
”Mio fratello Luciano – scrive il pentito Nino Lo Giudice nella lettera – ha resistito a quelle pressioni, mentre io non ci sono riuscito”. L’avvocato Francesco Calabrese, nel processo Meta,
difende il boss Pasquale Condello, arrestato nel 2008 dopo una latitanza protrattasi per 18 anni. La lettera e’ contenuta in un plico in cui si trova anche una pen drive con immagini di Lo Giudice mentre legge la missiva.
La lettera e’ stata consegnata all’avvocato Calabrese dal figlio di Nino Lo Giudice, Giuseppe, a conclusione dell’udienza del processo Meta. La missiva e’ stata spedita da una localita’ del centro Italia. Dopo che si e’ appreso della lettera di Lo Giudice nell’aula bunker del Tribunale sono arrivati i Procuratori della Repubblica aggiunti Michele Prestipino ed Ottavio Sferlazza, che hanno preso visione della missiva ed avvertito il Procuratore della Repubblica, Federico Cafiero De Raho.
Nino Lo Giudice, nella lettera che ha fatto consegnare all’avvocato Calabrese, chiede anche di non essere cercato. ”Tanto – dice – non mi troverete mai”. Quando e’ scomparso mercoledi’ scorso, Lo Giudice si trovava nella localita’ protetta in cui stava scontando agli arresti domiciliari la condanna a sei anni e quattro mesi comminatagli per gli attentati alla Procura generale di Reggio ed alla casa del pg Di Landro di cui si era autoaccusato ed ai quali, adesso, si dice estraneo. (ANSA)




