Riceviamo e pubblichiamo – Spett.le Redazione, questa mia lettera si vuole collegare a quella della Signora Grazia Candido, che ha denunciato il trattamento riservato al suo padre in sede di riconoscimento di accompagnatore all’invalidità al 100%.
Storia analoga è toccata a mio padre, morto nel 2008 a 92 anni, per il quale chiesi il riconoscimento della legge 104/’92.
Non descrivo la trafila delle contraddizioni e delle umiliazioni che ha già
descritto la Signora Candido, perchè si è trattato della stessa filosofia nel
procedere ad un riconoscimento di uno stato di fatto di salute.
Mio padre era sulla sedia a rotelle, invalido al 100% con diritto di accompagnatore, ma per avere riconosciuto l’handicap ai sensi della suddetta legge non lo era abbastanza.
Gli è stato rifiutato pochi mesi prima che morisse.
La motivazione, ufficiosa, addotta è stata “agli anziani non viene riconosciuta questa condizione, proprio perchè sono anziani e non avrebbero nessun maggiore beneficio, se non alla persona che l’assiste. E poichè “i cosi stringiru”, cioè c’erano diversi procedimenti giudiziari in corso contro falso invalidi e false leggi 104/’92 – alcune delle quali ne confermo io, ancora, l’evidente falsità – niente per nessuno.
Ultima stranezza sull’argomento risale alla scorsa settimana. Per mia madre, 90 anni, invalida al 100% senza accompagnatore, chiedo il rilascio del contrassegno invalidi da esporre sull’auto.
All’ufficio medico legale due medici mi chiedono di portare in ambulatorio mia madre per verificare il suo grado di difficoltà, in quanto il verbale di invalidità , che parlava anche di difficoltà posturali e motorie medio-gravi, non era sufficiente.
Il giorno dopo accompagno mia madre e, un altro medico, leggendo lo stesso verbale senza sapere che mia madre era in sala d’aspetto, mi dice che è tutto a posto e mi rilascia il foglio necessario per ottenere il contrassegno.
Che dire?
Loretta Pellicanò





