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Amaranto si nasce: riflessioni del tifoso al termine del girone d’andata

10 Gennaio 2011
in Lettere a Strill
Tempo di lettura: 4 minuti
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Nella prima fase e oltre  del girone d’andata ,eravamo felici e contenti per come andava  la nostra Reggina. Partita dopo partita, gli applausi si sprecavano per questa squadra e , quasi in noi tutti,a livello di subconscio e di conscio, navigava a vele spiegate la certezza che ci saremmo rifatti delle amarezze dell’anno scorso,e la serie A, era  dietro l’angolo. Eravamo contenti  non solo per avere la squadra più giovane di tutta la serie B , ma anche del gioco. Velocità, verticalizzazioni, goal, punti in classifica , vittorie anche esterne , erano  le variabili principali che avevano concorso a portare la Reggina al secondo posto in classifica, dopo la vittoria alla 14 partita in casa  del Cittadella. In una puntata di “ Caffè amaranto “ la trasmissione in onda dalle frequenze di Telereggio il lunedi alle 21 ,con la quale collaboriamo, dicemmo che speravamo che la condizione atletica tenesse per tutta la durata del campionato. Poi, come d’incanto, il giocattolo si è ingrippato in termini di gioco e di punti. Dalla 2 posizione in classifica alla 14  partita, via ,via, siamo  passati alla  terza  alla 15 (con il Torino ), alla quarta  alla 16 ( Con il Novara ), alla  quinta alla 17 ( Con l’Albinoleffe ) alla 6  alla 18 ( Con il Varese ) , abbiamo mantenuto la 6  alla 19 con il Grosseto, per scivolare alla 7 dopo la sconfitta ad Ascoli e  rimanere in settima dopo il pareggio con il Sassuolo. Il tutto significa che siamo passati  in 7 partite dalla sicura promozione in serie A all’uscita dalla griglia dei play off. Quali le  possibili cause di questo calo ? Ne indichiamo   alcune, senza escluderne altre di pari  importanza . Come primo motivo  pensiamo al complessivo calo fisico  della squadra. Come sopraddetto avevamo messo in conto in tempi non sospetti, questa ipotesi  e non ci rallegra essere stati  discreti profeti. Al secondo posto  indichiamo  il venir meno delle motivazioni che avevano rappresentato il punto di forza della squadra e per le quali è possibile parlare di “Sindrome da appagamento “, ovvero , a pari della spinta di Archimede, è venuta meno quella forza che  spingeva verso l’alto l’impegno, la forza del gruppo, il gioco di squadra. Come terzo motivo pensiamo che  la squadra, gli schemi, le potenzialità dei singoli ,ormai  non sono più una sorpresa e tutti  riescono a prenderci le misure. Ma noi perché , pur studiando gli avversari o chiudendo le porte del S.Agata, non riusciamo ad essere innovativi, vincere partite come quelle di sabato contro il Sassuolo, ridotto anche se sul finire in 9 e che per diversi segmenti della partita, specie quando ha alzato il baricentro, è sembrato più in palla  noi  ?  Perché Adejo sabato era tribuna ? Laverone, è in grado di fare le due fasi , difesa e attacco ? Come mai a Bonazzoli  sabato non sono arrivati lanci da potere sfruttare di testa ? E’ presumibile che  un ritorno in forma di Bonazzoli, ci  possa  mettere al riparo da ulteriori infortuni, squalifiche,cali di forma , ecc fino a Maggio ? Perche si avverte  un certo stacco tra i centrocampisti e gli attaccanti ? Perché non si rivede  il Missiroli  della prima fase del campionato?  Chi governa il gioco a centrocampo, ha le geometrie in testa per farlo ?  Perché si è ritornato con i  fraseggi senza sbocco, manovra lenta e poco scorrevole, passaggi in orizzontale, calo di concentrazione  con conseguenti  passaggi sbagliati ?  Perché poco successo con le palle inattive?  A questi interrogativi, alcune risposte spettano al tecnico, altre alla Società. A quest’ultima  non auguriamo che per rafforzare la squadra  aspetti le ore 19 del 31 gennaio.Una squadra giovane può risentirne  abbastanza di momenti difficili come l’attuale e prima arrivano forze fresche, principalmente mentalmente, prima c’è la possibilità di riprendere il pallino del gioco. Ulteriori cali di tensione potrebbero produrre effetti dannosi per il proseguo del campionato e per la stessa società. Sappiamo che ciò dipende  dall’evolversi del mercato, dove si spera  anche di  sgravare il bilancio di qualche  onere che finora non ha prodotto gli effetti sperati. In commercio, quando un articolo non va, il commerciante cerca di liberarsene il prima possibile, anche a costo di rimetterci qualche cosa, nella prospettiva di monetizzare  l’immobilità e  con qualche aggiunta, tentare di acquistare un prodotto  che dia maggiore affidamento. Non siamo noi che possiamo dare lezioni di commercio al Presidente, che in più occasioni ha dimostrato di saperci fare, compresa l’ultima campagna estiva, quando  è riuscito a  piazzare  i soprannumerari  e  ridare  ossigeno alle casse sociali… Ancora nulla è perduto. Essere a ridosso della  zona play off, non significa  essere tagliati fuori dai giochi. Cercare qualche elemento di qualità per l’attacco ,che garantisca 8-9 goal, indipendentemente dal nome, ci sembra il primo passo da compiere a cui deve fare seguito la presenza di  un cervello a centrocampo, capace di organizzare il gioco ,avere fantasia  e creatività per lanciare  gli attaccanti. L’Adiyiah di oggi, non ci dispiacerebbe se  dovesse rimanere nell’organico di questa Reggina, visto che la velocità e lo scatto  sono i suoi punti di forza…specie se dovessero essere ceduti i due attaccanti in predicato di accasarsi altrove ( Sy  e Zizzari ). Sebastiano Siviglia, Seby per gli amici, compreso il grande tifoso Peppe Minniti di Palizzi, lo vediamo anche bene in squadra, se contabilmente riesce a trovare un punto d’incontro con la società. La sua esperienza  e  l’amore per la sua terra, tornerebbero certamente utili  a questa Reggina e  a questa giovane difesa , che pur vantando elementi di qualità , di reti ne ha subite diverse, anche probabilmente per il modulo a 3 . Seby , potrebbe rappresentare un valore aggiunto per almeno mezz’ora di gioco ,nell’attesa di riprendere la preparazione .Un vecchio saggio afferma “ L’entusiasmo dei giovani e l’esperienza dei vecchi “,…specie se qualche notabile  di oggi dovesse decidere di fare altre scelte.

 

                                          Prof. Franco Cleopadre

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