di Anna Foti (foto di Rosario Cananzi) – Una piccola matita nelle mani di Dio si sentiva dall’alto della sua profonda umiltà e della sua sconfinata dedizione al Prossimo. Invece la sua impronta nel mondo non sarebbe mai stata cancellata. La sua testimonianza fattiva di amore e carità sopravvive intatta a qualunque inchiostro tenti di estinguerla.
Era nata a Skopje nel 1910, capitale della Repubblica di Macedonia, da genitori albanesi originari del Kosovo, ma la città indiana di Calcutta è stata per lei il luogo in cui ha profondamente testimoniato la sua fede cattolica, dove nel 1948 ebbe riconosciuta la cittadinanza, dove è morta nel settembre del 1997 ed è sepolta. Sulla sua tomba, il verso del Vangelo di Giovanni (15,12): “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”.
Madre Teresa di Calcutta, al secolo Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu, Nobel per la Pace nel 1979 (19 ottobre festa nazionale in Albania), ebbe numerosi e prestigiosi riconoscimenti.
Nel 2002 anche la guarigione di Monica Besra che il Vaticano riconobbe come miracolosa ma che ancora oggi si pone nella sua vita come una vicenda molto controverso. L’anno dopo, nel 2003, fu proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II di cui divenne amica negli anni Ottanta. Fu fondatrice della congregazione religiosa delle missionarie di Carità, oggi presenti in ogni continente con quasi 800 case e oltre 5000 suore impegnate nel servizio di cura ed assistenza spirituale e materiale dei poveri e degli ammalati. Ve ne è una anche nel rione Modena di Reggio Calabria, città in cui Madre Teresa si recò per tracciare il suo segno indelebile di carità nel 1979.
La piccola matita nelle mani di Dio attraversò il mondo portando l’universale messaggio cristiano di amore e speranza per l’Umanità. Cominciò dal Venezuela, nel 1965, a visitare personalmente i luoghi di sofferenza ed emarginazione dove poi sarebbero sorte le case delle missionarie di carità. Visitò anche Reggio nel maggio del 1979; si recò nelle zone in cui vivevano le famiglie di etnia Rom, nel quartiere del 208, nelle baracche di Ciccarello, nell’ex polveriera, toccando con mano il degrado e la miseria. Tutto è documentato in un diario di immagini realizzato dal fotografo reggino Rosario Cananzi che recentemente ha esposto questo emozionante racconto al palazzo della Provincia e poi alla chiesa di San Giorgio al Corso. Presto esporrà anche a Calanna, una delle tappe di quella storica giornata.
“Era il maggio del 1979, quando arrivata in treno a Villa San Giovanni – racconta con emozione il fotografo Rosario Cananzi che quel giorno fu onorato di seguire Madre Teresa – venne accompagnata prima a Calanna per la celebrazione di una Messa e poi ad Archi. Lungo la strada Madre Teresa bevve ad una sorgente”.

C’è stato anche il tempo per una visita ad un giovane in attesa di un sorriso e di una speranza. Una giornata intensa, dunque, durante la quale si recò presso le suore di Pio X e presso il monastero di clausura. Quindi la visita a suor Grazia dell’Unitas Catholica ed il giro tra le famiglie Rom. A scandire la giornata il pranzo in seminario con monsignor Giovanni Ferro e monsignor Aurelio Sorrentino. Una visita riservata, di una sola giornata in cui Madre Teresa di Calcutta incontrò tante persone sofferenti ed anche le guide spirituali delle parrocchie visitate. C’è anche la foto don Italo Calabrò tra quelle conservate da Rosario Cananzi.
Minuta nel corpo e grandiosa nello spirito e nell’opera, con il suo abbraccio ha consolato gli ultimi di Calcutta, città indiana dove nel 1948 iniziò, da una capanna e con cinque rupie, il suo cammino di servizio nello slum Motijhil. L’india, nel 2010, ha coniato una moneta celebrativa proprio con questo valore per commemorare il centenario della sua nascita.
A Calcutta trascorse gran parte della sua vita, divenendo agli occhi del mondo la madre di tutti coloro che soffrono, dei poveri tra i più poveri. “Siamo delle contemplative che vivono in mezzo al mondo. […] La nostra vita deve essere una preghiera continua”, diceva Madre Teresa, testimoniando così la profondità di una preghiera semplice che ogni giorno si apre al canto dell’umanità che vibra nella sofferenza e nella solitudine. Dunque il servizio è sempre consequenziale alla preghiera.
Nel suo percorso preparatorio – svolse anche attività di aiuto-infermiera – imparò tante lingue e trascorse anche dei periodi in Europa, tra Parigi e Dublino. Poi il suo arrivo in India, il completamento della suo percorso spirituale e l’esperienza di insegnante a Darjeeling dove, nel 1937, prese i voti perpetui divenendo Madre Teresa, in onore della patrona dei Missionari, santa Teresa di Lisieux. Tornata a Calcutta, nel 1946, la violenza degli scontri di fazioni indipendentiste (Great Calcutta Killing) straziarono quell’umanità già allo stremo rappresentando per lei quella che fu definita la “chiamata nella chiamata”. Autorizzata dalla Santa Sede nel 1948 a fondare una congregazione religiosa autonoma, anche di ispirazione francescana, Madre Teresa lasciò il velo nero delle suore di Loreto, esattamente venti anni dopo la prima chiamata ricevuta all’età di 18 anni al santuario della Madonna nera di Letnice. Nel 1950 fondò la sua congregazione religiosa, che ebbe il placet pontificio nel 1965. Scelse i colori della casta degli intoccabili – il bianco e l’azzurro – per il sari che in ogni parte del mondo, ogni giorno contraddistingue le donne religiose che, accanto al voto di povertà, obbedienza e castità, hanno affiancato quello del dono di sé ai più poveri, ai reietti, agli ultimi. In India, come in tutto il mondo, un messaggio pacifico ma fermo di resistenza cristiana alle ingiustizie delle caste indù ed ogni offesa alla dignità umana.
Già da qualche anno accoglieva e curava i malati di lebbra e nel 1958 intitolò alla memoria di Gandhi e del suo impegno per le persone affette da questa malattia, il centro per i malati di lebbra di Tigarah (Gandhiji’s Prem Niwas “Dono d’amore di Gandhi”).
Nei decenni l’ordine dei missionari della carità si è accresciuto. Accanto alle sorelle missionarie della carità di vita contemplative e di vita attiva, anche i padri ed i fratelli missionari, i laici ed il movimento Corpus Christi per i sacerdoti.
Qualcuno cerca di porre in ombra l’operato di questa umile piccola, grande donna religiosa che ha servito l’umanità fino in fondo, nonostante gli ultimi anni di malattia.
Ma il suo messaggio è sempre e ancora forte ed è richiamo per gli spiriti in cerca di una missione di carità come è avvenuto per la giovane calabrese Laura Montesani, originaria di Taverna in provincia di Catanzaro, architetto. Impegnata a tempo nel volontariato, per lei dare sollievo in luoghi di sofferenza ai fratelli ed alle sorelle in difficoltà era motivo di condivisione e di gioia. Così lo scorso anno è entrata nell’ordine di Madre Teresa di Calcutta – la prima calabrese – diventando suor Mary Levi.





