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“La mente nera” di Corrado De Rosa

4 Giugno 2014
in RUBRICHE, strillibri
Tempo di lettura: 3 minuti
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“La mente nera” di Corrado De Rosa

di Cristina Marra – Quanti volti e quanti misteri nasconde la figura di Aldo Semerari, il criminologo che nella sua carriera si occupa di “poeti e ragazzi di vita, padrini e collaboratori di giustizia, conti, principesse, criminali di guerra e ballerini anarchici”. Personaggio oscuro e “trasversale, obliquo perfino, che tiene insieme i misteri del Paese per il solito fatto di esserci stato”, Semerari, è raccontato da Corrado De Rosa ne “La mente nera” (Sperling & Kupfer, pag. 291 euro 17,00). Il volume, che rientra nella collana “Le radici del presente”, diretta da Luca Telese, ricostruisce le tappe che il “professore nero” ha compiuto nella sua carriera di psichiatra e docente universitario ed i suoi coinvolgimenti nei tristi avvenimenti degli anni della strategia della tensione. “Sempre con un piede dentro e uno fuori: strage di Bologna, sequestro Moro, omicidio del giudice Amato, caso Cirillo, faide di camorra, intrighi politici e traffici d’armi”, Semerari  è un funambolo che si è sempre destreggiato alla meglio e che ha fatto del mistero la sua carta d’identità fino alla sua morte violenta. De Rosa, psichiatra e già autore di “I medici della camorra”(2011), “Mafia da legare” (2014) e coautore di “ Strazzateci tutti” (2010), “ La giusta parte” (2011), “Novantadue. L’anno che cambiò l’Italia” (2012) ripercorre le strade del professore Semerari con gli occhi di chi vuole indagare, vuole scoprire oltre che raccontare la vita di un uomo “morto decapitato come gli infami”. Chi ha voluto la sua morte? Tanti, troppi. Ed ancora il mistero avvolge quella violenta esecuzione.

Un po’ biografia, un po’ saggio, nel libro fai l’analisi psicologica della personalità di Semerari. Come definisci il tuo libro?
Ora che mi ci fai riflettere, un libro troppo saggio per essere una biografia e troppo biografia per essere un saggio. Facciamo così: un saggio con qualche velleità poliziottesca, ok?
Racconti uno spaccato della vita Italiana. Com’ è stato il tuo metodo di ricerca?
Ho scelto di trattare tutti i protagonisti di questa storia, verissima, come se fossero morti per evitare di essere a mia volta depistato o fuorviato. E sono partito da uno studio approfondito delle carte giudiziarie e dei lavori scientifici di Semerari.
Diventi una sorta di detective e indaghi nella vita e nella mente di un uomo implicato in vari misteri d’Italia. Oltre al movente del boss killer cos’altro non ti ha convinto?
Forse il fatto che su ogni vicenda oscura in cui il professore è stato coinvolto quando era in vita, si é sempre costruita una sorta di corsa alla banalizzazione dei fatti. Nella sua agenda c’erano nomi di eversori neri? Erano omonimie. Nel periodo tra la strage di Ustica e quella di Bologna qualcuno diceva che Semerari aveva fatto un viaggio in Libia alla corte di Gheddafi? Era una scusa usata con la segretaria per non essere asfissiato dalle sue richieste di attenzione. É un meccanismo che si ripete con puntualità sospetta.
Stai presentando il libro in un tour promozionale. Quali le domande più frequenti o le curiosità dei tuoi lettori?
Qualcuno mi ha chiesto come é possibile che un personaggio così torbido potesse essere anche un luminare accademico. Naturalmente le due cose non sono mutuamente esclusive.
Altri mi hanno chiesto com’é possibile non considerare pazzi i criminali efferati, i killer di mafia e molti altri personaggi che spuntano nel libro. Il punto é che, per quanto aberranti e drammatici, i comportamenti che ho raccontato ritirano nel novero delle possibilità umane. Non tutto quello che non è immediatamente comprensibile può essere archiviato nel grande capitolo della follia.
Stai già lavorando al prossimo libro?
Ci sto pensando. Ma ho mia figlia, di sette anni, che già minaccia di voler fare la scrittrice da grande. Devo subito occuparmi di lei, prima che Telefono azzurro si occupi di me …

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