Di seguito la nota della Uil: Questa O.S. esprime contrarietà e preoccupazione per quanto attiene la elaborazione e la erronea retribuzione degli stipendi attinenti la mensilità di giugno per le migliaia di
dipendenti dell’AST di Reggio Calabria. La UIL in un primo momento aveva avuto precise rassicurazioni che con lo stipendio di luglio i dipendenti avrebbero ottenuto la restituzione di somme economiche relative a tasse pagate in più con il cedolino di giugno. Anche chi non è avvezzo a calcoli stipendiali capisce che se ai dipendenti viene applicata, in modo marchiano, l’aliquota del 38% di tasse (IRPEF) al posto di un congruo 27%, l’Azienda ha l’obbligo di restituire il differenziale con tanto di scuse in accompagnamento. Invece, more solito, il solito “solerte funzionario” ritenuto, a tutt’oggi, indispensabile, decide non solo di non restituire quanto indebitamente ed arbitrariamente trattenuto in più ma, paradossalmente, sancisce un ulteriore non dovuto innalzamento dei parametri di calcolo per tasse. Tutto questo si realizza su dipendenti che nella maggior parte dei casi sono mono-reddito e con stipendi da 1.200 euro. La UIL-FPL ha comunicato per tempo, in splendida solitudine, quale fosse la condotta che l’AST avrebbe dovuto porre in essere in termini di corretta applicazione dell’aliquota a tassazione separata per emolumenti maturati fino al 2011, in assoluto ossequio delle norme che regolamentano la materia. Non è certo edificante dover, peraltro, registrare in tale deriva aziendale, strani e tardivi risvegli sindacali tesi a rivendicare anacronistiche primo-geniture. Non basta affermare genericamente e protestare per il pagamento di tasse elevate ma, correttezza vuole che con dovizia di particolari (leggi dello Stato, circolari del MEF, risoluzioni dell’Agenzia dell’entrate) si supportino tesi e ragionamenti . Infatti, per questa O.S. anche i dipendenti dell’AS, come su tutto il restante territorio nazionale, sono soggetti all’imposizione fiscale per scaglioni di reddito ed, altresì, alcuni redditi e tra questi i fondi di produttività non pagati in “tempi fisiologici”, devono essere assoggettati alla cosiddetta tassazione separata. Il legislatore ha individuato nella tassazione separata, trattandosi di somme corrisposte con ritardo, un duplice intento risarcitorio: uno con l’agevolazione di una minore imposizione IRPEF, l’altra escludendo tali somme dal cumulo del reddito. Ciò che non è successo con lo stipendio di Giugno. Per cui ogni lavoratore si troverà nel reddito una somma maggiore di quella percepita con l’evidente ulteriore danno derivante. I dipendenti rimandano al mittente la scusante che vuole la “macchina” o il “programma” non in grado di gestire la restituzione di tasse pagate in più. La verità è che il solito “funzionario”, pur essendo stato avvertito di applicare la tassazione separata, ha ritenuto di dover applicare colpevolmente la tassazione ordinaria (mese di giugno) e poi, perseverando nell’errore, ha sostenuto la liceità dell’operazione (stipendio di luglio). Stesse scuse puerili proferite a proposito di mancata consegna da più di sei mesi delle buste paga. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, i dipendenti AST, infatti aspettano ordinatamente e pazientemente: 1) la corresponsione di circa 800 buoni pasto pro capite; 2) mancato impegno di spesa per l’ADI (da sette mesi gli addetti all’ADI non percepiscono un euro ed anticipano spese non avendo da circa tre anni un rimborso di indennità chilometrica – a tale proposito comunichiamo che dal 16.08.2013 inviteremo i lavoratori a sospendere l’attività ADI); 3) mancata equiparazione del gettone di pronta disponibilità per aree contrattuali diverse; 4) mancata realizzazione del progetto di riordino della sala operatoria di Polistena; 5) insistenza di tripli incarichi dirigenziali anche su strutture inesistenti da decine di anni; 6) sussistenza di illegittimo svolgimento pronte disponibilità; 7) distrazione di personale dai propri compiti d’istituto; 8) mantenimento in incarichi ormai scaduti di dipendenti “unti del Signore” che sono fuori ruolo e posizione; 9) progetto formativo redatto in violazione delle relazioni sindacali; 10) master svolti a spese dell’azienda, passaggi orizzontali fatti con due pesi e due misure, “progetti” pagati tre volte, utilizzazione indiscriminata e alla bisogna dei fondi del personale; utilizzazione impropria dei mezzi anche per fini non aziendali. E’ evidente che tutti gli sprechi si ripercuotono sui servizi, sulle carenze di presidi sanitari, farmaci, attrezzature sanitarie ormai obsolete. Intanto i servizi languono e le carenze si aggiungono alle lacune, per queste ed altro ancora, qualcuno dovrà rispondere.




