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Rosa Liksom ospite del festival Caffè Helsinki

9 Giugno 2014
in RUBRICHE, strillibri
Tempo di lettura: 3 minuti
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Rosa Liksom ospite del festival Caffè Helsinki

di Cristina Marra – Con “Caffè Helsinki” la cultura finlandese è protagonista per diciotto giorni del festival ideato e organizzato dalla casa editrice Iperborea, in collaborazione con Luca Scarlini, a Milano. Dal 26 maggio al 12 giugno librerie, gallerie, biblioteche e locali ospitano incontri, presentazioni, mostre, film, reading dedicati alla Finlandia. Con questa manifestazione, Iperborea continua il suo progetto di avvicinamento e scambio culturale tra la Scandinavia e l’Italia cominciato nel 1987 con la pubblicazione delle principali opere classiche e contemporanee della letteratura nord europea. Tra gli incontri letterari, il più atteso è stato quello con la scrittrice Rosa Liksom, finalista del premio Strega europeo 2014 e vincitrice del premio Finlandia 2011 col romanzo “Scompartimento n.6” (Iperborea, pag240 euro 15,00). Ambientato a Mosca negli anni Ottanta sul treno della Transiberiana diretto in Mongolia, il romanzo ha per protagonisti una studentessa finlandese e un proletario russo che si ritrovano a condividere lo stesso scompartimento. Lo spazio chiuso e il lungo tempo da trascorrere insieme portano a uno scontro tra i due passeggeri che si carica di un forte valore simbolico di due destini e della fine di un impero.
Rosa il tuo romanzo ricorda nel titolo “La corsia n.6” di Cechov, è un omaggio allo scrittore russo?
Prima ho scritto il libro e solo dopo mi sono accorta che aveva dei legami con la novella di Cechov. In entrambi si parla di un luogo chiuso. In Cechov si tratta di un ospedale psichiatrico, chiuso da mura e recinzioni. In Scompartimento n. 6 ce ne sono due: lo scompartimento del treno, da cui la ragazza non vuole uscire, e l’Unione Sovietica, dalla quale ai quei tempi era molto difficile espatriare. Alla fine del romanzo, un amico con il quale avevo parlato a lungo della mia storia mi ha suggerito questo titolo, e ho capito all’istante che era quello giusto.
Perchè la scelta di ambientarlo nello scompartimento di un treno?
Lo scompartimento per me è una specie di laboratorio, e come scrittrice ho voluto analizzare come le persone reagiscono quando sono in uno spazio chiuso. In questo caso abbiamo due persone molto diverse fra loro che riescono a trovare una melodia comune nonostante i molti conflitti. L’uomo è come un ratto, si adatta con rapidità sorprendente a qualunque situazione, la sua natura è collettiva e per questo le due figure si attraggono e hanno bisogno uno dell’altra (sia da un punto di vista spirituale che fisico). L’uomo muore se rimane solo, cerca sempre la compagnia altrui. Per questo ho scelto uno scompartimento.
Il treno attraversa luoghi e paesaggi. Quanto è importante l’ambientazione nei tuoi romanzi?
La natura e in particolare la natura siberiana occupa un ruolo fondamentale nel mio romanzo. L’ho voluta descrivere e raccontare perché la conosco molto bene ed è molto vicina alla natura che conoscono meglio, quella lappone. Lo dico spesso, la Lapponia è la Siberia occidentale. E la sua natura fa parte del mio modo di guardare le cose, di vedere la vita. Ho voluto dire che la natura sconfigge sempre l’uomo (anche se in Siberia l’uomo ha tentato varie volte di distruggere la natura, ovviamente perdendo malamente).
Il viaggio dei due protagonisti simboleggia la fine dell’impero russo?
Nel 1986 l’URSS si stava disgregando, Scompartimento N6 parla di questo: il sistema che si sta disgregando. In quegli anni c’era un grande senso di libertà portato da Gorbaciov ma non si sapeva cosa sarebbe successo di lì a poco: la fine di tutto o una nuova fioritura? Ho scelto questo momento storico (da un lato la disgregazione e dall’altro molte aspettative) proprio per le sue contraddizioni, e penso che il viaggio del treno verso Ulan Bator riassuma tutto questo.

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