
La cosa era nell’aria e circolava negli ambienti interessati al processo-Fallara da qualche
giorno: la clamorosa svolta è arrivata in Aula.
Durante l’esame testimoniale del direttore del Banco di Napoli, Callea, tesoreria del Comune, è emerso un dato che, ove confermato dalla produzione documentale che avverrà nelle prossime udienze dibattimentali, avrebbe del clamoroso schiudendo nuovi scenari con conseguente scagionamento da alcune ipotesi di reato per qualcuno e apertura di nuovi fascicoli processuali per altri.
In buona sostanza agli imputati – e nello specifico ai tre revisori dei conti Stracuzzi, D’Amico e de Medici – viene anche contestato di non aver fatto sì che il Comune provvedesse a versare le somme relative ai pagamenti Irpef e previdenziali.
Il dato nuovo proposto dalla difesa è che, però, i mandati di pagamento che giungevano in tesoreria erano non solo completi di tutte le voci, ma anche unici e che, ciononostante, venissero eseguiti solo in parte.
Cioè un unico mandato era composto da più voci e queste voci non sono – meglio, non dovrebbero essere – scindibili. Durante l’audizione Callea ha negato questa circostanza, ma, nella prossima udienza, dovrà dimostrare questo contabilmente e la documentazione in possesso dei difensori pare muoversi in direzione opposta, così come essa dimostrerebbe anche l’esistenza di alcuni mandati corretti a penna.
Resta da chiedersi, ove la circostanza, che pare effettivamente reale, fosse confermata, chi abbia dato a voce, indicazioni diverse alla tesoreria.




