È la mattina di sabato 16 febbraio e la sala del “Museo del Bergamotto” è gremita di amici e simpatizzanti provenienti da tutta la Regione per
la conferenza dei Moderati in Rivoluzione. È Giampiero Samorì, ossia il presidente del M.I.R. in persona, che dal palco parla ai cittadini di Reggio Calabria ma soprattutto ascolta. Samorì, infatti, ascolta per farsi portavoce delle istanze di un popolo che ha tanto da dire visto che ha sopportato per troppo, troppo tempo l’abuso derivante dal mal governo e il divario tra il Nord e il Sud del Paese. Fa gli onori di casa il reggino Gianfranco Aricò, Capolista al Senato della Repubblica. Il Prof. Samorì, a proposito della sua decisione di concorrere per la premiership del PDL vanificata poi dalla mancata celebrazione delle primarie in seno alla coalizione, ha riferito che in seguito lo stesso Berlusconi gli propose una candidatura “comoda e blindata” alla Camera per la regione Emilia Romagna. Ebbene, <>. Ed ancora Samorì, <>. Nell’esporre i punti programmatici del M.I.R., afferma ancora Samorì, <>. Di contro Samorì propone la creazione di una Banca pubblica in modo da poter dar credito alle aziende e imprese per una ripresa economia graduale e la creazione di posti di lavoro.
La parola passa poi al calabrese Aricò che rivela il proprio obbiettivo prioritario: il rilancio del Meridione per risollevare le sorti dell’Italia tutta. , afferma Aricò, <>. Tra tematiche innovative ed originali risposte ad antiche e moderne problematiche, Aricò prosegue con i nodi salienti del proprio personale programma. Ad esempio l’attenzione alle famiglie e coppie di fatto, in particolare l’abbassamento dei prodotti ed alimenti per bambini che hanno costi esorbitanti solo in Italia rispetto al resto d’Europa. Porre fine alla disparità di trattamento tra Sud e Nord per quanto riguarda l’ammontare delle tariffe di polizze assicurative di auto e moto (impropriamente alte nel Meridione). L’abolizione dell’IMU così come la salvaguardia da confisca della prima casa sarà una conquista sociale in questi tempi bui. Al fine di favorire la piccola e media impresa ed il trasporto merci, il Cap. Aricò propone di concentrarsi sull’implementazione delle vie e degli hub aeroportuali, marittimi, terrestri, ed in particolare: il rilancio del Porto di Gioia Tauro e far si che lo stesso sia convertito in porto franco; l’ampliamento delle tratte nazionali e internazionali degli aeroporti del Sud; la ristrutturazione tanto della famigerata tratta della superstrada ionica quanto e soprattutto della Salerno/Reggio Calabria (e porre così fine ai lavori perenni ed ai cantieri assediati dalle ‘ndrine!). Altri step sarebbero la defiscalizzazione del costo lavoro per anni 3 per le aziende che riportano gli stabilimenti e le sedi legali in Italia assumendo nuova forza lavoro; la tutela da parte dello Stato dei nostri prodotti e marchi made in Italy in Europa e nel mondo così come i provvedimenti contro la contraffazione a livello internazionale. Necessario incentivare la rete tra imprese, università e centri di ricerca per soluzioni innovative. A questo proposito Aricò sottolinea la totale assenza di investimenti per quanto riguarda la ricerca in ambito universitario e ed altri enti d’interesse e centri di ricerca nazionali. Essenziale inoltre sarà il favorire le ricerche nel settore delle energie ecocompatibili, e la costruzioni edifici con materiali a bassa dispersione calore al posto degli ecomostri abusivi.
Visto che l’Aricò pensiero si sviluppa in primis per il ripristino della legalità, un fondamentale passaggio è poi quello del finanziamento in favore di Forze armate e di Polizia ed al sistema della Giustizia tutto. L’obbiettivo è infatti ripristinare la sicurezza reale e percepita così come giungere finalmente al processo veloce per mezzo anche dell’informatizzazione degli uffici giudiziari. Dal momento che in periodo di crisi economica si registra un aumento della micro criminalità una risposta non da poco sarebbe quella della Polizia di Prossimità, ossia il reinserimento della figura del Carabiniere/Poliziotto di quartiere (non solo nel centro storico ma anche in quelli periferici). Indispensabile una legge anticorruzione forte da una parte per concentrarsi sui c.d. crimini dei “colletti bianchi” e dall’altra per impedire infiltrazioni a carattere mafioso nella pubblica amministrazione, partiti politici e istituzioni. Per l’emergenza carceri il Capitano avanza l’ipotesi di lavori socialmente utili da parte di (quasi) tutta la popolazione carceraria, promuovendo attività produttive (creando indotto) in funzione della comunità, sia all’interno che all’esterno degli istituti di pena. Prevenire il sovraffollamento per mezzo dell’effettiva applicazione delle misure alternative alla carcerazione per i reati minori. A proposito delle mafie: <>.