
Ribelle” dal gruppo Lista Scopelliti Presidente che, schierando tutti i suoi uomini, ha affrontato le problematiche connesse alla legge riguardante lo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose. A scaldare i motori ci pensa il moderatore Nino Coco che subito precisa: “Non è un incontro per contestare una decisione del Governo ma quando un Comune viene commissariato al di là dell’operato dei commissari, si rompe il rapporto tra cittadino ed eletti. Purtroppo, oggi tanti Comuni della nostra Provincia sono in una fase di democrazia sospesa e questo di sicuro non fa bene alla comunità”. Dopo un breve saluto di alcune rappresentanze istituzionali espresse dal Movimento in Consiglio Regionale da Candeloro Imbalzano che vede “dannosa la scelta di fare per forza tabularasa sui territori, imponendo un commissariamento che rischia di mettere fine a quelle giovani forze politiche disponibile ad immolarsi nelle nostre realtà e noi non possiamo permetterci di creare un deserto generalizzato”; alla Provincia di Reggio Calabria, il consigliere Giuseppe Saletta che invece si sofferma sulle conseguenze dello scioglimento di un Comune, “una volta era considerato l’eccezione oggi è diventato una regola per abbattere una classe politica”; torna indietro nel tempo l’ex consigliere comunale reggino del Partito Repubblicano Paolo Ferrara che non ha per nulla “digerito lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria e quelle persone che hanno goduto della scelta del Ministro. Nel 1991 è stato sciolto il Comune di Taurianova e tra i suoi consiglieri vi era proprio Angela Napoli, lei che si batte contro la ‘ndrangheta. Pensateci bene, oggi si scioglie un Comune, affossando così una comunità, per un grado di parentela ma questo non è un reato”.
La palla poi passa al Coordinatore Provinciale Oreste Romeo che, nel rimarcare l’obiettivo dell’incontro di “realizzare una larga condivisione in vista dei miglioramenti di cui necessita una legge sin qui rivelatasi disallineata rispetto alla sua ratio ispiratrice”, rifiuta con vigore “l’idea che questo territorio abbia una presunta affiliazione di contiguità al fenomeno criminale, fenomeno che si sta contrastando in maniera incisiva”. “E’ necessario che il singolo cittadino abbia un ruolo in vista dell’immediato progetto dell’area metropolitana. Dobbiamo avere la consapevolezza dei limiti dell’antipolitica, la politica deve riscoprire il ruolo della parte pensante, degli intellettuali e il gruppo Scopelliti ha deciso di investire sulle intelligenze del nostro territorio – continua Romeo – E’ arrivato il momento di rimodulare una legge, quella sullo scioglimento dei comuni per presunti condizionamenti criminali, che all’interruzione della volontà popolare, talvolta brutale, molto spesso indiscriminata, non fa seguire alcun effetto suscettibile di stimolare apprezzamento e condivisione presso il cittadino comune. A causa di questa normativa sono state sacrificate tantissime personalità che non hanno alcun legame con il mondo criminale come gli ex sindaci Demetrio Arena e Federico Curatola che portano addosso i segni di questa legge”.
A tracciare un breve quadro storico “in un convegno non recintato, a sovranità limitata per chi la pensa allo stesso modo”, il professore Pasquino Crupi che ricorda alla vasta platea che “tutti i Governi di destra e sinistra sono stati nemici del Mezzogiorno altrimenti non possiamo spiegarci perché nessun problema della questione meridionale è stato risolto. In nessuna nazione civile – dice il docente reggino – uno Stato si assume il lusso nefando di squalificare per legge un intero territorio. Lo scioglimento dei Comuni è il trionfo di un trinomio perfetto: il maresciallo che fa la relazione, il prefetto che l’approva, il ministro che non avendo tempo la firma”.
Poi è la volta del Governatore Giuseppe Scopelliti che tuona contro quella “stampa che non pubblica notizie di personaggi che erano stati da noi messi ai margini e oggi sono diventati protagonisti nelle vicende giudiziarie. Lo scioglimento dei Comuni segna un maggiore distacco tra le istituzioni e il territorio ed è inaccettabile la motivazione che bisogna recuperare la presenza dello Stato nelle istituzioni. Nel ‘91 fu commissariato il Comune di Platì e cosa ha portato quel commissariamento e quelli successivi se poi lo Stato non si è impossessato dei territori? A cosa serve il commissariamento – domanda il Presidente della Regione – se un’impresa a Reggio è considerata non idonea ma poi vince l’appalto altrove? In questa città, qualcuno ha costruito le proprie fortune sulla pelle dei cittadini ed oggi ditemi chi è l’interlocutore dei disagi sociali? Non può essere il Prefetto l’interlocutore dei problemi di una vasta comunità, non conosce il territorio”.
Scopelliti è un treno in corsa e ricorda di essere stato “tra i sostenitori dell’idea che il Ministero volesse più risistemare una burocrazia interna che colpire la politica. Se manca la politica chi colma il vuoto di democrazia, chi ascolta i cittadini? Se questo vuoto non viene riempito dalla politica, dallo Stato, dalle istituzione si rischia che venga colmato dai poteri criminali. Conosco tanti burocrati che sono gente per bene ma ne conosco altri che non hanno la necessità e l’esigenza di servire la comunità. Chi ha senso delle istituzioni capisce che è molto più importante che il peggiore dei sindaci è il migliore dei commissari. Se non c’è la prova provata che il sindaco è contiguo, se non abbiamo certezze, i Comuni non vanno sciolti”.
Poi cala l’asso sul finale quando rivolgendosi alla sua città rivela: “Reggio deve sapere che c’è un’informativa della Squadra mobile su cinque, sei giornalisti di questa città divenuti oggetto di indagine perché manipolano l’informazione. I reggini vogliono sapere chi sono questi giornalisti, vogliono sapere chi sono i pupi e i pupari. Io vorrei vedere i loro volti, vorrei sapere chi ha seguito gli interessi di pochi”.
Stempera i toni il presidente dell’Ente Parco Giuseppe Bombino: “Il timore di essere contigui proprio a causa della mancanza di precisi riferimenti rispetto a cui identificarsi e contrapporsi, temiamo possa alterare il senso steso della nostra collettività. Questo timore condurrebbe a interiorizzare un sentimento di pre-paura, un atteggiamento pre-omertoso, di astensione e di dissociazione dai rapporti umani, di alterazione di un’etica e di una fisionomia collettiva – afferma Bombino – Ciascuno di noi diventerebbe giudice, indagatore e investigatore in proprio, classificatore; ciascuno di noi, divenuto arbitro preventivo del bene e del male, creerebbe un proprio criterio per giudicare provenienze e parentele, analizzerebbe insomma con l’uso di un proprio formulario, ogni conversazione o stretta di mano alla ricerca di un doppio senso, di un indizio, di un gesto da radiografare che possa dirci la storia della persona che abbiamo davanti. Ma quand’anche scoprissimo, grazie alla nostra investigazione, che la persona a cui stringemmo la mano era indegna potrebbe essere troppo tardi per dirci estranei. Qualcuno ci avrà visto con essa al caffè. Se ciò avviene, allora dovremmo ammettere che ci troviamo davanti ad una “patologia sociale”. Riteniamo invece – conclude Bombino – che sia necessario creare un modello sociale di tipo inclusivo privo di vuoti in cui le diverse strutture della Democrazia e dello Stato non si studino a distanza per attendere l’una l’errore dell’altra ma si assistano ciascuna con propri ruoli e competenze. Se ciò fosse avvenuto, allora si sarebbe realizzato nel suo significato più pieno un provvedimento preventivo per evitare più gravi conseguenze. Ma poiché ciò non è avvenuto, lo scioglimento del comune di Reggio, al di là di ogni analisi esegetica, non può non dirsi sanzionatorio visto che sospende l’Istituto della democrazia senza che si sia attivato preliminarmente alcun meccanismo monitorio”.
Dopo aver ricordato una sentenza del 12 gennaio 2013 del Consiglio di Stato che ha annullato la sentenza del Tar della Liguria sullo scioglimento del comune di Bordighera, si sofferma su tre parole chiave, “concreti, univoci e rilevanti”, dell’articolo 143 sullo scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso, l’Avvocato Alberto Panuccio: “Fuori dei casi previsti dall’art. 141, i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamento effettuati a norma dell’art. 59, emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunale e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica”.
Per Bruno Chinè è “fondamentale ridisegnare i ruoli degli enti locali e non ci può essere democrazia e libertà senza un attento controllo” mentre per il senatore Renato Meduri “Reggio è stata sempre la patria della democrazia ma non possiamo dimenticarci che negli anni ’70 era accusata di contiguità fascista ora di contiguità mafiosa. Se ci sono contigui prendeteli ma non sospendete la democrazia” – conclude il senatore.
Le lancette dell’orologio segnano il finale della serata affidato al Senatore Giovanni Bilardi: “Siamo di fronte ad un processo cronicizzato. Il Commissariamento potrebbe aumentare quella paura di far politica, potrebbe allontanare le nostre migliori leve da quel percorso che con fatica abbiamo costruito in questi anni. E dopo i risultati ottenuti grazie ad una squadra che ha avuto in Scopelliti un buon allenatore, non possiamo permetterci di tornare indietro”.




