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Processo ”Black Money”, i testimoni: ”Siamo preoccupati per la nostra incolumità”

25 Giugno 2014
in CITTA, Vibo Valentia
Tempo di lettura: 2 minuti
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tribunale processo sentenza

Hanno lanciato accuse contro la Prefettura di Vibo Valentia che, a loro dire, non li starebbe tutelando abbastanza e lo hanno fatto in occasione di una delle prime udienze del processo “Black Money” contro il clan Mancuso di Limbadi nel quale sono parti offese e parti civili già costituite nel troncone in abbreviato. Alla base della protesta dei coniugi Giuseppe Grasso e Francesca Franzè la circostanza relativa al loro servizio di tutela. I coniugi, hanno detto, ne possono usufruire solo una volta al mese, per una durata di 15 giorni, dopo di che la stessa è destinata a Pietro di Costa, come loro testimone di giustizia e come loro ex titolare di un istituto di vigilanza privata. “Siamo preoccupati – hanno detto i coniugi – che ci possa succedere qualcosa. Stiamo assistendo ad un atteggiamento della Prefettura finalizzato a favorire determinati soggetti. Ad esempio, sto notando – ha affermato Grasso, che è anche segretario regionale dell’associazione antimafia ‘Antonino Caponnetto’ – che le imprese serie sono ferme da anni, mentre quelle in odor di mafia o sequestrate, anche a seguito di sentenze del Tar, sono sempre operative. Villaggi turistici che sono stati sequestrati, negozi e quant’altro proseguono tranquillamente la loro attività lavorativa. Queste cose il Prefetto Bruno non le guarda”. Il discorso dei due coniugi, che sono assistiti dall’avvocato Giacinto Inzillo, si è poi focalizzato sulla loro incolumità. “Chiediamo – hanno spiegato – maggiore tutela perché siamo preoccupati che ci succeda qualcosa. anche perché siamo continuamente oggetto di minacce, come avvenuto nei giorni scorsi in occasione di un processo quando mia moglie e mia figlia ricevettero degli avvertimenti con frasi del tipo ‘Non andate al processo altrimenti vi ammazziamo’. La Prefettura, in questo senso, non ci dimostra di essere dalla parte di testimoni di giustizia, ma notiamo che c’è difformità di protezione. Ad altri il servizio viene mantenuto totalmente, noi invece dobbiamo dividerlo per 15 giorni al mese con Pietro Di Costa. Siamo testimoni di giustizia dal 2004 e in questi dieci anni sono scattate cinque importanti operazioni antimafia anche grazie alle nostre dichiarazioni”. (ANSA)

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