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Quei punti cardinali sui quali la politica regionale si gioca la partita elettorale

1 Febbraio 2013
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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elezioni
di Claudio Labate – Non molto tempo fa, ma forse un mesetto è passato, nel pieno della formazione

di liste e listini, ci eravamo chiesti se qualcuno avesse trovato traccia di linee programmatiche che mettessero al centro della contesa politica la nostra Regione. La risposta, scontata e retorica se vogliamo, era ovviamente ‘’no’’. Adesso che liste e listini sono pronti a darsi battaglia, l’interrogativo si fa sempre più pressante e tale da poter decidere veramente le sorti dell’uno e dell’altro schieramento. Tenendo ben presente che chi governa parte con un handicap pesante che non può non venire direttamente dal vissuto dei cittadini; mentre chi non governa direttamente deve dimostrare non solo di conoscere i problemi della regione e quindi dei territori, ma anche proporre una soluzione, che sia una, ai grandi temi calabresi. Ovvio che in un quadro del genere il partito degli indecisi ha l’opportunità di cambiare il vo(l)to della Calabria.
I sondaggi, più o meno accreditati, degli ultimi giorni danno una forbice importante tra centrosinistra e centrodestra, assegnando al nuovo “centro” montiano e in misura maggiore ai “grillini” un ruolo da protagonista. L’operazione recupero del centrodestra, quanto il ribaltamento degli equilibri regionali per il centrosinistra non può comunque non reggersi sulle idee e sulle proposte. Mentre, al netto dell’anomalia tutta calabrese, il nuovo centro deve riuscire a spiegare in che cosa cambierà l’impegno dello scudocrociato che oggi abbraccia il professore Monti rispetto al “patto di ferro” con il governatore Scopelliti. L’outsider, la formazione che, usando una metafora sportiva, “non ha nulla da perdere” è il Movimento Cinque stelle che però non sembra avere le idee così chiare quando dal sistema Paese si passa al governo dei territori.
Dunque sui programmi (questi sconosciuti!) si gioca la partita decisiva. Quella che può spostare una massa di voti promettendo impegno a livello locale. E d’altra parte a queste latitudini i problemi non mancano. Provando a farne una mappatura, sicuri di non riuscire, purtroppo, a menzionarli tutti, l’argomento principe della campagna elettorale dovrà essere l’emergenza rifiuti. Una iattura che non risparmia alcuna provincia calabrese che, ognuna con le sue ragioni, chiede conto di 15 ani di commissariamento che si sta per concludere con un’emergenza più grossa ed evidente del passato. Su questo tema, ancora oggi si registrano proposte disordinate e per lo più provenienti dagli amministratori locali. Il che fa pensare che nessuno abbia voglia di avventurarsi su un terreno così scivoloso. Ma i calabresi, è bene che lo sappiano i nostri candidati, vogliono sapere.
Partendo dall’estrema punta meridionale della regione, la provincia di Reggio Calabria, praticamente isolata da anni a causa delle lungaggini dei lavori sull’A3 vuole risposte in merito ai Trasporti. Ed è chiaro che l’inserimento del “Tito Minniti” nel Piano degli aeroporti di interesse nazionale ad opera del Governo tecnico, seppur fondamentale, non può bastare. Anche perché l’isolamento rischia di farsi più evidente con i problemi di Metromare che gestisce il traffico tra le sponde dello Stretto, ma che lamenta una drammatica penuria di fondi. Senza dimenticare i continui allarmi provenienti dal settore ferroviario, che un giorno si e l’altro no, vede la cancellazione di importanti e vitali tratte per i calabresi. Ma i reggini, costretti a subire lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, vogliono sapere da chi si candida a rappresentarli e governarli che sarà e come sarà eventualmente gestita la fase preparatoria per la città metropolitana, che ancora non ha risolto, tra gli altri, il problema dell’acqua, atteso che nessuno più si avventura nelle questioni della Diga sul Menta.
Città metropolitana dicevamo, un’area entro la quale rientrerà probabilmente il Porto di Gioia Tauro, da anni in attesa di un rilancio annunciato urbi et orbi, ma che trova sempre ostacoli insormontabili. Nessuno, fino al momento, al di là di generici rimandi a mozioni e intenzioni già manifestate, ne ha chiaramente parlato. Dunque, quale futuro?
Altro versante, altro dilemma: sulla cosiddetta “Questione Locride” in molti in passato si sono riempiti la bocca. La rappresentanza nelle varie liste, e in posizione eleggibile, è ridotta al lumicino e la “questione” sembra essere stata cancellata dalle agende dei nostri candidati.
Salendo più su, non c’è chi non veda l’esplosione di un nuovo fronte politico (e non solo campanilistico) avvenuto all’indomani della rielezione di Sergio Abramo a sindaco di Catanzaro. Il neo primo cittadino ha chiesto a gran voce cosa si vuol fare per dare dignità al capoluogo di Regione. Fino ad ora nessuno si è premurato di rispondergli.
Ma Catanzaro sta anche nel mezzo di due territori che, al netto dei loro problemi atavici, attendono risposte anche su un altro fronte: la paventata soppressione delle Provincie di Crotone e Vibo Valentia. Ancorché sospesa, la questione (nel programma di governo del centrodestra fino alla scorsa legislatura) è sempre più controversa. Chi la vuole? Chi continuerà sul percorso tracciato dal Governo tecnico? Quali soluzioni alternative? Ancora nessuno è entrato nel cuore del problema. E per Crotone, che ha visto cancellato il proprio aeroporto dal Piano nazionale, la beffa si farebbe, se possibile, ancora più eclatante.
Per Cosenza, vale lo stesso discorso di Catanzaro. L’area probabilmente più produttiva della Regione vuole capire cosa farà da grande, ed attende in questo senso di sapere i propositi e le idee dei candidati al Parlamento. Senza dimenticare che l’inclemenza del tempo ha messo recentemente a nudo la fragilità del sistema archeologico culturale calabrese. Alle prese non solo con l’allagamento del Parco Archeologico di Sibari, ma anche con l’eterno dilemma della valorizzazione delle sue inestimabili bellezze (Bronzi docet) che sembra ancorato all’anno zero.
Certo, quelli elencati sono soltanto una parte dei problemi di una terra bellissima che ha un conto in sospeso con le classi dirigenti che l’hanno governata. Tuttavia, siamo sicuri che anche gli indecisi calabresi comincerebbero a sciogliere i loro dubbi, se qualcuno dei candidati al Parlamento cominciasse ad affrontare seriamente e a rispondere concretamente alla disperata domanda di rappresentanza di un popolo continuamente mortificato.      

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