Di seguito nota ricevuta dall’Ufficio stampa: Come segreteria regionale del Prc, in queste primi giorni di luglio 2014 siamo preoccupati per il rischio concreto che prima la Piana di Gioia Tauro e poi il mar Mediterraneo, già sottoposti a diverse devastazioni ambientali, possono correre a causa del trasbordo e del trattamento delle armi chimiche siriane.
Mentre la zona delle operazioni e tutta l’area antistante del porto di Gioia Tauro sono chiuse e militarizzate, condividiamo in pieno le apprensioni dei cittadini del comprensorio, in fermento e fortemente preoccupati, soprattutto per la completa mancanza di informazioni su ciò che sta succedendo e sui rischi complessivi che il territorio ed mare corrono e correranno nel corso di tutte le operazioni.
Abbiamo seguito le sacrosante proteste di alcune associazioni e le recenti (ma, forse, tardive!) dichiarazioni polemiche da parte di alcuni sindaci e siamo allarmati per il fatto che si è pure insediato, presso la prefettura di Reggio Calabria, un Centro di Monitoraggio e Controllo a cui partecipano diversi rappresentanti di ministeri, enti ed istituzioni, con il compito di monitorare tutte le operazioni. A questo proposito, ci chiediamo se nelle strutture ospedaliere della Piana, che la Regione Calabria sta smantellando, siano state attivate delle forme particolari di allerta e siano state approntate le apposite attrezzature mediche e le professionalità necessarie per far fronte ad ogni eventuale emergenza sanitaria.
Siamo per di più preoccupati per le notizie che ci giungono circa l’utilizzo di lavoratori volontari, pare selezionati tra quelli in cassa integrazione, come addetti alle operazioni portuali: sebbene formati, secondo quanto diffuso da Medcenter, nelle scorse settimane, in tal caso il loro utilizzo ci parlerebbe ancora del costante ricatto legato al lavoro ottenuto in cambio di rischi per la salute, per di più in tempi di crisi come quelli attuali. Proprio per questo, pare che la Mct non solo non abbia avuto alcuna difficoltà nel reperire il personale ma, secondo le esultanti – dopo le tante parole sul diritto al lavoro – affermazioni della Filt-Cgil comprensoriale, addirittura ci sarebbe “stato un esubero di manodopera disponibile».
Inoltre, ci preoccupa tutto il contesto che ruota intorno a questa operazione che, come denunciato da alcune associazioni, sembra presupporre una forma di militarizzazione progressiva dello scalo portuale di Gioia Tauro, guarda caso a fronte della crescita del disagio lavorativo.
Così come ci preoccupano, anche dopo l’avvenuto trasbordo, sia il trattamento di tali sostanze chimiche, che avverrà nel cuore del Mediterraneo con un processo di idrolisi che potrebbe provocare rischi per l’ambiente marino, sia la destinazione finale per lo smaltimento.
Per tutti questi motivi, nei prossimi giorni ci attiveremo per mettere in campo tutte le possibili azioni necessarie: dalle denuncie pubbliche alle proteste ed alle controinformazioni sino ad attivare anche l’intervento istituzionale, predisponendo apposite azioni con la compagna Eleonora Forenza e gli altri compagni europarlamentari della Sinistra Europea del gruppo del GUE/NGL.
Pino Scarpelli
Segretario regionale PRC Calabria




