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Intervista a Piera Carlomagno autrice di “Le notti della macumba” (CentoAutori)

23 Maggio 2014
in RUBRICHE, strillibri
Tempo di lettura: 3 minuti
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Intervista a Piera Carlomagno autrice di “Le notti della macumba” (CentoAutori)

di Cristina Marra – La voglia di scrivere, Piera Carlomagno la prova sin da bambina «nel famoso gioco “facciamo che eravamo” io ero sempre la scrittrice – mi rivela – la bellezza del libro l’ho capita già in famiglia, mio padre li conserva con cura amorevole ancora oggi. Scrivevo dei miei tormenti di adolescente e leggevo in ogni momento libero. Poi ho deciso di raccontare storie vere e sono diventata giornalista. Scrivo da 25 anni per lavoro e mi piace da morire». Giornalista professionista, scrive per Il Mattino, si è occupata di cronaca giudiziaria per molti anni e proprio da un fatto giudiziario trae ispirazione per il suo noir d’esordio “Le notti della macumba” (CentoAutori, pag.  203, euro 13,50). Restano pochi mesi di vita al presunto colpevole dell’omicidio di un sassofonista che, dopo aver scontato tredici anni di carcere, si rivolge all’avvocato Federico Brizzi “penalista giovane e brillante…non ammetteva di perdere” per far luce sulla verità. Cominciano così le indagini su un caso che pareva risolto e la giostra dei personaggi coinvolti riprende a girare. Un errore giudiziario clamoroso, Brizzi ne è certo “non ebbe alcuna difficoltà a credere al racconto di un uomo quasi morto, che aveva passato tredici anni in galera certamente per le menzogne di qualcuno e per la perversione dei magistrati e che sussurrava la propria agonia con i tormento di non fare in tempo a scoprire la verità”. È l’aprile del 1995 a Salerno eppure la mente di Brizzi torna a quella notte sulla spiaggia della Maluna quando “una mano sconosciuta, armata con un cric prelevato dalla sua auto”  spaccò il cranio al sassofonista dell’Enigma. Una morte che sapeva di maledizione, e che fu seguita da altri decessi strani e inspiegabili.
Brizzi da avvocato si riscopre investigatore?
“L’avvocato Brizzi avvia le indagini da solo, circondato dallo scetticismo di tutti, di chi aveva condotto le indagini e chiuso il caso, per esempio. “Le notti della macumba” è inizialmente un cold case, finchè, durante le prime indagini non accade qualcosa. E’ la cocciutaggine di Brizzi che, poco alla volta, comincia a dare dei frutti. E’ la linea di Poirot, Holmes e Miss Marple, ma è anche il metodo di Maigret: ordinare gli indizi, dedurre, avvicinarsi alla verità. Comprendere il modus operandi dell’assassino, scoprire come sceglie le sue vittime e prepara la sua trappola. E’ l’inchiesta di una volta, quella delle domande e dei collegamenti e infatti la storia è ambientata negli anni Ottanta e Novanta, negli ambienti giudiziari di Salerno e nei vicoli del centro storico di Napoli; ma è un’inchiesta vera, con un intreccio vero, che lascia al lettore spazio per la suspence, ma tiene sotto stretto controllo tutti gli elementi della storia che poi infatti puntualmente vengono spiegati”.
Carlomagno racconta gli sviluppi di un’indagine che coinvolge vecchi volti noti delle notti salernitane degli anni Ottanta. Atmosfere, luci e ombre di un periodo ricco che nasconde il suo lato oscuro dietro i lustrini e le feste. Nuovi omicidi fanno entrare in scena il commissario Baricco della questura di Napoli e il gioco narrativo dell’autrice diventa una staffetta tra i due investigatori.
Brizzi e Baricco, i tuoi protagonisti hanno i nomi di due importanti scrittori. Perché questa scelta?
“Non ci crede nessuno, ma è stato un fatto assolutamente casuale. Il primo investigatore nato nella mia storia è l’avvocato Federico Brizzi. Decisi che quel giovane, brillante, scapolo, un po’ trasandato che cerca la verità a tutti i costi, doveva chiamarsi così. E poi non fui più capace di cambiare idea. La stessa cosa accadde per il commissario Ernesto Baricco, un poliziotto che si muove, completamente a proprio agio, tra i vicoli di Napoli, dove gode del favore di non pochi informatori. Con un nome così mi vidi poi costretta a farlo nascere a Torino. Ma la scelta si è rivelata vincente. Adesso però valuto molto più a lungo la scelta dei nomi dei personaggi, anche quelli che compaiono brevemente nelle storie”.
Il noir di Carlomagno si muove su due piste e mette dentro una varietà di personaggi che rispecchiano tanto l’ambiente malavitoso quanto quello borghese. Il suo stile è asciutto, piacevole come un sottofondo musicale, come le note che il sassofonista suona alla luna. La penombra, quel vedere e non vedere che si verifica col chiarore della luna è come la scrittura dell’autrice che rivela piano piano le verità passate. Carlomagno sa narrare con la bravura della giornalista e il talento della scrittrice una storia  che ti rimane dentro perchè potrebbe sempre accadere di nuovo.
Brizzi ritornerà nel tuo prossimo romanzo?
Sì, l’uscita è prossima. Ma l’investigatore protagonista in questo caso è il commissario Baricco. Brizzi si rivela ancora una volta determinante ai fini della soluzione del mistero, piombando in un’indagine napoletana da un altro territorio campano. Ne “Le notti della macumba” era Salerno, questa volta è l’Irpinia, dove all’ombra di un monastero, un’articolata lobby degli affari si riunisce ogni anno ospite del padre abate. A Napoli tutto avviene attraversando la metropoli e i suoi strati sociali, dai popolari quartieri di Forcella e della Duchesca, al cuore della Napoli storica e via Chiaia, fino alle favolose ville di via Petrarca. Torna anche Annaluce con il suo acume e i suoi archivi preziosi.

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