
Riceviamo e pubblichiamo – Cari Giusva e Raf, e, incidentalmente, cari reggini e riggitani che leggete Strill.it, credevo di avere veramente visto tutto nei tanti anni in cui mi sono trovato sulla
linea del fronte in questa povera città: dalla prima manifestazione contro la mafia degli anni del liceo (giustamente collocata nel dimenticatoio perché priva di connotati politici), agli anni del teatro classico (giustamente dimenticati perché non sponsorizzati da una delle cariatidi che occupano ogni spazio culturale), agli anni del giornalismo d’assalto (giustamente asfaltati perché troppo liberi e senza padrini politici), agli anni del migliaio di conferenze e relazioni gratuite sulla nostra storia (che mi hanno dato il senso della ridotta platea che “consuma” cultura in questa landa desolata), per finire con i tre lustri di impegno sacerdotale.
Carissimi, ovviamente non vi scrivo per lamentare la mia sorte o per farmi compiangere, ma solo per fare alcune piccole considerazioni. La prima concerne l’assoluta ignoranza che contraddistingue gran parte delle nuove generazioni, imbottite di falsi miti e abbagliate da una cultura basata solo sull’egoismo più sfrenato. È la stessa cultura che io, scherzosamente, chiamo “delle frittole”, la quale ha informato di sé le nostre periferie e i genitori dei ragazzi che ci troviamo di fronte: abbiamo assistito tutti a trent’anni di lotte dei nostri riggitani per arrivare alla più completa anarchia e impunità, assistiti in ciò da una politica connivente e da una classe dirigente miope e sorda, provinciale e collusa.
Da questa ignoranza crassa nascono tutti i mali della nostra Reggio, da questa incapacità di considerare le cose non solo dal punto di vista del guadagno immediato, ma con una prospettiva di lunga durata. Se i vandali che hanno bruciato la cappella avessero saputo far di conto, si sarebbero accorti che, nell’orrido e degradato quartiere di Sbarre, solo la Chiesa di San Paolo dei Greci rappresenta un gioiello di bellezza e di spiritualità, un modello di ordine e di armonia, da proteggere e non da deturpare. Eppure, già subito dopo l’inaugurazione, avvenuta giusto tre anni orsono, i figghiolazzi di Sbarre non hanno cessato di tirare pietre per rompere tutte le vetrate, distruggere ogni cosa che non fosse chiusa a chiave, defecare davanti ai portoni della Chiesa, danneggiare ogni arredo, scrivere sui muri e sul sagrato … Idioti! Non si sono resi conto che la piccola Chiesa ortodossa sarebbe potuta essere un volano di crescita economica, oltre che spirituale e sociale, per l’intero quartiere ghetto. Essa è l’unica Chiesa rimasta ai Greci di Calabria, che, per secoli, ne hanno avute migliaia; è testimone prezioso della storia identitaria del nostro popolo; è un segno riconosciuto in tutto il mondo ortodosso, che l’ha donata a Reggio senza che un solo euro italiano fosse speso per la costruzione; è l’unico punto oggetto di visite turistiche straniere nella periferia reggina, anche di ambasciatori, consoli e prelati provenienti da ogni paese ortodosso. E qui arrivo alla mia domanda: Anna e Melo, che hanno sfregiato la Chiesa il giorno dopo l’incendio scrivendo i loro nomi sui muri del tempio, che tipo di futuro pensano per se stessi? Se distruggono l’unico edificio che potrebbe dare pane e lavoro, con cosa sperano di campare? A meno che, amici, non aspettino il solito posto statale, che, con questa crisi, sappiamo fin troppo bene che non arriverà mai …
Come che sia, volevo invitare voi e i lettori di Strill.it domenica prossima, per la celebrazione della Divina Liturgia delle ore dieci, e per la festa che accompagnerà la prima pulizia della cappella data alle fiamme verso le undici e mezza. Invitiamo con gioia anche i tanti amici e le tante brave persone di Sbarre, perché si sentano sempre di più a casa nella Chiesa dei Greci di Calabria. Musica e canti ci accompagneranno, insieme a un poco di dolci per fare festa. Chi crede di mettere in ginocchio Reggio, vedrà che la città trimillenaria è ancora ben viva!




