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Reggio, la crisi, il reddito e il lavoro che non c’è: Sono 65 mila le famiglie povere

11 Giugno 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 5 minuti
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Reggio, la crisi, il reddito e il lavoro che non c’è: Sono 65 mila le famiglie povere

di Claudio Labate – E’ un quadro con più ombre che luci quello che viene fuori dall’analisi fornita dall’Osservatorio sull’economia della provincia di Reggio Calabria, relativa al 2013, elaborato dalla Camera di Commercio reggina nell’ambito della XII Giornata dell’economia.
Dati che confermano sostanzialmente la concreta difficoltà di uscire dalla situazione di stallo in cui si ritrova il tessuto economico del Paese in generale e della nostra provincia in particolare.
Tra percentuali, segni negativi e congiunture sfavorevoli però, il dato forse più allarmante riguarda l’incremento ‘’non indifferente’’ delle famiglie in condizioni di povertà assoluta (incapaci cioè di far fronte anche ai bisogni primari). Nella nostra provincia l’incidenza percentuale su un totale di 221 mila famiglie ha raggiunto, nel 2012, ben il 29,7% con un aumento di quasi 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente, e di 4 rispetto al 2010. In termini numerici si tratta di oltre 4 mila nuclei familiari in più, per un totale complessivo di ben 65 mila famiglie povere nella sola provincia di Reggio, che poi rappresentano più di ¼ del totale regionale.
Un dato terrificante. Ed anche per questo, per Lucio Dattola, presidente dell’Ente Camerale, ‘’siamo arrivati ad un punto di non ritorno, in cui l’ultima speranza seria, al netto di una buona classe dirigente cittadina e regionale, non solo di natura politica, è quella dei fondi strutturali e di investimento europei 2014/2020. I soldi arriveranno sicuramente, ma – è la speranza del presidente – devono essere spesi, perché col passare del tempo arriveranno con obiettivi diversi e in minor misura’’. Insomma, come ormai si sente dire da troppo tempo dalle nostre parti, bisogna saper approfittare di quei quasi 10 miliardi di euro che fino ad oggi hanno rappresentato un vero e proprio autogol per le classi dirigenti che non sono riuscite a spenderli.
Tuttavia, la mission della Camera di commercio, come evidenzia lo stesso Dattola è anche quella di infondere ottimismo. Ecco perché il presidente, parlando di prevedibili alti e bassi, nell’analisi economica del territorio, mette in evidenza alcuni dati definiti comunque positivi.
Giornata economia logo
Il sistema imprenditoriale
In questo ambito si registrano alcuni segnali di crescita, oltre alla comunque costante voglia di fare impresa, soprattutto tra i giovani. E nel primo trimestre del 2014 il trend si conferma positivo sfiorando la soglia delle 50 mila imprese.
Nel Reggino il saldo tra nuove aziende iscritte e imprese che hanno cessato l’attività torna in attivo (+322 unità), rappresentando un dato in controtendenza (+0,6%) rispetto ai trend registrati nel Paese (-0,5%) e in Calabria (-0,2%). Basti pensare che rispetto al 2012 si registra un -40% alla voce cessazioni.
Resta tuttavia il ‘’vizio d’origine’’ di una struttura produttiva ancorata ai settori tradizionali – con in testa commercio (35,4%) e agricoltura (15%) seguite dalle costruzioni (11,3%) e dal comparto della ricettività e della ristorazione (5,6%) – con poca innovazione. Rimane sottodimensionato rispetto alla media italiana il peso del manifatturiero che può puntare quasi esclusivamente sui comparti della chimica e dell’agroalimentare. Entrando nel dettaglio, le 3992 imprese del comparto industriale costituiscono appena l’8,2% del tessuto economico reggino.
Un ‘’minino apporto’’ al sistema imprenditoriale provinciale lo fornisce invece il comparto del terziario avanzato e dei servizi alle imprese.
Dal punto di vista della struttura giuridica e organizzativa delle imprese locali, Dattola fa notare l’aumento di circa 400 unità per quanto concerne le società di capitali, che si stagliano nel mare delle imprese individuali (circa il 70%).

Le imprese
Da rilevare c’è il saldo positivo per le imprese straniere che fa segnare un +161 pari all’11,6% delle nuove imprese reggine. ‘’Un dato non irrilevante – commenta Dattola – che rappresenta la testimonianza concreta dell’atteggiamento anche culturale e sociale di accoglienza da parte della comunità reggina’’.
L’altro dato che fa sorridere il presidente della Camera di commercio è quello relativo all’incidenza delle imprese ‘’in rosa’’: nel 2013, infatti, oltre ¼ delle imprese locali (26,2%) – quelle ‘’preferite sono il commercio al dettaglio (31,4%) e l’agricoltura (16,7%) – sono gestite esclusivamente o comunque in maggioranza da donne. Un’incidenza maggiore anche rispetto al dato nazionale (25,2%).
Ma ‘’se la vitalità imprenditoriale di un sistema economico si misura dalla sua componente giovanile’’, allora Dattola può continuare a sorridere: l’anno scorso quasi la metà delle nuove imprese registrate sono state avviate da giovani (45,6%). Un dato, anche in questo caso, superiore alla media nazionale (33,9%). Ma anche in questo caso i settori sono sempre gli stessi: commercio (34,4%), agricoltura (10,6%), costruzioni specializzate (10%) e ristorazione (7,3%). Da non sottovalutare infine le 114 imprese dell’industria alimentare (9%).
Da contraltare a questi dati incoraggianti c’è la quota non indifferente di imprese giovanili cessate nel 2013, pari al 22,4% del totale delle imprese chiuse lo scorso anno.

Import/Export
Un primo tasto dolente l’economia del reggino lo registra alla voce esportazioni, certificando di fatto un sostanziale isolamento rispetto al commercio estero internazionale. Anche nel 2013, del resto, le importazioni superano le esportazioni, con una differenza di 32,1 milioni di euro, in aumento rispetto al 2012 (25,5 mln), in virtù di un costante calo dell’export e contestuale crescita dell’acquisto di merci dall’estero.
Dunque, la scarsa vena internazionale dell’economia reggina (che comunque rappresenta da anni circa 1/3 dell’export regionale) si traduce, in termini monetari in un valore praticamente ininfluente nel panorama nazionale (112 milioni di euro pari allo 0,1%). Tra il 2012 e il 2013, poi, nell’export reggino si è registrato un calo del -4,4%, comunque inferiore all media registrata nel Mezzogiorno (-8,7%). Su tutta l’esportazione provinciale a resistere, con un’incidenza percentuale più elevata rispetto alla media regionale e nazionale, è solo la chimica (42,8%).

Reddito, consumi e lavoro
Nota criticità dell’economia reggina è quella legata al reddito e alle difficoltà che presenta il mondo del lavoro.
Il valore pro capite del reddito è quantificato in 12386 euro, pari al 71,6% della media italiana. Nello specifico si assiste ad un sensibile calo, in termini assoluti, del patrimonio complessivo delle famiglie, diminuito tra il 2011 e il 2012 di oltre 2 miliardi di euro, anche per una continua revisione al ribasso dei valori immobiliari.
Prendendo i dati dei consumi delle famiglie nel suo complesso, il valore pro capite per la provincia reggina ammonta in totale, per l’ultimo anno di riferimento (2012) a 13.099 euro.
Come detto le difficoltà del mercato del lavoro condizionano redditi e consumi.
Tra il 2004 e il 2013 la forza lavoro nel reggino ha registrato costanti diminuzioni in termini numerici, qualcosa come oltre 28 mila unità, a fronte di un generale aumento registrato in Italia nello stesso decennio. E nel 2013, nel solo territorio della provincia reggina sono stati persi circa 10 mila posti di lavoro rispetto al 2012. Il tasso di occupazione, lo scorso anno si è ridotto ancora, raggiungendo il 38,3%, valore leggermente più basso rispetto a quello regionale del 39%, ma distante di ben 20 punti percentuali rispetto al dato nazionale.
I disoccupati sono dunque aumentati nel 2013 a ben 8 mila unità rispetto all’anno precedente, attestandosi in totale a 37400, circa ¼ del totale regionale che l’anno scorso ha toccato quota 150 mila unità.
Il tasso di disoccupazione, rispetto all’11,3% del 2009, è raddoppiato raggiungendo il 20,5% (in Italia è al 12,2%). In questo quadro la disoccupazione giovanile è pari al 62,5% (fascia d’età tra i 15 e 24 anni) e vicinia al 30% nella fascia decennale superiore (25 – 34 anni).

Il credito
Sul punto il presidente Dattola vorrebbe vederci chiaro. Perché ii dati vanno anallizati a fondo. Basta pensare che i depositi presso le banche del reggino, nel 2013, riconducibili a imprese, famiglie e settori della pubblica amministrazione, ammontano a 7 miliardi di euro, pari a circa il 28% dei depositi bancari di tutta la regione. Ma diversamente dai depositi, risultano in diminuzione gli impieghi bancari (-2,4% rispetto al 2012), assestandosi a un importo totale di circa 4 miliardi e mezzo di euro. In altre parole solo quest’ultima cifra viene reimmessa sul territorio, e quando lo si fa le banche preferiscono gli enti pubblici (+4,8%) e non le famiglie (-1,1%). Ma sono soprattutto gli impieghi a favore delle imprese a subire la maggiore contrazione maggiore (-5,5%).
Aumenta in provincia anche la rischiosità del credito: nel 2013 il rapporto tra sofferenza e impieghi concessi alle imprese locali sfiora il 30% (in Italia 13%). I tassi d’interesse? Il costo di una linea di credito nel reggino è significativamente superiore rispetto al livello nazionale: 9,5% contro 6,8%.

Turismo
In questo caso i dati si riferiscono alle rilevazioni Istat più reenti, e quindi al 2012. L’offerta ricettiva reggina si assesta ad un misero 10% rispetto a quella regionale. Reggio rimane la meta del turismo ‘’mordi e fuggi’’: mediamente la permanenza dei turisti nella nostra provincia è stata di 3,3, notti che rappresenta un valore comunque in aumento rispetto al 2009 quando la media era di 2,8 notti. I turisti nella nostra provincia nel 2012 sono stati 224 mila (+0,8 rispetto all’anno precedente) con un ancora modesto flusso di turisti stranieri, pari nel 2012 a poco più di 29 mila, con una incidenza percentuale di appena il 13%.

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