di Marco Letizia – Dopo le recenti confessioni di Bisognano, Sonia Alfano torna alla carica in occasione della commemorazione di Attilio Manca a Barcellona. Una forza data dalla convinzione che il sistema politico-mafioso di Barcellona presto crollerà, grazie alle dichiarazioni di Bisognano e grazie all’intensa azione di contrasto messa in atto in questi anni dalle vittime della mafia e da chi ogni giorno rifiuta la riproduzione culturale dei modelli mafiosi. Per l’occasione,come fatto l’8 gennaio, le abbiamo rivolto alcune domande a riguardo.
On Alfano, l’8 gennaio la commemorazione di suo padre, oggi quella di Attilio Manca: una battaglia per la memoria, una continua lotta alla ricerca della verità nel buio delle istituzioni, che secondo voi hanno messo in atto un’opera di insabbiamento delle indagini di mafia: come si riuscira a rompere questo tappo che opprime il territorio barcellonese e dei dintorni?
Io penso che la fine di questo sisitema sia molto più vicina di quanto si possa immaginare e questa consapevolezza ce l’abbiamo sia noi che siamo da questa parte della barricata che i nostri più diretti nemici, cioè lo stesso nucleo associativo che opprime barcellona e dintorni. Abbiamo questa certezza per semplici e chiari motivi: da qualche settimana collabora con la giustizia Carmelo Bisognano, un boss della mafia di altissimo livello. E’ uno squarcio che si apre perchè non è assolutamente paragonabile alla precedente collaborazione dell’imprenditore Maurizio Marchetta che è solamente un gioco di facciata che serviva a buttare fumo negli occhi alla gente e a far quadrare i conti a determinati personaggi. Adesso la testimonianza di Bisognano mette a rischio tutto questo sistema che era un collante tra l’area militare di Cosa Nostra Barcellonese e Messinese, i servizi segreti deviati e la Borghesia.
Si sente dire in giro, anche da gente comune, che questo vostro impegno contro la mafia vi siete arricchiti, vi siete sistemati tutti che siete l’antimafia delle commemorazioni, che utilizzate i nomi dei vostri parenti per avere successo e avanzare in carriera o in politica: cosa si sente di dire riguardo a queste voci?
Intanto è una forma di ignoranza, è come guardare il dito di chi indica la luna. Vorrei dire che quando si perde una persona cara non ci si arricchisce e spero che chi parla non abbia mai perso nessuno così violentemente. Chi dice una cosa del genere evidentemente sconosce il valore della vita umana. Non sempre poi si arriva dopo anni e anni di dibattimenti processuali ad un risarcimento che spesso riesce solo a coprire le spese legali che i familiari devono affrontare per sostenere la causa. Lo Stato poi le spese legali le paga solo alla fine del processo a verità accertata, cioè dopo moltissimi anni. Qual’ora fosse, io credo che all’interno delle istituzioni meglio che a fare politica siano i familiari vittime di mafia che i mafiosi o piuttosto che le escort. Infine che la gente possa sentirsi più sicura se rappresentata da gente che ha pagato in prima persona il prezzo della mafia, piuttosto che da quelli che sulla pelle dei cittadini si sono arricchiti.
Perchè però sul territorio solo voi e altre poche associazioni e/o singoli giornalisti o politici andate cosi a fondo su questi temi e lottate senza nascondervi contro questo potere criminale? Eppure esistono innumerevoli associazioni anti-racket, associazioni culturali che potrebbero affrontare il tema o farlo meglio di quanto fanno adesso. Perchè non succede?
Le associazioni anti-racket in questa zona, talvolta hanno fatto degli errori di valutazione, talvolta hanno fatto scelte e seguito personaggi almeno discutibili. Sul territorio ci sono movimenti, organizzazioni, associazioni che stanno facendo un lavoro costante. C’è da dire questo però: mentre le associazioni meritoriamente fanno questo lavoro culturale, i familiari delle vittime hanno sete di giustizia e fanno denuncie molto più forti, denunce con nome e cognome. Le associazioni non dico che hanno paura, però, hanno qualche difficoltà a sostenere con forza questo tipo di azioni anche perchè potrebbero essere soggette di forti ricatti specie se lasciate sole.
Quindi guardandoci un pò intorno e visto questo ingarbugliamento istituzionale per il quale certi poteri non vengono minimamente toccati, accanto al lavoro di chi come voi lotta da anni dovrebbe affiancarsi una rivolta popolare, culturale, politica, istituzionale che travolga nel momento giusto questo sistema: però come dire ad un giovane senza lavoro, ad una famiglia bisognosa che non deve accettare le proposte di chi promette futuro e restituisce miseria, che non deve praticare il voto di scambio, che è necessario non fidarsi più di chi ci ha condotti nel baratro?
Io credo che non bisogna convincere nessuno perchè questa è solo una questione di dignità: nel momento in cui si cede al voto di scambio non si fa altro che privarsi della propria dignità. E’ una mortificazione personale. io lo dico sempre a tutti i ragazzi: guardate che vi hanno mangiato il futuro e dovete riprendervelo. In questo paese nessuno regala niente a nessuno. Si tratta di attivare una lotta continua alla ricerca della verità, una battaglia contro la precarietà e per la tutela della propria dignità. Non è cedendo al ricatto mafioso che si cambia la propria vita: una volta accettato il vantaggio che la mafia offre hic et nunc si cancella la propria dignità e si diventa debitori a vita i un sistema che stritola vite, privandosi la possibilità di considerarsi persone libere.
On Alfano, l’8 gennaio la commemorazione di suo padre, oggi quella di Attilio Manca: una battaglia per la memoria, una continua lotta alla ricerca della verità nel buio delle istituzioni, che secondo voi hanno messo in atto un’opera di insabbiamento delle indagini di mafia: come si riuscira a rompere questo tappo che opprime il territorio barcellonese e dei dintorni?
Io penso che la fine di questo sisitema sia molto più vicina di quanto si possa immaginare e questa consapevolezza ce l’abbiamo sia noi che siamo da questa parte della barricata che i nostri più diretti nemici, cioè lo stesso nucleo associativo che opprime barcellona e dintorni. Abbiamo questa certezza per semplici e chiari motivi: da qualche settimana collabora con la giustizia Carmelo Bisognano, un boss della mafia di altissimo livello. E’ uno squarcio che si apre perchè non è assolutamente paragonabile alla precedente collaborazione dell’imprenditore Maurizio Marchetta che è solamente un gioco di facciata che serviva a buttare fumo negli occhi alla gente e a far quadrare i conti a determinati personaggi. Adesso la testimonianza di Bisognano mette a rischio tutto questo sistema che era un collante tra l’area militare di Cosa Nostra Barcellonese e Messinese, i servizi segreti deviati e la Borghesia.
Si sente dire in giro, anche da gente comune, che questo vostro impegno contro la mafia vi siete arricchiti, vi siete sistemati tutti che siete l’antimafia delle commemorazioni, che utilizzate i nomi dei vostri parenti per avere successo e avanzare in carriera o in politica: cosa si sente di dire riguardo a queste voci?
Intanto è una forma di ignoranza, è come guardare il dito di chi indica la luna. Vorrei dire che quando si perde una persona cara non ci si arricchisce e spero che chi parla non abbia mai perso nessuno così violentemente. Chi dice una cosa del genere evidentemente sconosce il valore della vita umana. Non sempre poi si arriva dopo anni e anni di dibattimenti processuali ad un risarcimento che spesso riesce solo a coprire le spese legali che i familiari devono affrontare per sostenere la causa. Lo Stato poi le spese legali le paga solo alla fine del processo a verità accertata, cioè dopo moltissimi anni. Qual’ora fosse, io credo che all’interno delle istituzioni meglio che a fare politica siano i familiari vittime di mafia che i mafiosi o piuttosto che le escort. Infine che la gente possa sentirsi più sicura se rappresentata da gente che ha pagato in prima persona il prezzo della mafia, piuttosto che da quelli che sulla pelle dei cittadini si sono arricchiti.
Perchè però sul territorio solo voi e altre poche associazioni e/o singoli giornalisti o politici andate cosi a fondo su questi temi e lottate senza nascondervi contro questo potere criminale? Eppure esistono innumerevoli associazioni anti-racket, associazioni culturali che potrebbero affrontare il tema o farlo meglio di quanto fanno adesso. Perchè non succede?
Le associazioni anti-racket in questa zona, talvolta hanno fatto degli errori di valutazione, talvolta hanno fatto scelte e seguito personaggi almeno discutibili. Sul territorio ci sono movimenti, organizzazioni, associazioni che stanno facendo un lavoro costante. C’è da dire questo però: mentre le associazioni meritoriamente fanno questo lavoro culturale, i familiari delle vittime hanno sete di giustizia e fanno denuncie molto più forti, denunce con nome e cognome. Le associazioni non dico che hanno paura, però, hanno qualche difficoltà a sostenere con forza questo tipo di azioni anche perchè potrebbero essere soggette di forti ricatti specie se lasciate sole.
Quindi guardandoci un pò intorno e visto questo ingarbugliamento istituzionale per il quale certi poteri non vengono minimamente toccati, accanto al lavoro di chi come voi lotta da anni dovrebbe affiancarsi una rivolta popolare, culturale, politica, istituzionale che travolga nel momento giusto questo sistema: però come dire ad un giovane senza lavoro, ad una famiglia bisognosa che non deve accettare le proposte di chi promette futuro e restituisce miseria, che non deve praticare il voto di scambio, che è necessario non fidarsi più di chi ci ha condotti nel baratro?
Io credo che non bisogna convincere nessuno perchè questa è solo una questione di dignità: nel momento in cui si cede al voto di scambio non si fa altro che privarsi della propria dignità. E’ una mortificazione personale. io lo dico sempre a tutti i ragazzi: guardate che vi hanno mangiato il futuro e dovete riprendervelo. In questo paese nessuno regala niente a nessuno. Si tratta di attivare una lotta continua alla ricerca della verità, una battaglia contro la precarietà e per la tutela della propria dignità. Non è cedendo al ricatto mafioso che si cambia la propria vita: una volta accettato il vantaggio che la mafia offre hic et nunc si cancella la propria dignità e si diventa debitori a vita i un sistema che stritola vite, privandosi la possibilità di considerarsi persone libere.




