
di Stefano Perri – Reggio Calabria. Anno Domini 2013. L’estate ormai alle porte e probabilmente una delle ultime occasioni per la città di aprire le porte ad una vocazione turistica da sempre anelata
e probabilmente mai davvero raggiunta.
E così dopo gli ultimi sprazzi di fresco può ormai considerarsi iniziata la contingenza climatica favorevole che potrebbe attrarre in riva allo Stretto, come di consueto, l’interesse turistico da ogni parte del mondo.
Una vocazione, quella turistica, costretta il più delle volte a scontrarsi contro il solido muro di una realtà tristissima, segno tangibile di un enorme potenziale inespresso.
Ed è così che carta (turistica) alla mano – a proposito, non è stato facile trovare indicazioni in tal senso – se si prova a fare un giro per gli itinerari turistici proposti dalla città, si rischia davvero di rimanere a bocca aperta, e non certo per l’unicità e la rinomata bellezza dei luoghi.
Che il turista abbia scelto di giungere a Reggio per mare, per terra o per aria è costretto fin da subito a scontrarsi con le difficoltà legate ai trasporti. Da questo punto di vista Reggio non brilla né dal punto di vista dei collegamenti ferroviari, né aerei, per non parlare delle notorie difficoltà riscontrate nei collegamenti via mare con la Sicilia e con l’Autostrada A3 che da più di dieci anni ormai è un continuum di cantieri a cielo aperto.
Superato il nodo trasporti si presenta l’ostacolo delle informazioni turistiche. Molto scarsa la rete degli uffici predisposti, incompleto e datato il materiale a disposizione. Ma anche volendo superare gli aspetti iniziali per giungere al sodo delle maggiori attrattive turistiche offerte dal territorio urbano il contesto non cambia. Basta fare un giro per i luoghi di maggiore interesse della città per rendersene conto.
A cominciare ad esempio da uno dei luoghi simbolo di Reggio Calabria, probabilmente il più famoso, quello che perfino D’Annunzio definì il più bel chilometro d’Italia, il Lungomare Falcomatà. Quello che avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello del circuito turistico cittadino, salotto buono anche per i reggini oltre che per i turisti, diventa simbolo di degrado ed incuria. Oltre agli ormai datati (e tanto discussi) gazebo sulla parte bassa del Lungomare, ciò che desta più stupore è lo stato degrado assoluto in cui versano due delle attrattive più in vista della Reggio Turistica: l’area delle Mura Greche e quella delle Terme romane.
Le Mura Greche
Il sito denominato ”Mura Greche” sorge nei pressi di Palazzo Zani. Un tratto di mura risalirebbe al IV secolo a.C. e farebbe parte della rifortificazione operata da Dionisio II, dopo che la città era stata conquistata dal padre Dionisio I, che vi si stabilì facendo costruire una grande villa collocata tra la cinta più interna a monte e la nuova più esterna a mare. Il sito è costituito da due file parallele di grossi blocchi di arenaria tenera ed è di particolare interesse, poiché si tratta del punto in cui le mura occidentali deviano verso oriente e chiudendo dunque a sud la cinta reggina. Ma delle mura ormai si vede ben poco, coperte come sono dalla foltissima vegetazione cresciuta all’interno del ‘fossato’ che avrebbe dovuto contenerle.


Le Terme Romane
Stessa sorte per il sito delle Terme Romane, un’altra delle attrattive meglio posizionate in un ipotetico circuito turistico cittadino. Le Terme rappresentano un reperto archeologico di enorme valore testimoniale. Rinvenuto durante la sistemazione del lungomare successiva al terremoto del 1908, il sito ha riportato alla luce uno degli otto impianti termali presenti probabilmente nei primi secoli d.C., periodo in cui Regium prosperava come municipium romano.



Il Lido Comunale
Ed anche tralasciando per un attimo l’itinerario storico culturale per tuffarsi in quello naturalistico, peraltro più gettonato, offerto dalla costa e dalle spiagge cittadine, sempre rimanendo nell’area del Lungomare risulta insufficiente anche la pulizia del Lido Comunale. Un turista che decidesse malauguratamente di entrarvi noterebbe da subito l’enorme mole di cabine ormai andate in malora e trasformate in improvvisati servizi igienici (che però di igienico hanno poco o nulla), nonché i cumuli di immondizia che di tanto in tanto sorgono negli angoli dell’area delimitata dal Lido.


La Villa Comunale
E poi rimanendo nell’ambito naturalistico stupisce come una dei luoghi tradizionalmente più caro ai reggini, la Villa Comunale, non sia sfuggito al processo di degrado che lentamente investe anche il centro cittadino. Anche qui l’incuria e la sporcizia regnano sovrano.



L’orto botanico
Basta allontanarsi di poche centinaia di metri, all’inizio del Viale Calabria, per incontrare un altro simbolo del fallimento turistico della città. Quello che avrebbe dovuto essere un Orto Botanico a disposizione di turisti e cittadini risulta ormai da anni inaccessibile ed in totale stato di abbandono. Gli edifici all’interno ormai in fase di decadimento, erba e piante incolte hanno trasformato l’area in una vera e propria giungla nel pieno centro cittadino, con il conseguente proliferare di topi e zanzare a corredo di uno scenario postbellico.



L’area sacra del Parco archeologico Griso-LaBoccetta
Ci spostiamo ancora una volta verso il pieno centro cittadino per raggiungere una delle mete turistiche storicamente più rilevanti e di pregio, l’area sacra del Parco archeologico Griso-La Boccetta situata tra via Torrione e via Tripepi. Scavata dalla fine del XIX secolo, l’area Griso-Laboccetta ha restituito tra i pezzi archeologici più celebri esposti al Museo Nazionale della Magna Greciadi Reggio. Anche in questo caso è il degrado a farla da padrone. La vegetazione risulta talmente incolta all’interno del sito che lo sfortunato visitatore può ormai solamente immaginare le fattezze originali dei reperti archeologici.




Il parco archeologico Trabocchetto e le mura della collina degli Angeli
Percorrendo poi poche centinaia di metri sulla direttrice collinare il nostro ipotetico sventurato turista giungerebbe presso le Mura del Parco Archeologico Trabocchetto e della collina degli Angeli. Due siti archeologici praticamente sovrapposti, che si trovano nell’area compresa tra Sant’Antonio e Via Reggio Campi, che ad oggi risultano totalmente inaccessibili. Si tratta del punto più alto, circa 114 metri slm, raggiunto dalle antiche mura della città, costruite in due diversi contesti storici. Nel tratto della collina degli Angeli sono state rinvenute un’iscrizione in caratteri greci, probabilmente in lingua osca, e un’edicola votiva rappresentante una Vittoria alata. I due siti risultano completamente sbarrati e abbandonati. In sostanza esistono solo sulla carta, completamente sconosciuti non solo ai turisti ma anche alla maggioranza dei reggini.








Il Parco Baden Powell
A completare il viaggio nel degrado che il malcapitato turista si troverebbe a percorrere nella città dello Stretto un altro dei luoghi simbolo della Reggio che muore, il Parco Baden Powell. Nato come una sorta di polmone verde a ridosso del centro cittadino, si presenta oggi come un cumulo di macerie in totale abbandono. La sporcizia e l’erba alta lo stanno letteralmente inghiottendo.









