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Calabria. L’archeologia calabrese colleziona fallimenti?Arlacchi contro la Regione

10 Settembre 2013
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riceviamo e pubblichiamo: Sorprende, e non poco, il contenuto della lunga lettera indirizzata al Presidente Sciopelliti e data alle stampe dall’on.Pino Arlacchi,deputato europeo originario della

provincia reggina,che rivela, finalmente, al pubblico,alcuni fondamentali passaggi a chi aveva magari invano negli anni cercato di capire perché ci fosse una Associazione culturale a Cosenza che si chiamava,come tante altre nel sud, Magna Grecia, e che aveva la presunzione di proporsi come unico soggetto atto a valorizzare l’archeologia dell’intero territorio calabrese. Non conosciamo i soci ma speriamo si trattasse almeno di archeologi e studiosi!
In effetti l’on. Arlacchi,sociologo ed esperto all’Onu di traffico di droga e mafia,evidentemente a nostra insaputa, che lo avevamo conosciuto sin dai suoi primi passi da borsista nella Mediterranea,era stato folgorato sulla via di Damasco dall’archeologia!
Dal 2009,ci spiega Arlacchi,tempo della giunta Loiero, al 2011 della giunta Scopelliti,pazientemente era stato tessuta una tela che aveva portato alla costituzione,nel dicembre 2010, da parte della Regione Calabria, di una srl denominata Progetto Magna Grecia nella quale,in un potpourri di incarichi vi figurava la Regione con alti funzionari,la Direzione regionale ai beni culturali e vari altri “eletti” che di archeologia potevano solo saperne da turisti.
La Regione aveva quindi abbracciato tale scelta, discutibile a nostro avviso, di privatizzare la valorizzazione archeologica con una propria srl, cui destinare i consistenti fondi europei previsti. Ampi servizi radiotelevisivi informavano tempo fa che a Bruxelles era stata inaugurata una mostra con reperti archeologici importanti provenienti dai musei calabresi, e avevamo ipotizzato che la srl aveva cominciato a funzionare,anche se in forme opinabili e ci eravamo messi l’anima in pace.
Nessun altro segnale recente a risvegliare la nostra rassegnazione, quando una intera pagina del Quotidiano di oggi svela i cosiddetti altarini con pesanti affermazioni virgolettate dell’on Arlacchi che sbotta non potendone più e definisce quella calabrese ”la peggore amministrazione locale d’Europa”  informando di avere chiesto invano “le dimissioni dell’Assessore alla cultura Caligiuri” (e non è il solo che pare lo abbia fatto!).
Una domanda sorge spontanea: perché la Regione avrebbe messo in piedi una nuova società chiamata Progetto Magna Grecia mentre ha in corso la messa in liquidazione e l’uscita da tante società partecipate anche nel settore dei beni culturali? Perchè il Ministero per i beni culturali con le sue dipendenze regionali e le Regioni non trovano modo di collaborare, per esempio, con l’apporto delle Università,dei Centri di ricerca,delle Associazioni e fondazioni numerose che hanno come obiettivo proprio la valorizzazione del patrimonio culturale?
A detta di Arlacchi la Regione avrebbe addirittura perso o deviato ad altri progetti i fondi ipoteticamente destinati alla Società di cui è Amministratore delegato,lasciandola all’asciutto.
Vuoi mai che il famoso progetto Calabria Jones di cui si fregia Caligiuri,ha utilizzato”impropriamente” questi fondi?E quali sono quelli perduti mentre Sibari giace imprigionata nel fango,i nuovi reperti mosaici importantissimi non godono di un euro per essere restaurati, le aree archeologiche giacciono in gran parte tra le erbacce e prive di custodi e supporti moderni per la visita?
Ci fermiamo qui perché crediamo nell’informazione ma non vogliamo lasciare solo alle parole la lotta alla mancanza di trasparenza e di coinvolgimento dei tanti professionisti del settore come dei comuni cittadini nelle scelte di valorizzazione dei beni comuni. Una loro attenta gestione insieme ad un uso corretto delle risorse economiche avrebbe già da tempo dovuto dare frutti che non si sono visti. Occorre che i cittadini siano presenti,attivi e propositivi e soprattutto che imparino la lezione che le pubbliche amministrazioni vanno affidate con criteri esattamente contrari a quelli che sino ad ora hanno dato solo pessimo esempio di cura dei beni comuni,in tutti i settori.
Marisa Cagliostro

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