
Aveva dichiarato in un’intervista di essere pronto a supportare la disastrosa Sanità italiana, aprendo i suoi ospedali anche qui e l’appello non è tardato ad arrivare.
Gino strada ed Emergency sempre pronti a sostenere popolazioni in angoli remoti della terra, destinatari di un accorato appello che giunge proprio dalla Calabria, dove di Sanità “si muore”.
“Gino Strada cominci da Praia a Mare, ridia speranza non solo a questo territorio ma all’intero Sud”. Gridano i cittadini di Praia a Mare. Proprio qui a causa del piano di rientro sanitario del governatore Scopelliti, l’ospedale è stato riconvertito in Centro di Assistenza Primaria Territoriale (Capt). Pronto soccorso chiuso, divenuto Punto di Primo intervento. Niente rianimazione, nessun anestesista e nessuna attrezzatura per l’emergenza. E se stai male sul serio in quel lembo di terra che racchiude una 15ina di comuni, che devi fare? Corri, corri, per raggiungere l’ospedale più vicino, che doc’è? A Cetraro, sempre Cosenza, ma 53 Km lontano. Magari si può pensare di arrivare a Paola, 71 km di distanza, attenti però, a non prendere la Statale 18, dissestata, trafficata e pericolosa. Ma non si parlava di “Pronto” soccorso?
Risultato? Un numero di morti che probabilmente si sarebbe potuto evitare. C’è la giovane ragazza di Acquappesa che recentemente è rimasta vittima di un incidente ed è morta dopo 6 giorni coma. A settembre il caso del 59enne di Praia a Mare che dopo una puntura di ape è morto in ospedale a Lagonegro. Insomma, infarti e malori che fanno tremare. Un territorio abbandonato a se stesso. “60 Km di speranza”.
La speranza di non essere allergico, di non avere mai un incdente grave. La speranza di sopravvivere. Questo il motivo alla base dell’appello a Gino Strada del comitato di Praia a Mare che non riesce a darsi una spiegazione sul perché. In fondo non c’era un reale motivo secondo il comitato per chiudere l’ospedale. “L’ex Presidio Ospedaliero di Praia a Mare presentava una mobilità sanitaria attiva pari a circa il 15%, rappresentando una risorsa e non certo un costo per le casse della Regione Calabria. Era uno dei pochi ospedali in Calabria che aveva registrato ‘utili’. La sua chiusura si è rivelata, al contrario, un incentivo alla ‘migrazione sanitaria’: circa 250 milioni di euro annui che da soli costituiscono un grosso capitolo della spesa sanitaria”.
Lo saprà questo il governatre Scopelliti? Lo saprà che 60mila cittadini non hanno la scurezza di essere soccorsi? Certo che lo sa, tanto da dichiarare di voler ripristinare l’ospedale di Praia a Mare perché in un’area disagiata. Il problema sono i tempi. Lungagini burocratiche. Che importa se intanto, c’è un’altra giovane che perde la vita?




