di Stefano Perri – L’istanza di fallimento non è ancora stata ritirata, ma i presupposti per la risoluzione della vertenza Atam ci sono tutti. La Procura reggina decide di tenere i riflettori accesi sul bilancio dell’Azienda di Trasporti dell’Area Metropolitana, ma concede all’amministratore unico ed ai tecnici dell’Azienda 60 giorni di tempo, prorogabili per altri 30, per mettere in atto il risanamento delle casse aziendali e dimostrare la sostenibilità economica del piano di salvataggio dell’Atam.
L’UDIENZA – L’udienza di stamane presso il Tribunale fallimentare di Reggio Calabria rappresenta dunque un passaggio importante per il perseguo delle attività dell’Atam. Accettato il piano di risanamento e le principali linee guida presentate, per le quali sono già stati assunti provvedimenti relativi all’internalizzazione di alcuni servizi, ad esempio quello di pulizia, e le riduzioni per il costo del personale, entro qualche giorno il Tribunale dovrebbe esprimersi positivamente sulla domanda di concordato in bianco. Da quel momento inizierà una vera e propria corsa contro il tempo per concretizzare i correttivi proposti dall’Azienda per ripianare il debito riscontrato.
I NUMERI – Un debito che ad oggi si aggira attorno ad una cifra di circa 28 milioni, di cui 19 nei confronti di enti pubblici (Equitalia, Inps e fondi pensione) e 8-9 milioni nei confronti di soggetti privati e fornitori. E tutto ciò a fronte di un credito, in corso di certificazione, nei confronti della Regione Calabria che dovrebbe essere non inferiore ai 12 milioni di euro. In questo senso i tecnici sono al lavoro per definire le esatte modalità di certificazione e consentire dunque all’Azienda di presentarsi alla verifica, che avverrà probabilmente, alla luce del tempo concesso dalla Procura, nel prossimo mese di settembre, con le carte in regola per uscire dalla procedura di fallimento ed uscire dalla burrasca.
CORSA CONTRO IL TEMPO – La difficoltà principale a questo punto sarà il tempo, soprattutto perché il piano di risanamento dovrà essere applicato durante l’estate, in un periodo notoriamente di bassa operosità delle istituzioni, che ad oggi sono i principali interlocutori dell’Azienda, e per di più in assenza di decisori politici autorevoli, tanto al Comune, quanto soprattutto alla Regione.
Da questo punto di vista le preoccupazioni dell’Amministratore Unico Antonino Gatto non mancano, anche se dall’Assessore regionale ai Trasporti Luigi Fedele dovrebbero essere giunte rassicurazioni circa la volontà della Regione di impegnarsi concretamente per l’azienda reggina.
L’APPELLO DELL’AMMINISTRATORE UNICO – Ma il saldo dei crediti con la Regione potrebbe non bastare. Da questo punto di vista l’appello dell’Amministratore Unico non lascia spazio ad interpretazioni. ”La città deve sentire quest’Azienda come un bene proprio – dichiara Gatto a Strill.it – ogni utente deve pagare il biglietto che è un contributo necessario. Se ognuno tenta di evitarlo, pensando di fare una cosa buona per sé, in realtà finisce per fare un danno a tutti che poi non potranno utilizzare il servizio. La cittadinanza deve sentire l’Azienda come un bene comune, talmente tanto da partecipare anche simbolicamente, all’opera di ricapitalizzazione dell’Azienda. La presenza della cittadinanza a fianco alla politica è fondamentale in quanto contrappeso naturale alla levitazione dei costi che si genera da un uso clientelare dell’azienda. Adesso è il tempo della responsabilità. Ed a fianco alla Regione, al Comune e all’Azienda il quarto pilastro dovrà essere quello dei cittadini, delle associazioni, della società civile, che siano anche loro interlocutori credibili per la sostenibilità economica dell’Atam”.





