
Li chiamano corsi di recupero Intramoenia per studenti. Di che si tratta? Chiaramente di corsi di recupero tenuti all’interno dell’istituto scolastico.
La novità è che le lezioni si svolgono dietro un corrispettivo extra. La Calabria, si sa, da sempre terra di innovazione, si fa promotrice di questa “novità”, e i corsi potrebbero estendersi a macchia d’olio in tutta la penisola, perché l’idea piace, poi poco male se c’è da sborsare una quota. Si tratterebbe di un contributo economico per i corsi di recupero, naturalmente, va chiarito, extra rispetto a quelli previsti e garantiti dal ministero, che sarebbero tenuti dagli stessi docenti dell’istituto scolastico d’appartenenza. Un modo “casareccio” per far fronte all’esiguità dei fondi a disposizione degli istituti scolastici, questo almeno è quanto dichiarato da chi intende attivare il “servizio”. E chi paga? Chi ha sempre pagato. Saranno i genitori a dover pagare, eventualmente, di tasca propria, le lezioni pomeridiane, previste dal piano ordinario dell’offerta formativa. Con buona pace della gratuità della scuola pubblica. Le famiglie potranno, ovviamente, far ricorso agli insegnanti privati, previa dichiarazione scritta all’istituto scolastico. In un liceo di Cosenza già si pensa alla sperimentazione di questa soluzione “interna” dell’insegnamento. E non potevano mancare le polemiche.
L’iniziativa sembra aver già preso forma e, da quanto riferito da alcuni genitori, sarebbe possibile, usufruire della concessione di un fido di mille euro, concesso alle famiglie degli alunni per “corsi di sostegno/studio”, da attivare presso un istituto di credito convenzionato. Si tratta di “finanziamenti a condizioni agevolatissime”, come si legge in una circolare ufficiale dell’istituto, che i genitori, volendo possono decidere di dedicare all’approfondimento di un corso per i propri figli.
I sostenitori dei corsi di recupero intramoenia, affermano che le famiglie risparmierebbero, mentre i docenti “erogherebbero un servizio legittimamente retribuito e non in nero, come spesso avviene, e con il rischio di essere denunciati”. Ricordiamo per tutti coloro che hanno conseguito la maturità anni addietro e con altre formule strutturali che si tratta di “corsi di recupero” che gli alunni devono sostenere quando non raggiungono la sufficienza nelle materie.
I sindacati sono sul piede di guerra e condannano senza mezzi termini l’iniziativa. Gianfranco Trotta, segretario regionale della Flc Cgil, parla di “deriva privatistica è pericolosa. In questa Regione c’è bisogno di più cultura, invece tagliano le gambe ai ragazzi”. Trotta ha inoltre dichiarato di aver già allertato il segretario nazionale della Flc, Mimmo Pantaleo. I sindacalisti hanno anche lanciato una campagna di raccolta firme per bloccare l’iniziativa e avrebbero in programma un’assemblea pubblica per rinsaldare il principio della gratuità dell’istruzione pubblica.
Anche la politica non è stata a guardare: “Sono inaccettabili misure di recupero e sostegno che prevedono il pagamento di quote per le famiglie soprattutto in un momento di crisi economica che di per sé produce diseguaglianze, povertà ed ingiustizia sociale. La scuola deve essere il modello dell’accoglienza e del merito ma non può mai subordinare l’apprendimento al pagamento dei corsi di recupero così come la scuola pubblica deve mantenere il suo profilo democratico, solidale ed universale”. Così si è espresso il segretario provinciale del Pd di Cosenza Luigi Guglielmelli. Segretario, però, “crisi”? Ma se i genitori possono accedere ad un prestito Carime! E il segretario incalza: ”Ai dirigenti scolastici che insistono in queste avventure voglio solo dire che le famiglie pagano tasse e balzelli proprio per consentire ai propri figli di avere un sistema scolastico che provveda alle loro esigenze e necessità e che non esistono giustificazioni per chi come al Liceo Fermi di Cosenza costringe le famiglie a pagare corsi di recupero e sostegno che invece rientrano nelle normali attività e servizi che la scuola della Repubblica Italiana deve fornire”.
E gli insegnanti? Di certo se dovesse confermarsi un simile andazzo, in molti vedrebbero in qualche modo insidiate le vecchie e care lezioni private. Negli ultimi decenni la maggioranza dei docenti del Belpaese è riuscita ad ottenere un piccolo “stipendio” parallelo con le ripetizioni agli studenti in difficoltà. Un “tesoretto” quasi mai dichiarato e che ora rischia di essere intaccato. Una realtà scomoda e appena sussurrata negli ambienti scolastici ma che costituisce un problema nel problema in questa singolare matrioska dell’istruzione. Pochi sono i genitori che hanno accettato, seppur a denti stretti, la novità , infatti, la quasi totalità ha avuto da ridire sulla bontà dell’iniziativa. “Perché dovrei pagare per un servizio scolastico che fino a ieri era gratuito? In questo periodo di crisi economica è inconcepibile infierire con queste scellerate decisioni sulle famiglie. L’istruzione è un diritto dei nostri figli non un business”.
Oltre a tutte le considerazioni fatte, c’è da considerare anche un’altra faccia della medaglia. Le numerose orde di neolaureati, disoccupati, spesso, danno ripetizioni privatamente, sempre in nero, chiedendo un forfettario di poche centinaia di euro per tutte le materie, che paragonato alla tariffa ad ore, che in genere richiedono docenti scolastici, per un singolo insegnamento devasta il “mercato”, rendendo molto più conveniente la scelta di un neolaureato. C’è anche forse, in generale e non in particolare, una scelta di convenienza per i docenti che appoggiano l’intramoenia, dettata dall’ormai esiguo mercato riservato loro? Molti sono gli interrogativi ai quali si vorrebbe dare una risposta, quel che tuttavia resta difficile, è valutare i possibili effetti dei corsi di recupero “Intramoenia” sempre più diffusi in Italia, che evidentemente rappresentano la punta dell’iceberg circa il (pessimo) trattamento della cultura e i progressivi rischi per l’istruzione “gratuita” in Italia.
La domanda, però, che inevitabilmente sorge spontanea e incombe su di noi è: siamo forse davanti all’inizio della fine della Scuola Pubblica? Assolutamente no, risponde il dirigente dell’istituto, che ha garantito allo stesso Guglielmelli che il sistema intramoenia è aggiuntivo e non sostitutivo dei corsi di recupero per favorire gli alunni in difficoltà e per fare emergere il lavoro nero che spesso è presente nelle lezioni private. Non si mette in dubbio questo, resta il fatto che chi “può” all’interno di un servizio pubblico, ottiene più di altri. Ma che dire, capita. Capita che la scuola privata si travesta da scuola pubblica, ma capita anche che la scuola pubblica vesta i panni di quella privata, almeno in parte.




