‘’La legge è uguale per tutti. Non esistono in questo territorio categorie di intoccabili’’. Il procuratore capo Federico Cafiero De Raho lo dice con orgoglio nel corso della conferenza stampa di uno dei tronconi dell’operazione ‘’Breakfast’’ svolta nella sede della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria, insieme ad Arturo De Felice, direttore della Dia, del colonnello Gianfranco Ardizzone, capo centro operativo Dia di Reggio, Francesco Curcio, procuratore Dna e Leonardo Papaleo, Capo III settore Dia Reggio Calabria.
Per lui e per gli altri esponenti della Dia si tratta di un’operazione importante che ha rivelato un quadro indiziario grave a carico degli indagati: ‘’L’aspetto che stupisce – prosegue De Raho – è come una persona che ha ricoperto ruoli anche di vertice nello Stato possa curarsi di un’altra persona, già condannata, e latitante nella consapevolezza di chi si muove. Il fatto – ancora il procuratore – desta grande impressione per le persone coinvolte, anche perché è come se essere condannati per associazione mafiosa non conti nulla’’. Naturalmente De Raho si riferisce al ruolo giocato nell’intera vicenda dall’ex ministro Claudio Scajola che si sarebbe adoperato con amicizie e contatti a favorire la latitanza di Amedeo Matacena Jr – condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione per associazione mafiosa, ma resosi irreperibile nell’immediato della condanna – individuando nel Libano la futura destinazione dell’ex parlamentare azzurro.
L’operazione però non si limita all’arresto di Scajola, ma interviene anche con un sequestro milionario di beni ai danni di Matacena Jr che, aiutato da parenti e amicizie influenti ha provato ad evitare che le sue ricchezze fossero colpite dai provvedimenti della magistratura. Anche per questo, e per la complessità dell’operazione De Felice sottolinea ‘’l’efficienza e l’efficacia’’ dell’azione messa in campo dalla Dia che ha riunito insieme non solo pezzi di magistratura ma anche tutte le forze dell’ordine. ‘’Ringrazio il centro operativo di Reggio – dice ancora De Felice – che con un organico ridotto riesce ad ottenere grandi risultati riuscendo a dare il senso della presenza dello Stato’’.
Il colonnello Ardizzone, da parte sua, evidenzia la complessità delle operazioni finanziarie da parte dei fac totum di Matacena Jr: ‘’Non capita tutti i giorni di imbattersi in fusioni inverse di società, oltre che tentativo di schermare alcune di queste con conti all’estero e in società offshore’’.
Curcio invece parla di ‘’indagine strategica’’ capace di fare luce sui molteplici rapporti della ‘ndrangheta: ‘’Collegamenti inquietanti tra un sodalizio ndranghetista, quello di Matacena, e ambienti politici e imprenditoriali di alto livello’’. Il procuratore della Dna non nasconde le difficoltà incontrate anche perché per portare a termine le loro operazioni illecite gli indagati hanno scelto paesi lontani (specie africani, ma anche il Lussemburgo) con cui è difficile dialogare per ricostruire compiutamente l’intero orizzonte criminale.




