
di Claudio Cordova – Giocava a calcio con il ruolo di portiere. Chi lo conosceva lo indica come “un ragazzo tranquillo”, lontano da certi ambienti e certe logiche. Insomma, allo stato attuale, di mafioso c’è
solo il modo con cui, intorno alle 19.30 di ieri, è stato freddato Giuseppe Sorgonà, classe 1986: un agguato messo in atto da due uomini a bordo di un ciclomotore in una strada assai trafficata e centrale come via De Nava. Due colpi di pistola calibro 9: uno ha centrato il giovane all’altezza del gomito, l’altro, il secondo e fatale, al volto. Una precisione chirurgica che può indurre a ricondurre il delitto a una mano molto ferma e, forse, esperta.
Ma, come detto, Sorgonà viene indicato come un giovane normale, come tanti altri: faceva il parrucchiere, lavorando in nero, all’interno del salone “Distinguo”, ubicato in via Mattia Preti, a poche decine di metri dal luogo dell’agguato, avvenuto all’angolo di via De Nava dove insiste la sede dell’ACI. Incensurato, originario di Mosorrofa, zona collinare alle spalle del centro di Reggio Calabria, Sorgonà non sarebbe ritenuto vicino ad ambienti malavitosi, né per parentela, né per frequentazioni.
Non è facile, insomma, per gli agenti della Squadra Mobile, che coordinano le indagini, venire a capo del caso. Da un lato le dinamiche dell’accaduto, che sembrano appartenere al classico clichè d’uso alla ‘ndrangheta: Sorgonà viene inchiodato al sedile della propria Fiat 500 di colore nero, in un orario centrale e in una strada nevralgica, mentre a bordo c’è il figlio di circa due anni, rimasto illeso. Il giovane, alla guida della vettura, sarebbe stato affiancato dai killer e, una volta colpito, avrebbe sbandato terminando la propria corsa nella corsia riservata agli autobus di linea, che viaggiano sulla via De Nava. Dall’altro, però, gli accertamenti fatti sul suo conto, che lo indicherebbero come una persona estranea a ogni logica criminale, nemmeno imparentato, anche per il tramite della moglie, a persone vicine alle cosche. Tuttavia, l’indagine, coordinata al momento della Procura ordinaria e non dalla Dda, non ha potuto ancora escludere con sufficiente certezza che dietro l’agguato possa esserci la mano della criminalità organizzata.
Oggi verrà effettuata l’autopsia sul corpo di Sorgonà, mentre gli inquirenti scavano nella vita privata del giovane, cercando di individuare il movente, al momento oscuro, del delitto. Movente che potrebbe anche spiegare perché i killer hanno scelto, precipuamente, un modo così barbaro ed eclatante per realizzare l’omicidio.




