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Piscitelli: ‘’Polemiche sul trasferimento fuori luogo. La legge sullo scioglimento va rivista: Occorre tornare ai vecchi metodi’’

4 Gennaio 2014
in Storie
Tempo di lettura: 3 minuti
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2014-01-04_11.29.02
di Claudio Labate – Il valzer di Prefetti voluto dal Ministero dell’Interno, e che ha riguardato in maniera diretta la città di Reggio,

con la sostituzione a Palazzo del Governo

di Vittorio Piscitelli, a favore di Claudio Sammartino, ha scatenato nei giorni scorsi una serie di polemiche che ovviamente sono entrate di diritto nella conferenza stampa di commiato con cui l’ormai ex prefetto ha inteso salutare la città.
Vittorio Piscitelli non si è sottratto alle domande dei cronisti, e con disponibilità e diplomazia ha messo a tacere quelle polemiche rimandandole al mittente, qualunque esso sia.
‘’Sono venuto qui in un momento delicato per la città, a chiudere una storia iniziata da altri, non sottraendomi a questo compito doloroso ma necessario’’ dice Piscitelli che rimarca a più riprese di aver sentito ‘’l’orgoglio e il privilegio di rappresentare lo Stato in un momento in cui lo Stato, in questa città, faceva la sua parte. Una parte molto importante, anche se forse un po’ in ritardo coi tempi della storia’’.
Riguardo al trasferimento a Roma, Piscitelli liquida così la questione: ‘’Noi Prefetti andiamo dove ci manda il Governo, siamo a sua disposizione, non è che il Governo tratta con noi i trasferimenti. Si, alcuni lo fanno, ma non la stragrande maggioranza. Quando sono stato mandato qui a Reggio la sera prima sono stato chiamato da Roma e mi dissero che dopo quattro anni e mezzo di permanenza a Macerata sarei tornato nella capitale. Invece il giorno dopo mi hanno richiamato dicendomi: vai a Reggio’’. Piscitelli rivela di aver saputo del trasferimento il giorno prima della riunione del Consiglio dei ministri dalla quale sarebbe nato quello che il Prefetto chiama ‘’un grosso movimento’’.
Insomma, senza neanche tanti giri di parole, Piscitelli bolla quelle degli ultimi giorni come ‘’polemiche fuori luogo”, aggiungendo poi ”non vedo nessuna macchinazione’’, anche perché in genere i movimenti di prefetti sono fatti durante le feste di Natale, di Pasqua e a Ferragosto: ‘’A chi un premio – scherza – a chi un disagio’’. ‘’Ho casa a Roma – aggiunge poi – desideravo anche rientrare e quindi sono stato accontentato… E poi l’incarico che mi è stato assegnato è identificato come ‘’Super A’’, equivalente ai più alti incarichi’’.
Ovvio che il discorso prenda una piega decisa verso la proroga del Commissariamento sul quale il Prefetto è chiaro e limpido, anche sconfessando, se vogliamo, l’ipotesi di ‘’continuità’’ degli uomini impegnati nella vicenda, da più parti invocata: ‘’Tra il prefetto e le Commissioni non è che ci sia questa dipendenza, il Prefetto è a disposizione ma loro svolgono il loro ruolo autonomamente. Quindi non è necessario che il prefetto sia lo stesso in nome della continuità. La richiesta di proroga è stata inoltrata a Roma adesso spetta al Ministro decidere. Ma che sia io o un altro  il Prefetto non c’è nessuna conseguenza. Certo, avrebbe fatto piacere a me, per un fatto di soddisfazione portare a compimento il lavoro’’.
Piscitelli rimane comunque un indiscutibile protagonista di questi venti mesi, avendo vissuto a pieno, piuttosto che essere stato travolto come hanno detto diversi suoi colleghi, gli eventi di una città stretta tra tensione sociali, proteste di piazza e mancanza di rappresentanza politica. Anche a proposito della Legge che prevede lo scioglimento dei Comuni Piscitelli sceglie di non essere evasivo: ‘’è una legge che merita di essere rivista perché non risolve i problemi, ed abbiamo validi esempi in Taurianova piuttosto che Melito Porto Salvo. Cioè sciogliere i Comuni significa quasi mettersi contro la popolazione che lo avverte come un sacrificio alle proprie scelte. Un provvedimento ablatorio e ablativo delle proprie scelte, e questo secondo me va evitato. E poi come detto non risolve i problemi, abbiamo visto che le persone si ricandidano e vengono rielette, quindi vuol dire che la collettività non si rende conto di quello che è successo in quella amministrazione. E allora per ovviare a questo, bisogna tornare ai vecchi sistemi, cioè il controllo sulla legittimità degli atti. Bisogna mettere una Commissione che esamini gli atti, che sia il vecchio Coreco o la Prefettura poco importa, ma probabilmente bisognerebbe estendere il controllo anche nel merito degli atti. Io non do colpa allo stato, ma al legislatore che dovrebbe riadattare la legge alla realtà, che nel frattempo è cambiata’’.
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