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Padre Puglisi: quando il sorriso è un atto di rivoluzione

26 Maggio 2013
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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pino_puglisi

di Anna Foti – Educava alla libertà con il sorriso e la Parola di Dio, in un quartiere complesso in cui i colori e l’allegria dei bimbi

e dei giovani per strada, a giocare e non a distribuire droga per i clan, era una chiara sfida al potere mafioso. Una sfida che Padre Puglisi ha abbracciato nella semplicità della sua missione di padre spirituale di una intera comunità, quella di Brancaccio, complesso quartiere di Palermo che gli ha dato e tolto la vita. “La mafia è forte ma Dio è onnipotente”, diceva Padre Pino Puglisi,  simbolo di una Chiesa coraggiosa, schierata apertamente contro la prevaricazione mafiosa. Quella stessa Chiesa ha ieri offerto alla cittadinanza di Palermo, ed alle decine di migliaia di persone accorse da tutta Italia al Foro Italico della capitale siciliana, un’occasione di memoria e di preghiera durante la Beatificazione di Padre Pino Puglisi, primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia. Alla cerimonia erano presenti, tra i ragazzi, anche Piero Grasso, presidente del Senato, il ministro dell’Interno Angelino Alfano, il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri.
Durante la celebrazione, presieduta dall’arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo, la lettera apostolica per il compimento del rito di Beatificazione è stata letta dal cardinale Salvatore De Giorgi, delegato da Papa Francesco. Il decreto di elevazione era stato firmato lo scorso anno da papa Benedetto XVI e quest’anno, nel ventennale del suo omicidio, la Chiesa risponde con la sua Beatificazione, un chiaro monito a non dimenticare il suo esempio ed il suo impegno contro la mafia.
Era il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno, quando la missione di educatore delle coscienze, la vita dedicata al recupero dei giovani già intrappolati nelle maglie della criminalità mafiosa di don Puglisi veniva barbaramente stroncata. Là in quella stessa borgata palermitana che, in quello stesso giorno del 1937, gli aveva dato i natali, oggi resta l’impegno di non dimenticare, di non disperdere quella esperienza di lotta civile e di non spegnere quella vitale fiaccola di speranza.

Ci impegniamo a creare un clima di onestà, di rettitudine, di giustizia che significa compimento di ciò che a Dio piace “. Queste  parole semplici e dritte al cuore, aveva rivolto  ai ‘suoi bambini nel corso dell’Ultima messa di Prima Comunione celebrata nella Parrocchia di San Gaetano a Brancaccio, il 25 ottobre del 1992.

Un destino spezzato, quello di don Puglisi, che ha lasciato il segno in quanti lo hanno conosciuto. Un esempio di Santità posta al servizio di una piaga sociale che non risparmia i giovani, colpendoli e privandoli di prospettive sane cui avrebbero diritto sempre e ovunque. Umili origini per un uomo che ha scritto pagine coraggiose nella storia della Chiesa e della Sicilia.

Nato da un calzolaio e una sarta, ha inaugurato il centro Padre Nostro a Brancaccio, offrendo ai giovani e alle famiglie del quartiere un solido punto di riferimento. Un gesto concreto di profondo radicamento nel territorio e di accoglimento di bisogni e problemi. Era il 29 gennaio 1993, solo pochi mesi prima che fosse ucciso dalle forze tutt’altro che oscure che egli non temette mai di guardare a viso aperto. “Più che uccidermi non possono fare”, rispondeva a chi gli faceva notare il suo livello di esposizione contro gli uomini di onore, a chi lo invitava alla prudenza quando sfidava i mafiosi. Dunque non aveva paura della morte, dopo una vita da uomo libero e spesa per infondere speranza e coraggio a chi quella libertà avrebbe dovuto ancora conquistarla.

Tutti perdiamo il nostro corpo e ciò che ci distingue è come spendiamo la nostra vita. Dunque scegliere da che parte stare e starci. Don Puglisi lo fece fino in fondo.  

Toccanti furono, alcuni anni fa in occasione di un incontro con dei giovani a Reggio, le parole di Suor Carolina Iavazzo, responsabile del centro “Padre Puglisi Bosco” di Bovalino in provincia di Reggio Calabria e sua collaboratrice quando egli a Brancaccio combatteva Cosa Nostra attraverso l’esperienza di ascolto, l’educazione e l’accoglienza dei giovani. “Era un padre devoto ma deciso. Osservato dagli uomini d’onore della zona, non temette mai per la sua vita”, ricordava suor Carolina. Nelle sue parole, un ritratto sobrio ma esemplare di un padre che guardò senza veli il proprio tempo, abbracciando con dedizione la croce di essere una profeta di pace in una terra di sangue e violenza. “Invitava i giovani alla responsabilità, – ha proseguito suor Carolina – alla scelta della strada bianca della rettitudine e dell’onestà e alla rinuncia tenace e convinta a quella nera del crimine e del sopruso e a quella grigia dell’indifferenza e della viltà”. Insegnamenti per formare uomini e donne liberi.

La vicenda processuale legata al suo delitto culminò nel giugno del 1997 con l’arresto del latitante Salvatore Grigoli, che avrebbe poi confessato anche l’assassinio di Padre Puglisi riferendo che lo stesso padre Puglisi al momento di morire, ai sicari (Salvatore Grigoli e Gaspare Spatuzza) aveva detto, con il candore di un’anima limpida e coraggiosa, “me lo aspettavo”. Non avrebbe rinunciato, e non lo ha fatto, ai giovani cui stava dando una speranza per il timore di morire.

Quella speranza fu ritenuta talmente pericolosa a Brancaccio da spingere i capimafia della zona, Filippo e Giuseppe Graviano, arrestati nel gennaio 1994, a commissionare l’omicidio. Entrambi furono condannati all’ergastolo, sebbene uno dei fratelli, Giuseppe, fu assolto in primo grado e condannato in secondo nel 2001. Condannati all’ergastolo dalla Corte d’assise di Palermo anche Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, gli altri componenti del commando che attese padre Puglisi sotto casa, quella sera del 15 settembre 1993.

Le sue spoglie giacciono nella sua Palermo dove, nel cimitero di Sant’Orsola, le parole del Vangelo di Giovanni: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” proseguono instancabili l’autentica testimonianza cristiana e civile che è stata la sua vita al servizio dell’Umanità.

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