, l’intervento del Presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta, Salvatore Magarò, pronunciato in occasione dell’inaugurazione della Bottega della Legalità a Palazzo Campanella:
“Non credo di esagerare nel dire che oggi, a Palazzo Campanella nella casa dei calabresi, si celebra una giornata destinata sicuramente a segnare una linea di demarcazione tra il dire e il fare, tra la politica delle dichiarazioni e quella delle azioni.
L’inaugurazione della Bottega della Legalità non è solo il risultato di un felice, felicissimo incontro tra un’Istituzione – il Consiglio – e un’Associazione – Libera -, di cui peraltro abbiamo modo di apprezzarne quotidianamente non solo l’impegno e il lavoro, ma soprattutto la determinazione e la perseveranza nel proseguire la battaglia contro le mafie e il malaffare, anche quando la lotta si fa dura e perigliosa.
E’ anche, anzi soprattutto, da parte della massima Assise regionale, l’invito alla popolazione tutta a ribellarsi al predominio della ‘ndrangheta e unirsi, con gesti quotidiani e concreti, allo schieramento di forze buone e positive che pure in Calabria sono la maggioranza e che non si lasciano avvinghiare e travolgere dai tentacoli della ‘grande piovra’.
Palazzo Campanella con la Bottega, doverosamente dedicata ad una vittima innocente e ignara di un’assurda guerra: Domenico Gabriele – il piccolo Dodò -, si apre al territorio con una proposta – appello e insieme un impegno concreto.
La proposta – appello rivolto a tutti i calabresi è di stare vicini a Libera e alle associazioni e gruppi che contrastano la ‘ndrangheta, condividendo con un’attenzione quotidiana, un percorso che rappresenta anche, l’unico tracciato percorribile per uscire dal tunnel.
Ecco, dobbiamo aiutare Libera e le altre associazioni contro le mafie, ad aiutarci!
Non è uno slogan: è il metodo di azione, il grido di ribellione, il mutuo soccorso di una nuova ‘resistenza’ che deve combattere non più lo straniero invasore, ma il conterraneo, magari vicino di casa, parimenti oppressore, subdolamente ‘dittatore’.
L’impegno, quello del Consiglio regionale, della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta e di noi consiglieri e di contribuire a rischiarare quelle zone d’ombra, quell’area grigia in cui più facilmente si annidano, collusioni, compromissioni e corruzione. Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo con un’azione legislativa in grado di assicurare maggiore trasparenza e imparzialità al procedimento o capace di introdurre elementi di valutazione oggettivi e non condizionabili.
Lo facciamo promuovendo in vari modi e maniere, la cultura della legalità nelle molteplici valenze, prima fra tutti quella di essere deterrente preventivo all’attività delittuosa.
Lo facciamo oggi, aprendo, attraverso la Bottega della legalità, il Palazzo al territorio.
Vi invito a comprare i prodotti della Legalità. Sono i frutti nati dal lavoro sulle terre confiscate alla ‘ndrangheta. Colpire i mafiosi nei loro patrimoni, anzi sottraendogli i proventi dell’ attività illecita è tra le strategie di contrasto la più efficace, non solo perché indebolisce concretamente gli imperi della mafia, ma anche per il suo valore educativo sia in termini di legalità ed equità, sia in termini di percezione immediata e concreta, del valore dello Stato, capace di dare risposte forti e mirate alla richiesta di giustizia, oltre le carcerazioni.
Sostenere iniziative come questa, quindi, rappresenta una scelta di campo con una valenza tutt’altro che simbolica. Significa riappropriarci di un territorio sottratto alla collettività con l’inganno e la violenza, significa rimettere a frutto terreni per troppo tempo riarsi e sterili, significa far diventare pratica quotidiana il nostro ‘NO alle mafie’, significa dismettere i panni dell’indifferenza e dei luoghi comuni – quelli per intenderci, che ci portano spesso a pensare ‘io non posso farci niente’ – e vestire quelli dell’orgoglio di un’ appartenenza ad una regione e un popolo dalla storia antica e nobile, che proprio dai campi ha saputo trarre sostentamento per il corpo, saggezza per la mente e ristoro per l’anima.
Si tratta anche un po’ di ritornare alle radici di una tradizione di qualità , quella contadina agraria, che ha sostenuto per molto tempo l’ economia della nostra regione.
Insomma la Bottega di Libera è una proposta di lavoro insieme, che può dirigersi in molteplici direzioni. Sta a noi cogliere le opportunità di un’idea semplice ma rivoluzionaria. L’augurio è che la Bottega di Dodò possa diffondere il ‘raccolto della legalità’ che è la sconfitta della ‘ndrangheta e delle mafie, ma è anche un cibo sano e giusto”.




