
regionale Antonino Rappoccio, dell’ex capogruppo Giulio Serra e di una decina di soggetti che avrebbero rivestito il ruolo di ex collaboratori dei politici. Nella prima trance dell’udienza in questione, già questa mattina due imputati, Francesco Antonio Verbaro e Loredana Tolla, hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato, mentre tutti gli altri nella prossima udienza potrebbero essere prosciolti oppure affrontare un processo con il rito ordinario. Il sei febbraio scorso infatti, la Procura generale di Reggio Calabria aveva chiesto il rinvio a giudizio per i due e, per gli altri soggetti, accusati a vario titolo di diffamazione a mezzo stampa, peculato, truffa e falso in scrittura privata. Già imputato per corruzione elettorale, associazione a delinquere, truffa e peculato nel procedimento portato in avanti dalla Procura della Repubblica dello Stretto, che punta ad approfondire il sistema nascosto dietro le tre presunte cooperative fantasma a lui riconducibili e costituite – secondo l’accusa – esclusivamente per alimentare una personalissima macchina elettorale, Rappoccio è finito nei mesi scorsi anche nel mirino della Procura generale. Titolare del procedimento, l’’avvocato generale dello Stato, Francesco Scuderi ,dopo l’avocazione disposta dagli uffici di Via Cimino. Secondo il magistrato l’ex consigliere Rappoccio, “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso” e“con il concorso di Giulio Serra, il quale nella qualità di presidente del gruppo aveva la disponibilità di un fondo messo a disposizione annualmente”, si sarebbe appropriato – si legge nelle contestazioni formulate dall’avvocato generale -“della somma di euro 23.300 nell’anno 2010, di euro 28.000 nell’anno 2011 e di 16.500 nell’anno 2012, quindi complessivamente di 67.800 euro, che utilizzava per fini non istituzionali, consegnata a mezzo di assegni bancari emessi sul conto corrente del gruppo”. Fondi – specifica Scuderi – consegnati “dietro semplice richiesta del Rappoccio, dal Serra, senza che questi, come sarebbe stato suo preciso dovere, chiedesse spiegazioni sulla destinazione del denaro di volta in volta erogato o comunque si accertasse della legittimità della spesa”. Nei guai però non sono finiti soltanto i due politici ma anche i loro collaboratori che, sempre secondo la Procura Generale, avrebbero contribuito alla costruzione di un “sistema” basato presumibilmente su una proposta “malata” di lavoro in cambio di consenso elettorale. Per il pg Scuderi, questi collaboratori sarebbero tutti responsabili di essersi associati per consentire a Rappoccio di essere eletto. Ma se la decina di collaboratoti avrebbero retto il gioco, centinaia sarebbero invece i giovani reggini presumibilmente ingannati. Lavoro in cambio del sostegno elettorale. Il secondo per la Procura è arrivato,mentre il primo decisamente no.




