
di Clara Varano – Nel corso del viaggio che ci ha portato ad analizzare l’intero rapporto Svimez, ci siamo occupati dei dati e dei valori più tristi che colpiscono la nostra Italia e il Mezzogiorno in particolare.
Dalla crescita pari a zero nei settori dell’industria, alla flessione del Pil. Dalla disoccupazione giovanile, all’emergenza femminile. Oggi, nell’ultimo capitolo della nostra osservazione, finisce sotto la lente di ingrandimento il più triste, probabilmente assieme alla fuga dei cervelli, degli aspetti che ci ha “regalato” la crisi: la povertà.
Al di là dei dati, strettamente numerici ed allarmanti, al di là delle percentuali che rappresentano uno spaccato preoccupante, è l’aspetto sociale ad essere critico. Raggiungono, infatti, sempre più categorie di soggetti la soglia della povertà. Disoccupati, operai, ma anche dipendenti. Si registra la nascita dei nuovi poveri, che coincide, in molti casi con i divorziati, dipendenti statali, costretti al mantenimento dell’ex partner e dei figli. Accanto a tutto ciò, la crisi, che sempre secondo le stime, inizierà a dare respiro dal prossimo anno, non agevola.
La povertà, statisticamente viene suddivisa in relativa ed assoluta. La prima esprime la difficoltà nella fruizione di beni e servizi, riferita a persone o ad aree geografiche, rapportata al livello economico medio di vita dell’ambiente o della nazione, individuato in base al consumo procapite. Cioè si calcola in media, in una zona, quanto è il consumo procapite e tutti quelli che non riescono a spendere tanto, stanno al di sotto della linea di povertà. Questa situazione nel Meridione, secondo il rapporto Istat “La povertà in Italia”, la vive una famiglia su due con a capo un disoccupato. La metà delle famiglie prese in esame, quindi.
Il secondo tipo di povertà, invece, è quello che non dovrebbe esistere, quello relativo all’incapacità o alla difficoltà nel disporre dei beni di prima necessità per il sostentamento quotidiano come cibo, acqua, vestiario e abitazione. Nel 2012, sempre secondo quanto emerge dai dati Svimez, in Italia, 1 milione e 725 mila famiglie (il 6,8% delle famiglie residenti) risultano in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni e 814 mila individui (l’8% dell’intera popolazione). E di questo numero quasi la metà risiede nel Meridione. Le situazioni più gravi sono in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.
La fotografia della nostra regione non è entusiasmante. Il 27,4% delle famiglie residenti in Calabria, infatti, ha superato la soglia della povertà relativa. La differenza di reddito medio tra i più ricchi e i più poveri è di 1 a 5,5, che tradotto significa che ad ogni euro di una famiglia tra le più povere, corrispondono 5,5 euro in una famiglia ricca.
Sommando tutti i dati la povertà in Italia riguarda circa 8 milioni di persone, l’11,1% delle famiglie e il 13,6% della popolazione. Un indice molto significativo è rappresentato dal reddito mensile. La cosiddetta generazione 1000 euro, che per molto tempo ha riguardato solo i giovani, adesso, nel periodo di crisi, può essere riferita anche a persone adulte, disoccupati rientrati nel mondo del lavoro alle condizioni che offre oggi il mercato, in sostanza, “o questo o niente…”. Ed è ancora il Meridione ad aggiudicarsi la medaglia d’oro. Nel Sud, difatti, è il 14,1% di famiglie, rispetto al 5,1% del Centro-Nord, ad avere meno di 1000 euro al mese. La Calabria è al quarto posto con il 12,8%.
Sempre più famiglie nella punta dello Stivale, quindi, precisamente il 19,4%, non riescono a sostenere spese impreviste pari o superiori ad 800 euro, dimenticano la settimana di ferie all’anno lontane da casa, hanno arretrati con le rate del mutuo, con il canone di locazione, le bollette, non si possono permettere una lavatrice o un televisore, un telefono, una automobile, non possono riscaldare adeguatamente l’abitazione e dato che maggiormente lascia abbacinati, non riescono a garantire a tutti i membri un pasto adeguato ogni due giorni. Ciò che allarma di più, è che tutto questo riguarda prevalentemente famiglie con a carico due o tre figli. In Calabria, dunque, realtà agghiacciante, ci sono bambini e adolescenti, che soffrono la fame, o meglio non possono sfamarsi come si conviene.
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