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Memorie – L’aviatore e gli scrittori: i misteri della Certosa calabrese

18 Luglio 2014
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 5 minuti
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certosaserrasanbruno
di Anna Foti –
Tra i luoghi della Calabria mistica, antica e pregna di mistero, immersi nella natura delle querce secolari e dei faggi, cullata da castagni ed aghifogli,

vi è certamente la Certosa di Serra San Bruno (o Certosa dei Santi Stefano e Bruno), diocesi di Catanzaro Squillace, una delle quaranta esistenti in Italia ed una delle due appartenenti ancora ai certosini unitamente a quella nel lucchese di Farneta.

Essa sorge nel cuore della Calabria Ulteriore, sulle orme della prima abbazia certosina francese di Grenoble, ad opera di Bruno di Colonia (1030 ca. – 6.X.1101) che nel 1084 fondò l’ordine dei Certosini e che al seguito di papa Urbano II si rifugiava spesso nell’Italia Meridionale conquistata dai Normanni. In principio fu la chiesa di Santa Maria di Turri o del Bosco, fondata da Bruno, ritiratosi sull’Altopiano delle Serre calabre, in località Torre, a 790 metri di altitudine, dopo che aveva rifiutato la nomina a vescovo, in un fondo fra Arena e Stilo offertogli in dono da Ruggero d’Altavilla.

Semplici capanne, antesignane delle celle dei padri eremiti e una chiesa consacrata il 15 agosto 1094 alla presenza di Ruggero I di Calabria e Sicilia. Ecco le origini.

Negli anni successivi lo stesso Ruggero arricchì la sua donazione a Bruno con i terreni di Stilo, i casali di Bivongi e Arunco (Montepaone). il guardaboschi Mulè. Sul finire dell’anno 1000, furono costruiti l’Eremo e la Certosa e molti dei costruttori si insediarono nelle vicinanze, dove sorgevano la chiesa di Santa Maria di Turri o del Bosco ed il monastero di Santo Stefano, andando a rappresentare il primo nucleo abitato di quella che sarebbe stata la comunità di Serre. La Certosa aveva in feudo gli attuali comuni di Bivongi, Serra, Spadola, Montepaone, Montauro, Gasperina e la lontana Rocca di Neto ed in questo frangente artisti da ogni dove vennero a lavorare per la Certosa, lasciando in eredità alla comunità in fieri modelli dell’artigianato, della lavorazione del legno, del ferro e del granito, divenuto tipico nel tempo della tradizione serrese. Il nome dell’odierno comune deriva proprio deriva dal termine ‘serra’ (catena dentellata di monti). L’aggiunta di San Bruno è del secolo scorso.

Quindi il periodo cistercense e poi il reintegro dell’ordine certosino nella Certosa, prima del sisma del 1783 che distrusse tutto, inaugurando un periodo di abbandono di oltre trenta anni. Seguì la ricostruzione in stile neogotico, secondo il progetto di François Pichat, architetto dell’Ordine, realizzato partire dal 1894 e completato in ogni sua parte –  costruiti la chiesa conventuale, le cappelle private, il chiostro, le quattordici celle dei padri, la torre dell’orologio in sostituzione del vecchio campanile, la Foresteria, i luoghi di preghiera e di incontro, la Procura, le stalle e i depositi e ristrutturati la cinta murarie su pianta quadrata delimitata da torrioni cilindrici angolari, la fontana, il Refettorio, la Sala del Capitolo, la Biblioteca e la Cappella delle reliquie – nel 1899, anno della inaugurazione celebrata a Pasqua. La nuova chiesa venne consacrata nel 1900.

Oggi la Certosa di Serra San Bruno è un monastero di grande pregio architettonico che consta dal 1994 anche di un museo con documenti ed opere della Certosa. Il monastero conserva anche alcune pregevoli opere d’arte del Seicento e del Settecento tra cui un busto reliquario in argento di San Bruno, opera del 1520 ed una tela raffigurante San Francesco di Paola.

Una storia antica e densa come quella recente, segnata da momenti memorabili come le visite di Papa Giovanni Paolo II nel 1984 e Papa Benedetto XVI nel 2011. Ma la storia meno recente di questa abbazia nei secoli ha visto scrivere pagine ancora oggi inquietanti e misteriose. Verità taciute, misteri non svelati, presenze non smentite: un crogiolo di vicende che si intrecciano con la Grande Storia.

Tra queste ve ne è una particolarmente suggestiva.

Sganciare una bomba atomica,distruggere un città per eseguire un ordine in tempo di guerra. Uccidere decine di migliaia di persone a condannarne altrettante a morte futura per radiazioni. Poi ritirarsi a vita di clausura per convertirsi, meditare e pregare nel cuore della Calabria in uno dei due monasteri maschili certosini esistenti, la Certosa di Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia.

Una storia verosimile ma al limite con la leggenda di cui, come di tanti altri misteri o presenze eccellenti nei secoli, non vi sono prove documentali attendibili. Eppure per lungo tempo si è ipotizzato che l’atrocità del gesto compiuto sul finire della Seconda Guerra Mondiale contro la popolazione civile inerme legava la tragica storia di Hiroshima alla nostra regione in forza di un presunto rifugio riparatore per l’anima del pilota dello sciagurato velivolo.

Era il mattino del 6 agosto del 1945 quando gli Stati Uniti, entrati in guerra dopo il drammatico attacco giapponese alla loro base militare di Pearl Harbour nel dicembre del 1941, sferrarono l’offensiva nucleare contro il Giappone colpendo, quella mattina di quasi settanta anni fa, Hiroshima con la bomba atomica “Little Boy” sganciata dal bombardiere “Enola Gay”. Solo tre giorni dopo, la tragedia si sarebbe abbattuta anche sulla città di Nagasaki. Pare che all’origine di tale leggenda, come anche di altre legate alla Calabria, vi siano alcune informazioni raccolte dal giornalista e scrittore calabrese Sharo Gambino, originario di Vazzana in provincia di Vibo Valentia, vissuto a Serra San Bruno e morto a Lamezia Terme nel 2008. La leggenda metropolitana narra del ritiro a vita privata nel monastero dei Certosini di Serra San Bruno, in Calabria, del pilota del B – 29 “Enola Gay”  (pamphlet “L’atomica e il chiostro”) e narra anche del discusso soggiorno a Capistrano del pittore P. A. Renoir e dello spettacolare ritrovamento di una lettera di Giovanni Boccaccio, che avrebbe chiesto asilo in Calabria.

Pare, in realtà, che la Certosa abbia ospitato un testimone, dunque non il pilota del B-29 “Enola Gay”, della tragedia di Hiroshima durante l’ultimo capitolo del secondo conflitto mondiale. Sembrerebbe infatti che né il comandante della missione, il colonnello Paul Tibbets, né il copilota, il capitano Robert Lewis, si siano mai rifugiati tra i boschi calabresi. Invece Tony Lehmann, arruolatosi nell’esercito statunitense e testimone del massacro causato dall’esplosione della bomba atomica a Hiroshima, dopo essersi congedato dall’esercito, divenne sacerdote ed entrò nell’ordine dei Certosini, trascorrendo qualche periodo anche in Calabria. Sarebbe morto nel 2001, dopo essere diventato Gesuita. Dunque fu lui ad avere raccontato anche in terra calabra gli orrori della città portuale giapponese all’indomani dell’esplosione di “Little Boy”. Ma c’è anche un’altra presenza nel monastero calabrese che non sarebbe stata smentita cioè quella di Lennann Leroy, reduce americano della Guerra di Corea.

Racconti postumi offriranno, infatti, riscontri a quanto dichiarato dai monaci che in questi anni   avevano sempre negato la presenza del pilota all’interno del loro monastero. Ma il mistero non si esaurisce. La resa del Giappone agli Stati Uniti sarebbe giunta il 15 agosto del 1945 e dopo la ricostruzione cominciata nel 1949, adesso Hiroshima  è un importante centro industriale. Nessuna parola invece sopravvive allo sdegno ed all’orrore per una delle pagine più cruente e dolorose, per le vittime innocenti della follia cieca di una bomba e della follia mostruosa dell’uomo.

Ad accrescere il mistero attorno all’antica certosa calabrese nel tempo anche lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia ed oggi anche lo scrittore milanese Mirko Tassone che nel suo volume “Dieci misteri certosini” approfondisce pagine rimaste oscure e legate alla storia di questa abbazia: dal rito degli indemoniati della Pasqua di Serre ai miracoli di Serra San Bruno, dall’attribuzione della vecchia facciata ante sisma 1783 a Leonardo Da Vinci fino ai misteri della morte violenta nel 1844 di padre Arsenio Compain trovato morto vicino alla sua cella e del suicidio nel 1975 del priore Willebrando Pnemburg. Non vi è dunque solo la leggenda
dell’aviatore che sganciò la bomba su Hiroshima ma anche quella della presenza dell’economista Federico Caffè, dell’arcivescovo Emmanuel Milingo, del fisico siciliano Ettore Majorana, allievo di Enrico Fermi e scomparso all’età di 32 anni, su cui scrisse Leonardo Sciascia negli anni Settanta.

Luogo di preghiera, contemplazione e cammino immerso nella natura, oggi la Certosa di Serra San Bruno conserva i suoi misteri e li sublima in un presente pregno di misticismo, di solitudine e raccoglimento.

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