
Buste paga progressivamente più leggere negli ultimi anni. La Calabria è la regione italiana dove stipendi e pensioni si sono ridotti di più a causa dell’aumento delle addizionali
comunali e regionali Irpef. A rivelarlo è uno studio condotto dalla CGIA di Mestre, l’Associazione alla quale fanno riferimento Artigiani e piccole imprese.
Negli ultimi quattro anni le tasse locali hanno subito una vera e propria impennata, con un aumento medio di oltre il 30%. Ed è proprio in Calabria che si sono registrati, in media, gli aumenti maggiori, con il capoluogo di regione Catanzaro, che risulta ai primissimi posti di tutte le graduatorie suddivise per categoria.
La categoria più colpita è quella degli operai che con uno stipendio medio di quasi 1300 euro hanno versato negli ultimi 5 anni un carico ulteriore di 121 euro, pari al 36% in più. Al secondo posto i pensionati con un assegno medio di circa 1000 euro al mese che con gli aumenti delle tasse locali sono stati costretti a versare negli ultimi 5 anni un aggravio di circa 85 euro, il 34% in più. Al terzo posto è la volta dei quadri dirigenti con stipendio medio di circa 3000 euro hanno versato un aumento di 324 euro, pari al 31% mentre all’ultimo posto della graduatoria degli aumenti si trovano gli impiegati, con uno stipendio medio di quasi 2000 euro, che hanno versato negli ultimi anni quasi 200 euro in più di tasse locali, quasi il 30% in più.
L’incremento del prelievo registrato in questi ultimi anni è dipeso, in larga misura, dalle disposizioni introdotte con il “Salva Italia” che ha elevato le aliquote per tutte le Regioni a partire dal periodo di imposta 2011. Pertanto, dall’anno d’imposta 2012, l’addizionale Irpef regionale è aumentata dello 0,33%. Tuttavia, la situazione a livello territoriale varia da Regione a Regione. Nel 2013, ad esempio, la Calabria, la Campania e il Molise hanno applicato l’aliquota Irpef al 2,03%. Un livello di prelievo obbligato in virtù del fatto che la normativa dispone che le Regioni che presentano un disavanzo sanitario e non hanno rispettato i piani di rientro sono costrette a subire un incremento dell’aliquota di ulteriori 0,3 punti percentuali.
I dati suddivisi per capoluoghi di regione poi danno la dimensione di come sia proprio in Calabria che si sono registrati gli aumenti maggiori. Per quanto riguarda la categoria dei pensionati ad esempio Catanzaro è il capoluogo italiano dove le addizionali locali sono aumentate di più, il 49% in più precisamente, rispetto al 2010, pari ad versamento complessivo di quasi 150 euro in più. Al secondo posto troviamo invece Torino ed al terzo Bari.
Discorso simile per la categoria dei Quadri dirigenti. Anche qui per Catanzaro un aumento negli ultimi cinque anni del 49%, pari a 549 euro in più rispetto al 2010. Praticamente lo stesso aumento che si è registrato a Napoli mentre al terzo posto in classifica, staccata al 38%, troviamo Roma.
Anche per la categoria degli impiegati a Catanzaro, alla pari di Napoli, si sono registrati gli aumenti maggiori in Italia: complessivamente anche qui un aggravio del 49% in più rispetto al 2010, per una spesa aggiuntiva di 335 euro in più all’anno.
Stessa percentuale anche per la categoria degli operai, che a Catanzaro come a Napoli sono stati costretti a versare il 49% in più negli ultimi 5 anni, pari ad un aumento di 195 euro. Aumento superato solo dalla città di Venezia dove gli operai hanno avuto lo spropositato aumento del 126% in più.




