
di Damiano Praticò – Josè Serra Chirico è uno dei più influenti uomini politici della storia contemporanea del Brasile. Nato a San Paolo il 19 marzo 1942, è figlio di emigrati calabresi.
Suo padre, Francesco Serra, faceva il fruttivendolo a Corigliano Calabro, provincia di Cosenza; sua madre, Serafina Chirico, era anche lei figlia di emigrati dalla Calabria.
Josè Serra cresce nel quartiere Mooca di San Paolo, tradizionale Little Italy della metropoli. Questa città – 23 milioni di abitanti, di cui ben sei vantano origini italiane – sarà il territorio naturale in cui Serra potrà, fin da giovane, impegnarsi in politica.
Nel 1963, a 21 anni, diventa – appoggiato dal partito comunista brasiliano – Presidente dell’Unione Nazionale degli Studenti. Inizia ad intrecciare i primi rapporti con i governatori statali e, nello specifico, con l’allora presidente Joao Goulart. L’anno seguente, tuttavia, il golpe di Humberto Castelo Branco, il quale avrebbe dato il via al ventennio di governi militari noto in Brasile come ‘dittatura dei gorillas’, depone Goulart. Serra si rifugia per tre mesi all’ambasciata della Bolivia, prima di scappare definitivamente a La Paz e, dopo, in Francia. Torna da clandestino in Brasile nel 1965, cercando di riorganizzare alcuni gruppi politici studenteschi di opposizione al regime militare di Branco. Scoperto dalla polizia politica, fugge in Cile dove vive per otto anni laureandosi in economia. Qui inizia ad insegnare all’università e lavora per la CEPAL, Commissione Economica Per l’America Latina ed i Caraibi (organismo ONU), diventando inoltre consulente del governo di Salvador Allende (sua moglie, Sylvia Mònica Allende Serra, è parente del presidente cileno).
L’11 settembre 1973, il generale Augusto Pinochet, con l’aiuto della CIA, assedia il palazzo presidenziale cileno, La Moneda, in cui si trova il presidente, democraticamente eletto, Salvador Allende. E’ l’inizio del golpe che porterà alla morte del governo socialista cileno e del suo presidente. Serra fugge negli Stati Uniti; qui, ottiene il dottorato di ricerca in Economia alla Cornell University, conseguendo anche un master in Economia. Viene incaricato, inoltre, come visiting professor presso l’Istituto per gli Studi Avanzati dell’Università di Princeton. Nel 1977, torna in Brasile e collabora alla campagna elettorale dei candidati di opposizione al regime, iniziando contemporaneamente ad insegnare economia all’università di Campinas, stato di San Paolo. Nel 1982, diventa assessore statale allo sviluppo su nomina del Governatore dello Stato di San Paolo.
Il 1986 è l’anno del grande salto. Josè Serra diventa per la prima volta deputato federale tra le fila del Partito della Social Democrazia Brasiliana (PSDB). Quattro anni dopo, verrà rieletto con il più alto numero di preferenze della storia dello Stato di San Paolo: circa 340mila voti. Nel 1994, diventa senatore ottenendo circa sei milioni e mezzo di voti. L’anno seguente, viene nominato Ministro dello Sviluppo nel governo Cardoso. Nel 1998, diventa Ministro della Sanità.
Con il nuovo millennio, sembrano maturi, per Serra, i tempi del “grande balzo”: la Presidenza della Repubblica del Brasile. Candidato per il PSDB nel 2002, Serra riesce a portare al ballottaggio Lula. E’ il 27 ottobre: il candidato del Partito dei Lavoratori, però, lo sconfigge.
Serra, comunque, nonostante questa sconfitta, è eletto sindaco della sua città natale, San Paolo, nel 2004 e, due anni dopo, diventa Governatore dello Stato di San Paolo. Nel 2010, ritenta la strada per l’ingresso al Palàcio do Planalto di Brasilia. E’ ancora ballottaggio, è ancora ottobre, il 31. Stavolta l’avversario non è Lula, ma Dilma Rousseff, “benedetta” dall’ex presidente. Serra ottiene 43 milioni di voti: non bastano, perde ancora.
Nello stesso anno, il Times lo nomina come uno dei politici più influenti del secolo in Brasile.




