme a tanti folli con il culo di fuori e magari vestito da monaca e con le piume sulla testa, non riuscirei certo ad accettare la sua omosessualità”. Parla in maniera schietta e sincera Nino Spirlì, non foss’altro perché lui si ritiene un caro amico proprio delle persone che organizzano il gay pride e che fanno parte delle diverse associazioni attive sul territorio. “Ma non sono assolutamente sindacalizzato o sindacalizzabile, e come me c’è ne sono davvero tanti”, continua Spirlì, sentendosi decisamente distante su diversi punti. Anzi, forse su tutti. “In effetti non condivido nulla delle loro rivendicazioni. Sono stato sempre favorevole ad una legge che tuteli le unioni di fatto, o civili, ma sono contrario all’utilizzo della parola matrimonio, termine nato per rappresentare l’unione tra un uomo e una donna. E sono contrario alle adozioni, soprattutto alla doppia paternità o maternità omosessuale su ordinazione”. Poi Nino Spirlì torna sulle associazioni e sul loro ruolo. E questa volta va giù duro. “Molto spesso vivono della tutela e della difesa di diritti che loro stessi quasi creano per poter giustificare la propria esistenza. Voglio dire che se tu insisti a ghettizzare la gente, allora è peggio. Questo per me è insopportabile e mi allontana dal mondo dell’associazionismo che poi diventa anche lobby, l’ho scritto più volte. E se nella vita ci sono omosessuali che non vanno avanti nella vita non dipende dalla propria scelta sessuale ma probabilmente perché non hanno piglio, forza, perché hanno altre debolezze ma non perché siano omosessuali. Loro preferiscono farsi vedere deboli per avere quella commiserazione che gli serve per fare sindacato, e questa è una cosa che io detesto”. La sua omosessualità vissuta come una semplice scelta sessuale e nel quotidiano, all’interno di un normale contesto sociale, Spirlì la riassume nel tempo passato con il suo ex amore. “Ho vissuto otto anni con il mio ex compagno, in un appartamento preso in affitto, a Roma. Ho partecipato regolarmente alle riunioni condominiali, nessuno ha mai detto nulla”. L’ultima battuta la dedica alla politica. Ed in particolare alla sinistra, forse a quella rivoluzionaria di un tempo. “Sta cavalcando adesso la storia dei matrimoni omosessuali. Ma un tempo non lottava contro il matrimonio, definendolo un’istituzione borghese e superata? E adesso, quindi, ci dobbiamo scannare per il matrimonio dei gay? Fin quando la destra non parlava dei diritti degli omosessuali, tutti quanti gli davano addosso, considerandola omofoba. Adesso che la destra si è resa conto dell’errore e si dimostra pronta a rimediare, allora si chiedono perché lo fa. Per me c’è qualcosa che non va”.

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