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Intervista a Luca Poldelmengo autore del noir “L’uomo nero”

18 Gennaio 2013
in strillibri
Tempo di lettura: 5 minuti
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luomo-nero
di Cristina Marra
– “L’odore pungente del fieno” incontra “la voce dei Negramaro”, l’occhio lunare spalancato osserva la piccola zingara Alida che “procede randagia tra i fili d’erba dell’agro”,

un’auto “sfreccia sull’asfalto gibboso” e si scontra con uno scooter, mentre le cornacchie si alzano in volo, il corpo senza vita di una donna rimane sulla strada:l’uomo nero è in azione! Secondo romanzo noir di Luca Poldelmengo, “L’uomo nero” (Piemme, pp.237, euro 15,00) è la storia di destini che si incontrano, si intrecciano e si separano, di personaggi al bivio che compiono scelte sofferte o crudeli. Su tutto il plot aleggia l’ombra dell’uomo nero che agisce o istiga all’azione in nome della vendetta e del male. La scrittura dell’autore tradisce la sua esperienza di sceneggiatore e il risultato è una narrazione asciutta, diretta, precisa nella scelta della parola più evocativa o dell’aggettivo più incisivo. Il lettore non ha tregua, è “costretto” ad andare avanti nella lettura che riserva colpi di scena, pugni nello stomaco e momenti d’amore. Dalla quiete apparente che si cela dietro i riti ed i ritmi della quotidianità familiare o lavorativa, si passa alla tempesta che travolge e coinvolge tutti i personaggi. Una scrittura-calamita, quella di Poldelmengo che attrae il lettore, lo investe con la sua cruda cronaca dei fatti violenti, lo proietta nelle menti criminali o sofferenti dei protagonisti e lo affascina con le descrizioni dei luoghi della Roma più profumata o maleodorante. Gabriele, Filippo, Marco e le loro scelte professionali o sentimentali diventano simbolo di una caduta a cui fa seguito una rinascita. La strada che sa di fieno e del vento caldo di scirocco che apre il romanzo evocherà il percorso, l’itinerario di morte, dolore, scoperta e amore che percorreranno i protagonisti. L’uomo nero diventa un nemico da scovare, il buio da trasformare in luce, l’osservazione della realtà cattiva e violenta vista da un solo occhio, quello di Alida che come un riflettore punta diritto sulla scena.

 

 

Da “Odia il prossimo tuo” a “L’uomo nero”, com’è nata la trama del tuo secondo romanzo?

La necessità di raccontare questa e non un’altra storia è nata dal profondo senso d’ingiustizia che mi ha ingenerato una vicenda giudiziaria, quella che ha riguardato l’omicidio di Alessio e Flaminia, due fidanzatini falciati da un’auto mentre erano  a  bordo del loro motorino. In primo grado il pirata della strada(che non avrebbe potuto trovarsi alla guida dell’auto in quanto già raggiunto da un provvedimento restrittivo che gli aveva sospeso l’uso della  patente di guida) era stato condannato, primo caso in Italia, a omicidio di primo grado, se pure con dolo eventuale(10 anni). Il processo di secondo grado prima e la cassazione poi avrebbero derubricato quel reato a semplice omicidio colposo, dimezzandone la pena. La mia, che, ci tengo a precisarlo, è una storia di pura fantasia, nasce come iperbole rispetto a quegli accadimenti: se nel nostro paese chi compie  certi atti in determinate circostanze rischia solo 5 anni(scarsi) di galera, allora potrebbe accadere persino questo… Persino questo è L’uomo nero.

 

Tre protagonisti i cui destini si intrecciano al punto da spingerli a scelte radicali e sofferte, eppure i personaggi femminili sembrano più forti e determinati.

Questa è una cosa che mi hanno fatto notare parecchi lettori, trovandomi d’accordo. È un dato di fatto che l’unico personaggio positivo della storia sia una donna, e che le donne del mio libro(femmine e mamme)  sono forti; personaggi che prendono decisioni difficili, sofferte, talvolta eticamente discutibili, ma che di certo non si lasciano vivere.

“Una brezza di scirocco pervade d’aria calda…..” e ancora “lampi squarciavano il cielo di una notte senza luna”. Quanto è importante per te l’ambientazione e quanto l’influenza del tempo atmosferico sul ritmo della narrazione?

Acuta osservazione… Ritengo quello atmosferico un fattore determinante, non solo perché può fare da sfondo ideale per un’azione, ma perché sono convinto che certi eventi meteorologici possano essi stessi modificare, o comunque apportare il loro contributo, all’agire dei personaggi. Se quel giorno invece di 40 gradi e un aria ferma, ci fosse stata una temperatura più sopportabile, magari mitigata da una leggera  brezza di ponentino,  forse le cose sarebbero andate diversamente.

 

 

Tanta violenza e odio ma anche tanto amore. La battaglia sarà dura. Raccontare il male è il tuo modo per esorcizzarlo?

Sì, e prediligo raccontare ciò che nelle vita di tutti i giorni mi spaventa di più,  nel caso de L’uomo nero la banalità del male. Ma sarei un ipocrita se non ammettessi che quello stesso male che mi spaventa da un lato,  per altri versi mi affascina. Per spiegare il mio rapporto con il male faccio sempre l’esempio del bambino che si compre gli occhi mentre vede una scena che lo spaventa al cinema, è impaurito, ma non può fare a meno di sbirciare tra le dita…

 

Il personaggio chiave, silenzioso e tragico di Alida comparirà in altre storie?

È l’unico personaggio che si ripete in entrambi i miei romanzi, un paria con la pistola, per certo versi il mio sguardo sulla storia. Non in quello che ho appena finito, ma nel successivo sto meditando se farla ritornare a scrutare il mondo attraverso il suo unico occhio cattivo.

 

Sei stato finalista allo Scerbanenco 2012, che emozioni ti ha lasciato e che stimoli?

Courmayeur è stata un’esperienza indimenticabile, soprattutto per la quantità e la qualità di persone che mi ha dato modo di conoscere. Quello della letteratura nera italiana è veramente un movimento variegato e coeso al tempo stesso. Volendo rimanere sul doppio binario letteratura/cinema mi sembra che il nero italiano oggi, con le sua polifonia e la sua peculiare forma espressiva,  stia facendo quello che ha fatto la commedia all’italiana qualche decennio addietro: raccontare questo paese.

 

Sceneggiatore e scrittore ma cosa legge Luca Poldelmengo?

Meno di quanto vorrei, molto genere, per la maggior parte italiano, alternato a libri mainstream; cerco anche di recuperare qualche classico che ho tralasciato. Ora per esempio sto leggendo “Resistere non serve a niente” di Walter Siti. Poi sono pronti nell’ordine: Vipera di De Giovanni e l’ultimo Nesbo.

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