
di Stefano Perri – La norma sul commissariamento dei Comuni, i vuoti nell’informazione sul caso Lo Giudice,
il ruolo delle banche nei circuiti del riciclaggio, l’isolamento della città e la ricetta per rinascere. Il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho non le manda certo a dire. Sul palco della Luna Ribelle è un fiume in piena e ne ha davvero per tutti. E TabulaRasa 2013 apre col botto.
Quella alla ‘ndrangheta é la sfida del secolo. Ma il Procuratore sembra averla accettata in pieno. A pochi mesi dall’insediamento alla Procura di Reggio, certamente una delle più calde nel panorama giudiziario italiano, le sue parole sono intrise di concreto realismo. Tanti i riferimenti alla sua Napoli, certamente è ancora forte l’influenza della sua esperienza partenopea. “E’ vero – dice – a Napoli c’erano degli imprenditori che non denunciavano, ma Reggio Calabria c’è il vuoto assoluto. Chi denuncia é solo chi viene da fuori. E poi se ne va”. Ma la speranza di un “reale progresso” non è assente nel ragionamento del Procuratore. “Vedo una Reggio fatta di persone per bene, di gente che crede nei propri diritti e in quelli della comunità”.
Incalzato dalle pungenti domande della giornalista Raffaella Calandra di Radio 24, anche lei ospite illustre della rassegna estiva di Strill.it, il neo Procuratore reggino non fa sconti a nessuno e, soprattutto, non si sottrae a considerazioni nette sugli argomenti più scottanti che riguardano il presente ed il futuro della città dello Stretto.
Il Comune commissariato – Prima di tutto – manco a dirlo – il Comune. Non ha timore, il Procuratore Cafiero, di esprimersi fino in fondo su ciò che è oggi e su ciò che sarà del Municipio reggino. Il suo è un pensiero chiaro e limpido, scevro da tatticismi. ”Di fronte ad un condizionamento così grave – dichiara di fronte all’attenta platea di Tabularasa – il Commissariamento del Comune non basta. Certo può essere un momento in cui si genera una nuova economia, ma è necessario un meccanismo di vigilanza che consenta un controllo nel tempo. Nei territori del sud la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta condizionano fortemente il voto. In questi territori è necessario un meccanismo di vigilanza più ampio, che possa agire nel tempo. Non dobbiamo arrivare all’inabilitazione della democrazia, ma sarebbe necessario un organismo statale o prefettizio che controlli anche l’operato degli eletti”.
L’informazione e il caso Lo Giudice – Il discorso poi vira inevitabilmente sul caso che ha tenuto banco nell’ultimo mese all’interno della Procura reggina e non solo. ”Ritengo che Nino Lo Giudice sia vivo” dichiara Cafiero rispondendo alla domanda precisa di Raffaella Calandra. Il Procuratore non si esprime però sugli altri elementi della vicenda, oggetto di indagine per ben tre Procure, ma è chiaro che il caso Lo Giudice ha lasciato certamente qualche strascico nel ritratto che il Procuratore ha prodotto della stampa reggina. ”Uno dei problemi di Reggio Calabria – dichiara – è certamente l’informazione. Non è possibile che non si consenta ad un Procuratore di replicare su una notizia o su una dichiarazione che getta fango sulle istituzioni. Quando un’istituzione viene messa in cattiva luce sarebbe opportuno dare la possibilità di difenderla a coloro che la rappresentano. L’obiettivo qui è gettare fango su tutti, affinché nessuno sia infangato”.
L’isolamento di Reggio – Quella dell’informazione però – è evidente nel ragionamento di Cafiero – non è l’unica pecca nella città dello Stretto. ”Reggio soffre di un forte isolamento territoriale – dichiara – e vorrei capire se dietro questa logica esiste una volontà precisa. L’isolamento è il vuoto assoluto. Penso ad esempio ai collegamenti aerei o ferroviari, all’autostrada A3 per la quale il termine dei lavori viene spostato di anno in anno. Che il Palazzo di Giustizia sia fermo è molto grave. Sembra una di quelle opere fatte solo per fare il favore alle ditte di costruzioni o a chi fornisce i materiali. In un’altra città sarebbe uno scandalo ma a Reggio Calabria è tutto più difficile”.
I rifiuti e le Società miste – Altra nota dolente è quella del circuito per lo smaltimento dei rifiuti. Un problema che il Procuratore reggino conosce molto da vicino visti anche i suoi trascorsi partenopei. Da questo punto di vista Napoli e Reggio Calabria sono molto più vicine di come vorrebbe far credere l’accidentato percorso autostradale che le separa. ”Nel settore dei rifiuti ed in particolare nelle società a capitale misto – dichiara il Procuratore – è molto facile che avvengano infiltrazioni da parte della criminalità. Sul circuito dei rifiuti le infiltrazioni sono quasi una regola, non un’eccezione. Pare che sia quasi un settore predestinato”.
L’economia e gli imprenditori – Anche nell’ambito dell’imprenditoria il Procuratore auspica un vero e proprio giro di vite. ”Sarebbe molto più agevole se tra gli imprenditori ci fosse più collaborazione, anche con gli organismi giudiziari. Sarebbe tutto più facile se ci muovessimo tutti nella stessa direzione. Serve il contributo di tutti, anche di chi svolge il ruolo apparentemente più marginale. A Reggio esiste un’associazione antiracket ma è necessario fare un esame di coscienza per capire che denunciare conviene più che continuare a pagare. Reggio è un po’ indietro sotto questo aspetto”.
Le attività della Procura – Qualche elemento il Procuratore lo concede anche rispetto alle attività della Procura reggina. La notizia di due latitanti costituiti negli ultimi giorni offre lo spunto all’analisi di Cafiero. ”Quando i boss si consegnano è il segnale di quanto forte sia la pressione della Magistratura nel contrasto alla criminalità. Un boss latitante è motivo di forte pressione investigativa, soprattutto sulle famiglie. Un latitante continuando ad essere tale impedisce alla propria famiglia di muoversi, mentre consegnandosi spera di allentare un po’ la pressione”.
Il messaggio è chiaro: in Procura si lavora e ci si attende grandi risultati. ”Ultimamente abbiamo posto l’attenzione anche sul tema della violenza sulle donne nei contesti criminali. E’ uno degli aspetti attraverso i quali la ‘ndrangheta si manifesta. La violenza che inizia all’interno della famiglia e poi si estrinseca anche fuori”.
La politica e la speranza – In chiusura poi uno slancio di speranza. Nonostante il quadro tinteggiato non sia certamente confortante, il Procuratore – come già aveva fatto a Piazza Italia in occasione dell’anteprima di Tabularasa al fianco di Roberto Saviano – ci tiene a chiamare a raccolta la città. ”Voglio una Reggio fatta da persone per bene – dichiara – che costruiscono una città su basi nuove. No alla corruzione e al clientelismo, si all’oggettività, alla meritocrazia e agli interessi collettivi. E’ necessario che scendano in campo le persone che fino ad oggi sono state ai margini, che non hanno mai partecipato a competizioni elettorali, che possano mettere in discussione tutto, che diano un esempio di come si può vivere bene rispettando i diritti di tutti. Persone che siano libere da condizionamenti, capaci di autodeterminarsi, che non siano ricattabili, che siano indipendenti e capaci di scegliere tra il bene e il male”.




