
Con l’approssimarsi del voto del 24 e 25 febbraio prossimi per il rinnovo del Parlamento è utile ricordare
la composizione e l’assegnazione dei seggi in abito nazionale. Così come vale la pena ricordare che il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero; il numero dei senatori elettivi è invece di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero (è senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica).
Utilissimo in questo senso è capire, viste le ultimissime novità, come avviene l’assegnazione dei seggi alle circoscrizioni e alle regioni: Ai fini dell’elezione della Camera dei deputati, il territorio nazionale è suddiviso in 26 circoscrizioni, oltre alla Valle d’Aosta, che costituisce circoscrizione a sè ed elegge un solo deputato a maggioranza dei voti. Salvo i dodici assegnati alla circoscrizione Estero, il numero dei seggi spettante a ciascuna circoscrizione si ottiene dividendo la popolazione residente secondo i dati dell’ultimo censimento ufficiale per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
Il Senato della Repubblica è invece eletto su base regionale. Nessuna regione può avere un numero di senatori inferiore a sette (il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno). Salvo i sei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, i seggi sono ripartiti tra le regioni, in proporzione alla rispettiva popolazione quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
In soldoni tutto ciò si traduce in due scenari molto differenti tra di loro, riguardanti Camera e Senato.
La Calabria, alla luce del recente censimento che attesta la popolazione residente al di sotto dei 2 milioni, perde due deputati e passa dei 22 della scorsa legislatura ai 20 della prossima.
Andando a spanne, per capirsi, nel 2008 col Pdl quasi al 38% su scala nazionale, primo partito, toccarono 10 deputati su 22, il che significa che, con 20 posti disponibili, un partito che dovesse arrivare al 30% (difficile pensare a performances molto superiori, in questo momento gli ultimi sondaggi portano il Pd al 31%) porterebbe a casa tra sei e sette deputati (Bindi, D’Attorre, Bruno Bossio, Stumpo, Battaglia, Magorno, Censore), il Pdl (al momento al 18%) non oltre quattro (secondo le indiscrezioni filtrate sulle liste, quindi Santelli, Rosanna Scopelliti, Bianchi e Galati). Il quinto (Foti) rischia seriamente di restare fuori.
Diversa la situazione al Senato, dove la ripartizione dei seggi avviene su base regionale. In buona sostanza la coalizione che prende, in Calabria, anche solo un voto più degli altri si accaparra sei senatori su dieci complessivi che toccano alla regione.
Ciò comporta che chi aspira a vincere punta, quindi, ai sei seggi (il che significherebbe per il Pd Minniti, Lo Moro, Villella, Fanelli, Argento, De Nisi, mentre per il Pdl toccherebbe a Berlusconi, Gentile, D’Ascola, Aiello, Caridi, Scilipoti). Considerando lo slittamento dovuto al capolista ciò comporta che, in caso di vittoria regionale del Pdl, entrerebbe in Senato, insieme agli assessori regionali Aiello e Caridi, anche il settimo della lista e cioè l’ex Sindaco di Reggio, Arena.




