Delocalizzazione, contratti non regolari, appalti al ribasso, dumping, contratti di solidarietà, in una parola sola: Call Center. Il mondo dei call center domani scende in piazza per scioperare contro un sistema, tutto italiano, che non tutela i suoi lavoratori a vantaggio di imprenditori e di logiche di sistema che consentono di aggirare legalmente le regole fondamentali di tutela del lavoro e dei lavoratori. I sindacati, Cisl, Uil, Ugl, Slc Cgil, stanno organizzando una mobilitazione mai vista prima, con pullman provenienti da ogni parte del Paese. Dalla Calabria, dove risiedono circa 15mila operatori call center, partiranno 10 bus. Destinazione Roma, piazza della Repubblica. Il corteo si muoverà, poi, verso piazza dei Santi Apostoli. Migliaia di lavoratori in protesta per chiedere semplicemente regole, quelle già previste in tutta Europa, ma che ne Bel Paese faticano ad arrivare. Regole più rigide, nonostante il decreto Vico e Lulli, relative alla delocalizzazione, che ha portato fuori il 10% del lavoro, per contrastare il dumping e cioè la possibilità di pagare all’estero i dipendenti molto meno, rispetto all’Italia. Regole sugli appalti al ribasso e imposizione alle aziende neo vincitrici di commesse di mantenere su quella stessa commessa i medesimi lavoratori. Poche, semplici, ma chiare regole che potrebbero evitare situazioni come quelle presenti oggi alla System House, dove ad alcuni lavoratori è stato applicato il contratto di solidarietà, perché una delle aziende che faceva riferimento alla System, ha deciso di internalizzare i servizi prima appaltati, mettendo in crisi alcune famiglie che si sono visti ridurre la paga, già non elevatissima, al 40%, costretti a sopravvivere con scarse 500euro. A tutto questo domani, i dipendenti delle diverse società di call center che lavorano per conto terzi, diranno basta.





