
di Anna Foti – In questo tempo di incertezza e di inquietudine in cui anche la musica è stata colpita al cuore dalle fiamme, in cui ancora imperversano gli interrogativi
su cosa sia accaduto al Museo dello Strumento Musicale di Reggio, in attesa oggi di risorgere dalle macerie, riscopriamo come la musica stessa abbia reso, e renda ancora grande, la nostra storia. Una riscoperta nel segno del grande compositore palmese Francesco Cilea.
A rapirlo furono le note della “Norma” di Vincenzo Bellini, eseguite nella cornice della Villa Comunale di Palmi dalla banda cittadina diretta da colui che sarebbe stato il suo primo docente, il maestro Rosario Jonata. Quelle note lo rapirono da piccolo per condurlo nell’universo sterminato della musica che lo avrebbe reso grande ed indimenticato. Francesco Cilea, nato nel comune reggino di Palmi da Felicia Grillo e Giuseppe Cilea, morto in quello savonese di Varazze di cui è cittadino onorario e dove sposò Rosa Lavarello, è vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, secoli ai quali ha lasciato una ricca eredità di opere liriche e musica da camera*.
Nominato Primo alunno maestrino dal Ministero della Pubblica Istruzione mentre studiava musica al conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, all’età di ventitre anni compone l’opera d’esordio, di genere lirico, “Gina”, apprezzata la quale l’editore Sonzogno gli commissiona la seconda “La Tilda”, in tre atti. Essa viene rappresentata al teatro Pagliano di Firenze per la prima volta ed infine approda al teatro delle Esposizioni di Vienna nel settembre 1892. Un’opera rimasta irripetibile nella sua compiutezza per la perdita della partitura d’orchestra ma ancora conoscibile nelle riduzioni per canto e per pianoforte.
Nella terza opera “L’Arlesiana” – dal dramma di Alphonse Daudet, su libretto di Leopoldo Marenco – Cilea credette particolarmente pur se ritenne un insuccesso il debutto al teatro lirico di Milano nel 1897. La rimaneggiò al punto che la versione a noi pervenuta è ben lontana da quella della stesura originaria. “L’Arlesiana” di Francesco Cilea fu tra le opere italiane rappresentate negli anni Trenta quando, per imposizione del regime fascista a seguito della conquista dell’Etiopia, fu proibito di eseguire opere di paesi che avessero aderito alle sanzione della Società delle Nazioni.
Il successo, ancora oggi risonante a livello internazionale, arrivò nel novembre del 1902 al teatro lirico di Milano con “Adriana Lecouvreur”, opera in quattro atti su libretto di Arturo Colautti ambientata nel Settecento francese e basata su una pièce di Eugène Scribe.
Infine è Arturo Toscanini a dirigere al teatro alla Scala di Milano nell’aprile del 1907, la tragedia in tre atti “Gloria”, un’opera rimasta incompresa dal pubblico al punto che Cilea abbandonò il teatro dell’opera. Scrisse, presumibilmente parti e bozze come “Il matrimonio selvaggio”, “Il ritorno dell’amore” di Renato Simoni e “Malena” e “Rosa di Pompei” di Ettore Moschino, mai eseguite e rappresentate. Cilea, e continuò a comporre musica da camera, quella ad oggi molto meno frequentata da musicisti e critica. Tra i pochi frequentatori di questo intenso repertorio pianistico c’è la musicista, anch’ella di Palmi, Maria Beatrice Zoccali che, negli anni scorsi, presso gli studi della Bel Music di Milano e con la direzione artistica del professore Daniele Bubboli, ha inciso anche un cd con dal titolo “Il pianismo di Francesco Cilea – Rarità per collezionisti”.
Fino al 1913, diresse il conservatorio “Vincenzo Bellini” di Palermo ed il conservatorio, in cui fu avviato alla musica, San Pietro a Majella di Napoli.
Al 1913 risale il suo poema sinfonico, su versi di Sem Benelli, in onore di Giuseppe Verdi, di cui quest’anno si celebrano i duecento anni dalla sua nascita.
Nel segno della musica e della memoria, anche un altro compositore calabrese di Sant’Eufemia d’Aspromonte, ha dedicato un’opera al compositore italiano più famoso di tutti i tempi. Si tratta di Vincenzo Cutrì contemporaneo di Francesco Cilea d originario di Sant’Eufemia d’Aspromonte.
L’attuale conservatorio e lo storico teatro reggino sono a lui intitolati mentre il comune natale, Palmi, gli ha intitolato un mausoleo in cui campeggiano le parole di profondo amore alla sua comunità natia, da lui rivolte per il tramite del primo cittadino nel giugno del 1950: ”Vi prego di dire alla nostra diletta Palmi tutta la mia filiale riconoscenza e tutto il mio amore. Ditele che essa e è resterà nel mio cuore con un attaccamento tanto più vivo e tenace quanto più il cumulo degli anni affretterà il mio distacco dalla vita”.
Un mausoleo nel centro cittadino palmese ricorda le opere liriche più importanti del compositore morto in Liguria nel 1950. Opere racchiuse anche nella sua celebre citazione: « Nell’Arte, espressione dello spirito, norma costante ed intransigente mi è stata sempre l’italianità, ammodernata nel progresso delle forme e della tecnica, mai soffocata, né deformata, come attestano e comprovano Arlesiana, Adriana e Gloria, le tre creature della mia fantasia e del mio sognato ideale».
La casa della cultura intitolata ad un altro palmese illustre che su Cilea scrisse anche un volume, Leonida Repaci, ha sede il museo musicale intitolato a “Francesco Cilea e Nicola Antonio Manfroce**” Un ricco presidio della memoria con spartiti, bozzetti di scena, manoscritti e documenti relativi all’attività dei maestri. Di particolare pregio le cinquemila lettere dell’epistolario di Francesco Cilea e la ricca documentazione fotografica, la biblioteca musicale e le miniature realizzate da Michele Cilea, fratello del compositore.
Fonte Wikipedia *
Opere liriche
• Gina ()
• Tilda (1892)
• L’Arlesiana (1897)
• Adriana Lecouvreur (1902)
• Gloria (1907)
Musica da camera
Album di 10 pezzi pianistici per la gioventù:
• Gocce di rugiada
• L’arcolaio
• Melodia in fa maggiore
• Romanza in la maggiore
• Mazurca in si bemolle maggiore
• Aria campestre
• Valzer in re bemolle maggiore
• Serenata
• Canto del mattino
• Danza in la maggiore
• Sonata in re maggiore op. 38 per violoncello e pianoforte (1888)
• Foglio d’album op. 41
• Suite per violino e pianoforte
** Nicola Antonio Manfroce sarà al centro di un convengo internazionale di studi che avrà luogo venerdì 29 e sabato 30 presso la casa del, Cultura “Leonida Repaci” di Palmi, con il titolo “Nicola Manfroce e la musica a Napoli fra Sette e Ottocento”. L’evento, organizzato dall’Istituto di bibliografia musicale calabrese in collaborazione con il comune di Palmi, l’Istituto italiano per storia della musica, l’Istituto storico germanico di Roma – Sezione storia della musica, l’Associazione Amici della Musica “Nicola Antonio Manfroce” di Palmi, la Fondazione “Ottavio Ziino” Orchestra di Roma e del Lazio, con il patrocinio della Società italiana di musicologia, celebra il bicentenario della morte di Nicola Manfroce, compositore calabrese nato a Palmi nel 1791 e morto a Napoli nel 1813 a soli ventidue anni.




