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Torino, operazione ”Skunk”: dalla Calabria al Piemonte droga e armi viaggiavano in autobus

13 Giugno 2014
in CALABRIA, In evidenza
Tempo di lettura: 2 minuti
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Roma, operazione ”Buena Hora2”: grazie alla ‘ndrangheta traffico di cocaina dai Caraibi

La Squadra Mobile di Torino ha stroncato questa mattina un’organizzazione criminale ritenuta legata alla ‘ndrangheta nel corso dell’operazione “Skunk”, coordinata dalla Dda sul traffico di sostanze stupefacenti. La droga secondo gli inquirenti veniva trasportata dalla Calabria a Torino a bordo di autobus di linea all’insaputa delle ignare compagnie di straporto. sono stati eseguiti così 12 arresti nei confronti di altrettante persone considerate responsabili dei reati di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, detenzione, porto e cessione di armi clandestine tra la provincia di Reggio Calabria, l’Emilia Romagna ed, appunto, il Piemonte.
Il blitz scaturisce da indagini durate circa due anni e sono stati eseguiti in totale 21 provvedimenti restrittivi: sequestrati droga, armi, munizioni e sarebbe stato catturato anche un pericoloso latitante appartenente alla ‘ndrangheta. Gli arresti sono avvenuti a Torino, Roma, Reggio Calabria e Napoli con la collaborazione delle Squadre Mobili di quei capoluoghi.Sui pacchi spediti venivano indicati come destinatari dei soggetti inesistenti e gli stessi pacchi venivano poi ritirati da persone che si spacciavano per i destinatari. Il gruppo si sarebbe occupato dunque dello smercio di cocaina e hashish, ma anche di “Skunk” (da cui il nome dell’operazione): un tipo di marijuana geneticamente modificata e dotata di un elevato principio attivo. Lo stupefacente veniva fatto pervenire dalla provincia jonica reggina in Emilia Romagna, a Ravenna, a Torino e a Santena. Per scoprire i traffici gli investigatori hanno dovuto anche decriptare alcuni termini che venivano utilizzati dall’organizzazione per dissimulare sia le armi che lo stupefacente. Quest’ultimo veniva ad esempio indicato i termini “stereo, bella mora, ragazza, macchina”, le armi invece con i termini “moto e calcolatrici”. Al centro dello smercio delle armi clandestine in Piemonte ci sarebbero i fratelli Alfonso e Lorenzo Albanese, originari di Napoli ma che vivevano a Collegno e Rivalta.

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