
di Anna Foti – Il pennello in una mano, la tavolozza nell’altra, la cintola con la spada sul fianco: ecco come ritrae Mattia Preti, lo scultore originario di Cittanova, Michele Guerrisi, nell’opera che adorna la piazza di Taverna,
il comune natio dell’artista, il cui gesso preso a modello oggi è custodito nell’atrio dell’omonimo liceo artistico di Reggio Calabria. Tutto intorno alla statua pretiana le opere dei giovani talenti reggini (nella foto), ossia degli studenti* che si sono brillantemente cimentati nella riproduzione delle opere del cavaliere calabrese, esposte in occasione delle “giornate pretiane”, preziosa tradizione ereditata dal pittore calabrese, Alfonso Frangipane, che spese la propria vita per rivalutare e ricordare Mattia Preti.
Il più grande artista calabrese di tutti i tempi, noto anche come il Cavalier Calabrese per essere stato insignito del prestigioso titolo a Roma da papa Urbano VIII e per essere stato anche nominato Cavaliere d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta. Lo storico dell’arte Roberto Longhi definì Mattia Preti secondo solo a Caravaggio. Nato a Taverna, in provincia di Catanzaro in Calabria il 24 febbraio del 1613 e morto a La Valletta il 3 gennaio del 1699, egli ha segnato il mondo con le sue opere intrise di Fede, esposte oggi nei più importanti musei e nelle più celebri gallerie d’arte di tutto il mondo. La sua celebre opera pittorica dedicata a Sant’Ambrogio, intento nella scrittura dei commentari, è divenuta l’immagine ufficiale dei festeggiamenti milanesi del Santo Patrono, lo scorso dicembre. Un olio su tela (cm 102 x 75), realizzato probabilmente durante il periodo maltese, intorno al 1670-1676 raffigurante il Santo, è rimasto esposto per alcune settimane presso il Museo Diocesano milanese.
Alla memoria di Mattia Preti è stato intitolato il polo culturale inaugurato presso il palazzo del Consiglio Regionale (palazzo Campanella) a Reggio Calabria, che accoglie oltre 50 mila volumi consultabili insieme ad una ricca emeroteca. Per rendere omaggio al sommo artista calabrese, anche l’esposizione del suo ritratto nato dal pennello dell’artista Andrea Valere, impreziosito dai bozzetti preparatori.
I quattrocento anni della nascita di Mattia Preti, lo scorso anno, furono celebrati con una mostra allestita tra il Museo civico di Taverna, diretto da Giuseppe Valentino, ed il Palazzo Magistrale de La Valletta a Malta dal titolo “Lux fides. Arte alla luce – luce alla Fede”, col patrocinio del comune di Taverna guidato a Eugenio Canino, dell’assessorato alla Cultura della Regione Calabria retto da Mario Caligiuri e dell’Heritage di Malta presieduto da Joseph Said. La manifestazione, che attirò in Calabria anche l’ambasciatore maltese in Italia Walter Balzane, fu aperta con un convegno presso la chiesa di San Domenico che custodisce il dipinto “La predica di San Giovanni Battista”, realizzato intorno al 1672 dallo stesso Mattia Preti; tale autoritratto fu anche scelto per il francobollo emesso da Poste Italiane per l’occasione, curato dal Centro Filatelico del Polo Artistico dell’Istituto Poligrafico e Zecca della Stato ed appartenente alla serie tematica “Il Patrimonio artistico e culturale italiano”.
La mostra era composta dalle 27 opere tradizionalmente esposte e da 52 opere provenienti da importanti musei sparsi per il mondo. Tra queste si ricordano “Gesù ed i figli di Zebedeo”, Pinacoteca di Brera, Milano; “I quattro Evangelisti”, Galleria regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis, Palermo; “”Cristo in gloria con i Santi”, Museo del Prado, Madrid; “Cristo e il Tributo”, Museo nazionale d’Abruzzo, L’Aquila; Bozzetto degli affreschi votivi della peste, Museo di Capodimonte, Napoli; “San Luca pittore”, Pinacoteca di Castello Ursino, Catania; “Autoritratto”, Galleria degli Uffizi, Firenze; “La negazione di Pietro”, Galleria nazionale Palazzo Barberini, Roma; “Concert en famille”, Museo del Louvre, Parigi; “Il Battesimo di Cristo”, National Museum of Fine Arts, Malta.
A Reggio il liceo artistico, oggi unificato all’istituto d’arte Alfonso Frangipane, porta il suo nome. Il polo riunificato Preti-Frangipane, guidato da Rita Cananzi, celebra in questi giorni l’anniversario della nascita del sommo artista con le storiche “giornate pretiane” dedicate alla rivisitazione da parte dei giovani studenti-artisti* delle opere di Mattia Preti e della sua storia. Si rinnova l’appuntamento del fondatore del presidio educativo, Alfonso Frangipane, pittore, disegnatore e saggista vissuto tra Catanzaro e Reggio Calabria tra il 1881 ed il 1970. Il suo studio in ebano si conserva restaurato proprio presso il plesso dell’istituto d’arte a lui intitolato e dove esistono laboratori di restauro del legno in cui gli studenti si prendono cura di pregiate opere provenienti da Stilo, Gerace e Pelligrina di Bagnara. Qui possono essere ammirate colonne torniate, capitelli corinzi, statue, fregi e decorazioni in legno nell’atto del restauro da parte dei giovani studenti. Ma tutto il liceo, con i suoi due plessi unificati, è denso di arte con sculture, opere pittoriche e disegni, originali e riproduzioni, di Alfonso Frangipane. “Un museo tra i banchi di scuola, dove l’arte si respira, dove presto tutto sarà catalogato e reso fruibile”, ci racconta il responsabile del plesso Frangipane, il professore Vincenzo Errigo.
Alfonso Frangipane, studioso calabrese cui si devono ricerche fondamentali per la conoscenza dell’opera del Preti, istituì queste giornate nel 1922, quando l’istituto si trovava nei seminterrati della scuola elementare ex Rosa Maltoni, poi trasferito in via sant’Agostino, poi in piazza del Popolo, fino all’odierna collocazione in una struttura progettata dall’architetto Francesco Albanese, cui è intitolata la biblioteca della scuola. Frangipane scelse di istituzionalizzare questo appuntamento con la memoria per ricordare il cavaliere calabrese e rilanciare la storia di questa terra attraverso la sua identità culturale.
Avviata nell’occasione delle “giornate pretiane 2014” una collaborazione tra il Liceo ed il Polilaboratorio “Preti – Presidio Operativo per l’arte del Restauro in Calabria” di Taverna, coordinato da Caterina Bagnato. La mostra, inaugurata alla presenza della nipote del fondatore dell’istituto, Vittoria Russo, è stata anche inserita nell’itinerario della Giornata della Cultura promossa dalla Provincia di Reggio per il prossimo 15 marzo nell’ambito della quale quindi si celebrerà anche l’arte di Mattia Preti.
Tra l’Italia e Malta si è snodato il percorso artistico e culturale del cavaliere calabrese, espressione autorevolissima dell’arte seicentesca, nato in una delle 14 famiglie nobili di Taverna cui apparteneva la madre Innocenza Schipani. Gli stimoli principali per la sua attività arrivarono, come riportato dal suo appassionato studioso Alfonso Frangipane nel Novecento, dalle qualità morali ed intellettuali della stirpe di origine. A seguirlo in qualità di precettore fu don Marcello Anania, parroco della chiesa di Santa Barbara di Taverna, prima della sua partenza per Roma dove si trasferì nel 1930 al seguito del fratello Gregorio, anche lui pittore.
Preti rimase nelle capitale per quasi venticinque anni, formandosi sulla scia della scuola di Caravaggio, anche se viaggiò molto in Italia settentrionale, dove ebbe l’opportunità di conoscere l’arte di Carracci, Lanfranco, Guercino e Veronese, e all’estero. Di questa parentesi romana sono gli affreschi in S. Giovanni Calibita e nell’abside di Sant’Andrea della Valle e l’affresco in San Carlo ai Catinari a Roma rappresentante “L’elemosina di San Carlo”.
Negli anni Cinquanta, poi, si trasferì a Napoli dove realizzò affreschi votivi sulle porte della città durante la peste. Qui Preti si dedicò anche al soffitto della chiesa di San Pietro a Maiella, affrescando “Storie della vita di San Pietro Celestino e Santa Caterina d’Alessandria”, “Figliuol prodigo” che oggi si trovano al museo di Capodimonte e a Palazzo Reale a Napoli, il ‘San Sebastiano’ per la chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori e la ‘Madonna di Costantinopoli’ nella chiesa di Sant’Agostino agli Scalzi.
Quindi negli anni Sessanta fu la volta di Malta, chiamato dal Gran Maestro dell’ordine di Malta RaphaelCotoner, dove realizzò la maggior parte della sua produzione artistica (circa 400 opere tra affreschi e tele) e dove, su commissione dei Cavalieri Ospitalieri, decorò gran parte della Concattedrale di San Giovanni nella capitale La Valletta e varie altre chiese maltesi.
Solo al termine della sua vita artistica, nel 1672, realizzò anche alcune opere nelle chiese della cittadina natale di Taverna che aveva lasciato oltre quarant’anni prima.
Il 26 febbraio del 1970, furono trafugati dalla chiesa di San Domenico 8 dipinti di Mattia Preti, ‘La Madonna delle Grazie’ di Gregorio Preti e due opere di autori ignoti del XVII secolo. La chiesa, chiusa dopo il furto, riaprì al culto nel 1988, dopo che le opere, ritrovate nel 1972, furono accuratamente restaurate presso i laboratori di Cosenza, Napoli e Roma.
Le sue opere sono oggi esposte in tutto il mondo da San Pietroburgo ad Oxford, da Madrid a Dayton (Ohio), da Vienna a Siviglia, da Varsavia a Houston in Texas, da Londra a New York. In Italia le sue tele pullulano da Firenze e Genova a Venezia, da Bologna a Milano, da Roma e Napoli a Messina – olio su tela “Cristo deposto” e ”Madonna della Lettera” realizzati a fine seicento per la Chiesa della Confraternita di San Giovanni Decollato di Messina sono conservati nel Museo Regionale di Messina con il “Polittico di San Gregorio” e la “Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione” di Antonello da Messina e le tele di Caravaggio del 1609, “Adorazione dei pastori” e “Resurrezione di Lazzaro” – e Palermo, da Taverna a Reggio Calabria – il “Ritorno del figliol prodigo” tornerà ad essere esposto presso il museo nazionale della Magna Grecia unitamente alle tavolette di Antonello da Messina “Abramo servito dagli angeli” e “San Girolamo penitente”. Si conserva a Reggio Calabria anche il manufatto “S. Pietro liberato dal carcere”, con ogni probabilità un bozzetto per l’opera originale conservata a Vienna.
Mattia Preti è ancora protagonista in questo 2014 con il dipinto “San Luca dipinge la Madonna col bambino” proveniente dalla chiesa di San Francesco di Assisi a La Valletta (Malta), in mostra adesso presso il palazzo Arcivescovile di Crotone. La preziosa tela, tra le poche ad essere firmata e datata (F.M.P.F. r Fra’ Matthia Preti Fecit 1671, accanto allo stemma del pittore quale cavaliere di Malta), approderà al museo Diocesano di Reggio Calabria dove rimarrà esposta dal 26 marzo al 28 aprile p.v.. La manifestazione si concluderà con il convegno presso il Liceo artistico “Preti-Frangipane” al quale parteciperanno Giorgio Leone, direttore della Galleria Nazionale di Palazzo Corsini a Roma, che delineerà Mattia Preti giovane, Giuseppe Mantella, curatrice del restauro del corpus di opere maltesi di Preti, e Alessia De Pasquale, che illustrerà alcuni pregevoli carteggi esposti, provenienti dall’Archivio privato di Alfonso Frangipane.
*Gli allievi – artisti sono Michela Bartolomeo, Veronica Bastianini, Davide Bevilacqua, Carmen Caminiti, Marco Campolo, Denise Di Stefano, Angela Dominici, Serena Falduto, Pasquale Ferrara, Pasquale Fotia, Marika Lo Bianco, Noemi Macrì, Gabriela Mallamaci, Mariagrazia Mallimaci, Valentina Megali, Simona Montecucco, Melva Ortega, Giovanna Pascone, Martina Pellicanò, Rita Porpiglia, Noemi Pustorino, Domenica Jessica Romeo, Angela Sancono, Graziella Santacroce, Paula Szulska, Francesca Tassone, Davide Trombetta, Annunziato Vilasi, Mariagrazia Vitetta, Lavinia Zappia. Sono stati guidati da Cettina Milici, Gaetano Imbesi, Graziella Malvi, Francesco Malara, Antonio Palmenta, Irene Sitibondo, Luisa Vazzana, docenti di Discipline Pittoriche e Plastiche del Liceo Preti-Franginpane di Reggio Calabria.




