di Angela Panzera – Regge l’accusa per i “cravattari” di Locri. La Corte d’Appello di Reggio Calabria, Finocchiaro presidente, dopo una lunga camera di consiglio, pochi minuti fa ha emesso la sentenza nei confronti delle nove persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, usura, riciclaggio, estorsione e altri gravi reati. Il boss Salvatore Giuseppe Cordì, assolto in primo grado, è stato riconosciuto colpevole del reato di associazione mafiosa , ma poichè già condannato in via definitiva dalla Cassazione per lo stesso tipo reato nell’ambito del processo “Primavera”, i giudici hanno applicato la continuazione con la condanna precedente infliggendoli soltanto 4 mesi di isolamento diurno. Per lui in sede di requisitoria il pg Giuseppe Adornato invece aveva invocato una durissima richiesta di condanna a 17 anni di carcere. L’imputato, per la Direzione distrettuale antimafia, dal carcere continuava ad essere uno dei massimi vertici della ‘ndrina. Il pg inoltre chiese l’assoluzione per Vincenzo Cecere, condannato dal Tribunale di Locri ad un anno e sei mesi di carcere con pena sospesa. Richiesta accolta dalla Corte che ha assolto l’imputato. Gerardo Guastella passa da una condanna a 18 anni e sei mesi di carcere, a questa odierna che ammonta a 16 anni,6 mesi di carcere e 7 mila e 580 euro di multa. Antonio Bonavita rimedia 8 anni e 5 mesi di carcere, più una multa di 16 mila euro, a fronte dei 12 anni inflitti in primo grado. Aumento di pena per Rocco Aversa che viene condananto a 5 anni e 6 mesi di carcere più 15 mila euro di multa, rispetto ai 4 anni e 8 mesi inflitti dal Tribunale di Locri. Assolto da ogni accusa Rocco Iennaro che in primo grado era stato condannato a 2 anni e 8 mesi; assolto anche Pasquale d’Ettore, l’ex presidente del Locri Calcio, condannato precedentemente a 9 anni di reclusione. Ma i guai per D’Ettore, pur essendo stato immediatamente scarcerato, non finiscono qua; la Corte infatti, ha ritrasmesso alla Procura reggina alcuni atti per altre ipotesi di reato. Confermata infine dai giudici d’Appello la condanna a 2 anni e 6 mesi di carcere per Fabio Modafferi e i 2 anni di reclusione per Franco Maiorana. Si chiude quindi oggi un lungo dibattimento di secondo grado; l’udienza iniziata questa mattina in tarda mattinata si è caratterizzata in apertura per le parole di cordoglio espresse dal Pg Adornato nei confronti del magistrato Pasquale Ippolito, scomparso nella giornata di ieri. Il pg infatti, ha ricordato in aula i numerosi incarichi svolti da Ippolito, come ad esempio quello di Presidente della Corte d’Assise che lo ha visto impegnato in numerosi processi dal traffico di droga, all’omicidio e all’associaizone per delinquere di stampo mafiosa. L’udienza iniziata in tarda mattinata ha visto gli avvocati difensori impegnati per tutto il pomeriggio nelle loro arringhe. I giudici sono entrati in camera di consiglio alle ore 19.00, e soltanto pochi minuti fa la sentenza. L’operazione “Sharks” scatta nel 2009, ma le indagini furono avviate nel 2006. Per gli inquirenti, la cosca Cordì praticava usura nei confronti di molti commercianti nonché vessava gli imprenditori della zona. Proprio le deposizioni di due negozianti, Rocco Rispoli e Luca Rodinò, costituirono un tassello fondamentale dell’indagine portata avanti dai pm Antonio De Bernardo e Marco Colamonici. Per l’accusa, e anche per i giudici di primo e secondo grado Gerardo Guastella, difeso dall’avvocato Maurizio Puntorieri, è uno strozzino dei Cordì. L’imputato, che guidava macchine di lusso, avrebbe pestato a sangue le sue vittime. Per chi non saldava i debiti alla scadenza erano guai seri. Al ragioniere Luca Rodinò, altri soggetti, fracassano anche le costole. I verbali riempiti da due testimoni di giustizia permisero agli inquirenti di svelare retroscena inediti; grazie ai nomi e cognomi riferiti, i magistrati hanno ripercorso anni ed anni di soprusi e pestaggi. Le loro parole permisero di assicurare alla giustizia i presunti “cravattari”, condannati quindi anche in questo processo d’Appello.





