
di Clara Varano – Dal 2007 ad oggi la crisi dilagante in Europa ha toccato tutti i settori produttivi, senza regalare, in alcuni casi e a certi territori, nemmeno un attimo di respiro.
Il divario tra Nord e Sud, in Italia, evidenziato fino ad oggi, è ancora più marcato se si prendono in considerazione i singoli settori produttivi. La differenza negativa più accentuata è certamente quella che ha contraddistinto l’industria in senso stretto, come l’attività manifatturiera o la distribuzione delle diverse fonti di energia. Il valore aggiunto, cioè la misura dell’incremento di valore che si ha nella produzione e nella distribuzione di beni e servizi, è precipitato di ben 22 punti percentuali nel Sud, il che ha contribuito fortemente all’andamento negativo.
Neanche a dirlo, in Calabria tutti i settori di attività hanno il segno negativo, dall’agricoltura, all’industria, soprattutto per quanto riguarda i servizi.
Nel 2012, quindi, l’attività economica peggiora ovunque. Anche le regioni del Centro-Nord, che prima avevano registrato segnali di ripresa, sono tornate a segnare cali significativi. Certo il gap tra le due macroaree è comunque presente, ma la variazione del Pil in Calabria è pari al -2,9%, nel 2012, meno negativa di quella della Sicilia, ma anche della Valle D’Aosta, pari al -3,8, senza considerare, però, la variazione, 2001-2012, che cumulata, naturalmente porta la Valle D’Aosta ad un positivo 4,5%.
Per il Sud, dunque, tutti andamenti sfavorevoli. Guardando più da vicino, al primo posto, per il calo maggiore delle attività economiche e per la riduzione del Pil, troviamo la Sicilia, la Calabria, quindi fa meglio.
E per il singolo cittadino? Nel 2012 il Prodotto interno lordo procapite calabrese è pari a 16.564,8 euro, il più basso dello Stivale. Se quindi la variazione regionale del Pil è meno negativa di tante altre regioni, il Prodotto interno lordo, procapite, invece, porta la Calabria ad essere la regione più povera per singola unità, seguita da vicino dalla Campania. E qui c’è poco da sorridere. Il divario in termini monetari tra Nord e Sud, facendo una stima generale, è pari a quasi 18 mila euro. Sì, perché se la Calabria, che è la regione più povera, registra un Pil di 16.564,8 euro, il valore aggiunto per abitante della Valle D’Aosta, che è la più ricca, seguita a ruota dalla Lombardia, è pari 34.415 euro. Una differenza di quasi 20 mila euro, che non sono proprio bruscolini.
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