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La Calabria, per prima in Italia, sostiene un progetto sul ripopolamento attivo dell’astice

20 Giugno 2014
in CALABRIA, In evidenza
Tempo di lettura: 2 minuti
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Sono stati presentati a Vibo Valentia i risultati ottenuti dal progetto sul ripopolamento attivo dell’astice, iniziato nel 2012 e sostenuto dalla Regione Calabria, nell’ambito delle attività del FEP 2007-2013. Il progetto, proposto ed attuato dal Parco Marino Regionale “Fondali di Capocozzo, S.Irene, Vibo Marina, Capo Vaticano, Tropea, Pizzo” e approvato con decreto della Regione Calabria per un importo complessivo di 185.337,02 euro, ha previsto – informa una nota dell’ufficio stampa della giunta regionale – il rilascio di circa 22 mila giovani astici con semine effettuate nel Parco Regionale Marino Costa degli Dei, con il supporto scientifico del centro ittiogenico sperimentale marino (Cismar), appartenente al dipartimento di Scienze ecologiche biologiche (Deb), Università della Tuscia di Viterbo. I giovani astici rilasciati in mare, anche se soggetti alla selezione naturale, costituiscono un primo importante “nucleo” verso il recupero della specie. “La pesca italiana – ha dichiarato l’Assessore regionale all’Agricoltura Michele Trematerra – sta attraversando un periodo di grande difficoltà, legata al tentativo dell’Ue di ridurre lo sforzo di pesca nei nostri mari, che spesso non sortisce gli effetti sperati. È anche vero che, se il mare è stato finora impoverito dall’uomo, tocca adesso all’uomo rimediare e sembra proprio che il ripopolamento attivo di varie specie ittiche possa costituire, assieme ad una più oculata gestione della pesca, la soluzione ottimale per risollevare l’economia di molte marinerie calabresi”. Tale attività di ripopolamento (restocking), effettuata per la prima volta in Italia, è già da molti anni praticata in vari Paesi al mondo, quali Norvegia, Scozia, Spagna, Canada, Giappone, ed è strettamente correlata ad una gestione rigorosa e controllata delle risorse marine, in un’ottica di gestione integrata della fascia costiera. “Nei prossimi anni – ha sostenuto il Direttore Generale del Dipartimento Agricoltura Giuseppe Zimbalatti – sarà importante verificare gli effetti di questa metodica sulla riproduzione ittica che dovrebbe diventare una ‘best practice’. Il miglioramento dello stato delle risorse non può essere conseguito esclusivamente mediante la riduzione della capacità di pesca, cioè attraverso l’abbandono dell’attività da parte dei pescatori. Al contrario, è necessario integrare le politiche di tutela delle risorse, con strategie attive di gestione che intervengano direttamente sulle modalità di pesca, per concretizzare un modello di sviluppo sostenibile supportato da un chiaro indirizzo di ricerca scientifica e sperimentazione tecnologica”. L’augurio è che possa essere creato in Calabria un centro di riproduzione utile per ripopolare i tratti di costa. A sostenerlo è il Prof. Roberto Minervini, biologo marino e docente universitario che guida il progetto: “Ci auguriamo che ci sia molta attenzione tra i pescatori, che possano ributtare in mare i piccoli astici rinvenuti (cioè al di sotto dei 30 cm) tra i circa 20.000 asticini in fase prebentonica (natanti) e circa 2000 asticini in fase bentonica (che camminano sul fondo) che abbiamo seminato”. Piena soddisfazione  e gratitudine alle Capitanerie di Porto, parte attiva nella gestione operativa del progetto è stata espressa dal Presidente del Parco Marino Regionale “Fondali di Capocozzo, S.Irene, Vibo Marina, Capo Vaticano, Tropea, Pizzo”, Avvocato Vincenzo Graziano e anche dall’Assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca Michele Trematerra.

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